I miserabili, pubblicato nel 1862, è ambientato in un arco temporale che va dal 1815 (Francia della Restaurazione post-napoleonica) al 1832 (rivolta antimonarchica).

L’opera narra le vicende di numerosi personaggi (la maggior parte dei quali miserabili) e in particolare si concentra su Jean Valjean: ex galeotto incarcerato per aver rubato un pezzo di pane e che cerca la redenzione per il resto della vita.

Scarcerazione non è liberazione. Si esce dalla galera, ma non dalla condanna.

Miserabili sono coloro che appartengono agli strati più bassi della società: non solo ex galeotti, ma anche semplicemente persone cadute in miseria e povertà, prostitute, bambini un po’ monelli un po’ teppisti, studenti che non hanno un soldo e via così.

Non vide nulla. Le persone oppresse non si guardano dietro. Sanno fin troppo bene che la mala sorte li segue.

Miserabile in realtà sono stata anch’io durante la lettura di questo grande romanzo storico sia per le numerose e infinite digressioni di Victor Hugo che ho dovuto subire, sia per il finale che non accetto e che pure ho dovuto subire dopo 1353 pagine. Ma torniamo al libro.

Un esercito è uno strano capolavoro di combinazioni in cui la forza risulta da un’enorme somma di impotenza. Così si spiega la guerra fatta dall’umanità contro l’umanità malgrado l’umanità.

Il vero miserabile in realtà – detto con tono più dispregiativo possibile – è uno e uno solo. È l’unica persona che cade in basso – anzi, è già in basso fin dall’inizio, senza nessun bisogno di cadere – e che non si rialza mai. È l’unica persona che commette una vita di peccati e mai una redenzione.

I miserabili di Hugo sono – quelli che interessano a noi almeno – innocenti (a parte uno) costretti dalla società a compiere determinate scelte, sono perseguitati, mai veramente colpevoli e meritevoli di essere miserabili. La legge, che dovrebbe rappresentarli e difenderli, è rappresentata da Javert, che sì, fa il suo lavoro, ma è un uomo talmente ligio al dovere che mette da parte il cuore e la ragione e questo non gli permette di andare oltre. Ed ecco che la legge diventa un ulteriore nemico per questi miserabili. (Scusate la ripetizione della parola miserabili, ma anche Hugo fa così e no, non mi sto paragonando a Hugo – faccio casini anche quando scrivo la lista della spesa, figuriamoci – ma se può fare lui le ripetizioni, posso farle anch’io).

Le cose possono cambiare – ed effettivamente cambiano – solo quando chi rappresenta la legge diventa a sua volta miserabile.

[…] che cosa ha fatto? Il suo dovere. No. Qualcosa di più. E io […] che cosa ho fatto? Il mio dovere. No. Qualcosa di più. C’è dunque qualcosa di più del dovere?

Prima accennavo alle innumerevoli digressioni di Hugo. L’autore infatti ha arricchito il romanzo con diverse descrizioni e opinioni su fatti storici (come per esempio la battaglia di Waterloo) e sociali (come per esempio la visione sul clero e sui monasteri). Un po’ come Dickens che si serve dei suoi romanzi per criticare la società e sottolinearne i problemi.

Questo sicuramente permette di collocare i personaggi all’interno di un contesto ben specifico, ma allo stesso tempo permette ai lettori di alzare gli occhi al cielo e sperare che l’editore si sia dimenticato di stampare le successive pagine di descrizioni esasperanti e noiose (tipo quelle numerosissime pagine sulle fogne, che sì, sono state perfettamente stampate, ahimè).

Io amo le digressioni, amo le descrizioni, amo tutto ciò, davvero, ma anch’io ho un limite e Victor Hugo l’ha abbondantemente superato. E mi dispiace. Mi dispiace perché I miserabili sarebbe stato (per me, chiaro, è solo un’opinione soggettiva, non trucidatemi) un romanzo che mi avrebbe conquistato se non ci fossero state tutte queste pagine ridondanti di informazioni non così importanti. Le fogne, sul serio?

E vi dirò di più: mi sono affezionata solo a Jean Valjean. Com’è possibile? Hugo è bravissimo a delineare i personaggi, a descriverli a tutto tondo eppure ora della fine potevano morire tutti (a parte Jean Valjean s’intende). Per non parlare di Cosette che ha fatto un’involuzione assurda. Perché poi? Perché si è innamorata! Ti sei innamorata e quindi ti dimentichi di chi ti ha salvato la vita e ti ha dato tutto? No vabbè, meglio se penso alle fogne che almeno mi rimetto tranquilla.

Quando sopra di noi pesa tanto orrore, non abbiamo il diritto di condividerlo con gli altri a loro insaputa, non abbiamo il diritto di comunicare a essi la nostra peste, non abbiamo il diritto di farli scivolare nel nostro precipizio senza che se ne accorgano, non abbiamo il diritto di ingombrare subdolamente la felicità altrui con la nostra miseria. Avvicinarsi a coloro che sono sani e toccarli nel buio con la nostra invisibile ulcera, è orribile.

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