[…] quello che mi rappresenta di più è il concetto di gender-free, il problema non è essere nata femmina, sono le aspettative della società

In Ragazza, donna, altro di Bernardine Evaristo (vincitore del Booker Prize a parimerito con I testamenti di Margaret Atwood) seguiamo le vite di dodici donne – per la maggior parte nere – che vivono nel Regno Unito. Sebbene ogni personaggio abbia un proprio capitolo, continueremo a leggere di loro anche in altri capitoli perché le loro vite sono intrecciate.

Il libro si apre con l’imminente spettacolo teatrale di Amma (femminista, lesbica, nera) al National Theatre di Londra, mentre l’ultimo capitolo si chiude con il party che ha seguito la serata di apertura dello spettacolo; party in cui sono presenti diverse donne già incontrate in precedenza. Insomma, il libro è intersezionale sia nei contenuti sia nella forma.

Che poi in realtà le storie non si limitano a queste dodici donne. Perché ogni donna ha dei parenti e/o degli amici e/o dei colleghi e via così. Ora della fine ci troviamo di fronte a un romanzo corale che richiederebbe una sorta di albero genealogico per permettere a chi legge di avere ben chiari i legami tra le varie protagoniste.

Ragazza, donna, altro di Bernardine Evaristo è un libro che affronta tematiche quali il femminismo e il patriarcato, il razzismo e la politica, le relazioni, l’identità (di genere, ma non solo) e la sessualità. In realtà l’elenco delle tematiche è molto più lungo di così, ma direi che è meglio se leggete il libro piuttosto che sorbirvi un elenco puntato asettico. Di sicuro l’autrice ha messo insieme una serie di argomenti e problematiche ancora oggi (o forse oggi più che mai) piuttosto scomodi (scomodi per qualcuno s’intende).

[…] al che Waris le risponde che porta l’hijab per rivendicare la sua identità musulmana, e anche se c’è chi ne fa una vera e propria questione religiosa, nel Corano non si parla mai di donne velate, lo sapevi? […] Waris ha detto che è assurdo che la gente sia così stupida da credere che più di un miliardo e mezzo di musulmani pensino e si comportino tutti nello stesso modo, un musulmano si mette a sparare fra la gente o si fa esplodere e lo chiamano terrorista, un bianco fa la stessa cosa e dicono che è uno psicopatico

Si potrebbe pensare che questo sia il solito libro che parla di donne femministe oppresse dal patriarcato. Sì e no. Quello che forse non ci si aspetta è che alcune di queste donne, pur esperendo varie forme di oppressione, contribuiscono esse stesse all’esclusione di altre donne e/o alla violenza contro di esse. E questo è forse uno dei punti di forza più grandi del romanzo.

[…] il privilegio è relativo e dipende dal contesto

Non posso poi non sottolineare l’uso della punteggiatura. Da questo punto di vista il libro è stato più che inaspettato; considerate infatti che Bernardine Evaristo non usa punti fermi, piuttosto va a capo a ogni sentenza, più o meno lunga che sia. E ovviamente non ci sono maiuscole. (Le virgole ci sono, tranquill*). Non credo comunque che questo possa creare particolari problemi alla lettura proprio in considerazione delle andate a capo che alleggeriscono il tutto, ma anche dello stile dell’autrice che coinvolge facilmente il lettore. (E se avete letto almeno un libro di Saramago nulla vi può fermare).

Ragazza, donna, altro mi ha catturato fin dalle prime pagine. È un romanzo che sorprende e che provoca. È come se il perbenismo venisse preso e deriso da queste donne che non hanno paura di niente, o quasi (perché poi avere paura e chiedere aiuto mica è sinonimo di fragilità e debolezza, né è intrinseco all’essere donna).

Mi piace il fatto che quelle create da Bernardine Evaristo siano donne vere. Così come le loro storie che non sono stucchevoli, troppo facili, troppo belle, troppo positive. Donne vere e storie vere.

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