Siamo agli inizi del XX secolo, in Tennessee. Jay, padre di famiglia, muore prematuramente in un incidente d’auto. Noi assistiamo al dramma di una famiglia soprattutto secondo gli occhi di Rufus, il figlio di sei anni di Jay.

Sentiva che suo padre, pur amando la loro casa e amando tutti loro, era più solo di quanto potesse appagarlo la soddisfazione dell’affetto familiare: che questo, anzi, aumentava la sua solitudine e gli rendeva difficile non sentirsi solo.

Vincitore del Premio Pulitzer postumo nel 1958, Una morte in famiglia di James Agee è un romanzo autobiografico, almeno per quella che è la tragedia che fa da fulcro all’intera narrazione. L’autore ha infatti riscritto quello che è stato il momento più tragico della sua infanzia.

Aveva sempre bisogno di sentirsi vicino. Aveva sempre bisogno del loro sostegno, della loro compagnia, della loro presenza. Aveva sempre vissuto, quasi di giorno in giorno, nella speranza che stando vicino, essendo sempre a portata di mano se ne avevano bisogno, dimostrando sempre il suo affetto, avrebbe avuto, alla fine, la certezza di essersi conquistato la loro approvazione e il loro rispetto.

È un romanzo molto religioso – non può mancare il dubbio cristiano: se Dio è misericordioso, perché permette queste tragedie? – caratteristica che non mi aspettavo e che a volte ho trovato pesante.

«Dio, benedici e assisti tutti noi» disse lei. «Dio, aiutaci a conoscere la tua volontà. Dio, aiutaci a riporre in te la nostra fiducia, sia che riusciamo o no a comprendere.

«Dio, aiuta questi piccoli bambini a ricordare il loro padre in tutta la sua bontà e forza e amorevolezza e tenerezza, e in tutto il suo grande amore per loro. Dio, aiutali sempre a diventare tutto quel che in lui era bello e buono e coraggioso, tutto quel che avrebbe voluto divenissero, se tu nella tua grande saggezza avessi voluto conservarcelo. Dio, rendici capaci di sentire, di sapere che ci può ancora veder crescere, che può vedere la nostra vita, che è ancora con noi; che non è privato dei suoi bambini e di tutto quello che per loro ha sperato e amato; né loro di lui. Né loro di lui. […]»

La narrazione si sposta tra presente e passato con numerosi flashback che per la maggior parte del tempo mi hanno messo una certa confusione addosso; confusione esacerbata anche dalla presenza di numerosi personaggi i cui nomi si susseguono senza avere una caratterizzazione precisa.

[…] voleva soltanto che fossero gentili con lui e che gli volessero bene. E così, era sempre pronto a fare tutto quello che sembrava necessario per piacere […]

È stato sicuramente toccante in un paio di punti, ma visto l’argomento pensavo di soffrire di più, di piangere o perlomeno di commuovermi. E nel constatare quello che non ho provato mi sento pure un po’ in colpa perché essendo autobiografico l’autore sa bene cosa si prova, sa qual è il dolore che ti travolge quando una persona che si ama muore, ma allora perché non sono stata pervasa da queste emozioni?

Devi metterti in mente che nessuno al mondo è privilegiato; la mannaia può cadere in ogni momento e su qualsiasi collo senza alcun preavviso o alcun riguardo per la giustizia. Devi distogliere dalla tua mente la tentazione di commiserarti per la tua cattiva sorte ed evitare ogni piagnisteo. Devi ricordarti che casi altrettanto crudeli e ancor più crudeli sono accaduti prima che a te, a milioni di altre persone, e che queste persone li hanno attraversati, e che anche tu resisterai. Sopporterai perché non vi è altra scelta – a meno di non andare a pezzi.

Quando Jay muore ci si concentra – giustamente – sulla moglie, sui figli, sulla famiglia di lei che cerca di starle accanto, sostenerla e aiutarla in ogni modo, mentre la famiglia di lui manca completamente.

In particolar modo mi sarebbe piaciuto leggere almeno un capitolo sul fratello di Jay, a cui – senza scendere troppo nei dettagli – si è portati a addossare la colpa della sua morte. Come si sarà sentito? Colpevole o innocente? Avrà bevuto ancora di più o la morte diventerà un motivo per smettere di bere (o almeno provarci)? Oltre al dolore, ha avuto qualche altra reazione? Sono tutte domande a cui non riuscirò mai a dare una risposta.

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