Marjorie Kinnan Rawlings raggiunse il successo con il romanzo Il cucciolo, vincendo il Premio Pulitzer nel 1938.

La trama di questo romanzo è molto semplice: ci troviamo in Florida, a fine Ottocento. Il protagonista, Jody, recupera un cucciolo di capriolo nel bosco – orfano (sì, leggendo scopriremo che è senza la madre e perché) – e decide di farne il proprio animale domestico aiutandolo a sopravvivere prima, a crescere sano e robusto poi, amandolo più che mai. I due stringono un rapporto quasi simbiotico nonostante il capriolo non si faccia addomesticare del tutto, la sua indole selvatica infatti ha spesso e volentieri il sopravvento; ma rimane un rapporto più complicato rispetto a quello che si potrebbe instaurare con un cane.

Ritorna ancora una volta la tematica della terra. Da quando ho cominciato a leggere i libri vincitori del Pulitzer in ordine cronologico ho riscontrato questo fil rouge che unisce tutti questi romanzi. La terra che si ama, di cui ci si prende cura, da cui si dipende, la natura – colei che comanda davvero, le difficoltà che una vita agricola comporta.

Il cucciolo è un libro ricco, quasi straripante direi, di flora e fauna. Al giorno d’oggi si tende forse a romanticizzare una vita in mezzo ai campi, lontano da tutto e tutti, dimenticandosi dei lati più duri e faticosi (anche dolorosi) che tale vita porta con sé. Ecco, Il cucciolo è uno di quei libri che sì, ti fa (ri)scoprire la bellezza e il fascino della natura, ma ne sottolinea però anche i lati più oscuri.

Devo ammettere che per le prime cinquanta pagine ho fatto un po’ fatica ad entrare nella storia per colpa dello stile dell’autrice; spesso però ho avuto la sensazione che fosse più per colpa della traduzione, ma è solo una sensazione e una supposizione, non avendo letto l’originale non posso esserne sicura.

Passate queste prime pagine mi sono ambientata bene e alla fine si è rivelato un libro che riesce a farsi leggere velocemente.

Pensavo di essere preparata. Alcune persone mi avevano detto che era una storia che mi avrebbe fatta piangere. (Non che sia una novità, tendenzialmente potrei piangere anche leggendo la lista della spesa). E diciamo che ero preparata alle lacrime, ero preparata alla morte. Il problema è che non ero preparata a quel tipo di morte. Oh quello non me l’aspettavo proprio. Ed è stato straziante. È stata la morte peggiore che potesse capitare; la motivazione, e il modo, no, quello non me l’aspettavo e a quello non ero pronta.

Avrei comunque preferito che Flag, il capriolo, venisse introdotto prima; avrei preferito che venisse mostrata di più la relazione tra lui e Jody; avrei preferito un Jody meno (molto meno) immaturo (sì, ok, è un ragazzino, ma a volte è too much); avrei preferito qualcosa di più sull’altra famiglia presente, i Forrester, che vengono presentati come degli orchi quando ok, a volte si comportano sopra le righe, ma non mi sono sembrati delle così brutte persone. Insomma, avrei preferito che tante cose fossero andate in modo diverso.

A me Il cucciolo è piaciuto, ma non così tanto come pensavo. Lo vedo più adatto a un libro in versione illustrata per bambini e ragazzi. Se l’avessi letta da bambina e/o adolescente forse l’avrei amato di più.

Era questo, la morte. La morte era u silenzio che non dà risposta.

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erigibbi

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