la pallaLa palla di Erik Pethersen racconta le vite di un uomo e una donna, due vite prese singolarmente, ma che ad un certo punto si incroceranno.

I due rappresentano una generazione che si nutre di dubbi, incertezze e insicurezze, una generazione che si ritrova costretta a porsi delle domande che nella stragrande maggioranza dei casi non troveranno risposte.

Banalmente La palla è una storia d’amore, ma allo stesso tempo non lo è. La particolarità sta nella narrazione adottata dall’autore che è probabilmente uno stile che non avete mai incontrato prima.

Ricco di dettagli, di descrizioni e di dialoghi che non sembrano mai giungere a una fine, che si rincorrono, che vanno in circolo. Sono dialoghi e descrizioni che si protraggono così tanto da farti mancare il respiro; è come se l’autore volesse trasmetterti la claustrofobia che i due protagonisti provano, rinchiusi in una vita che vogliono cambiare senza sapere come.

Penso che questo possa rappresentare un pregio per molti, ma per altrettant* lettor* possa rappresentare invece un grosso ostacolo.

Personalmente alcune parti le avrei snellite e altre ancora le avrei eliminate. Tendenzialmente bisogna chiedersi se quello che abbiamo scritto è utile ai fini della narrazione, e se non lo è, be’ dobbiamo procedere con tagli e/o eliminazioni.

Però devo dire che capisco la scelta dell’autore. Tutto quello che Erik Pathersen ha scritto non mi è sembrata una forzatura da parte sua, non mi è sembrato un modo per tirarla per le lunghe, ma una peculiarità del suo stile.

Non mi è dispiaciuto nemmeno com’è stata trattata la storia d’amore tra i due. Anche perché il libro finisce quando qualcosa di concreto sembra iniziare tra loro. Quindi in realtà l’autore non ha approfondito quell’aspetto, ma le vite dei due e quello che hanno dovuto affrontare per crescere, migliorarsi e migliorare la loro qualità di vita.

Si potrebbe criticare la metafora della palla, i due sembrano essere yin e yang di una palla, come emerge anche dalla copertina, anche se in questo caso manca la parte dell’uno e dell’altro rappresentata da un piccolo cerchio (se avete presente il simbolo dello yin e dello yang capite a cosa mi sto riferendo). Ecco, questa parte potrebbe essere criticata perché per essere completi non dobbiamo per forza di cose aver bisogno di un’altra persona, no? È un po’ come la questione della mela, si dice di trovare l’altra metà della mela. Perché io dovrei essere una mela a metà? Non posso essere una mela completa e ritrovarmi in un cesto con un’altra mela? Non so se mi sono spiegata, però immagino che questo dipenda molto da come ognuno percepisce questa visione. Tutto molto soggettivo. Anche perché lo yin e lo yang esprimono una relazione tra due processi, che risulta dalla loro unicità. Però qui mancano i due punti, quindi la visione è diversa.

Comunque, facciamo una sintesi. La palla è il primo romanzo “ufficiale” di Erik Pethersen e da quello che ho letto penso che l’autore abbia delle potenzialità. In questo caso specifico non penso che la casa editrice Hencos, con cui il libro è stato pubblicato, ci abbia messo le mani ed è invece una cosa che consiglio.

Lavorare con un correttore di bozze e copyeditor sarebbe utile soprattutto per snellire alcune parti del libro – siano esse descrizioni della vita in ufficio o dialoghi – sia per eliminare refusi e sistemare il libro a livello di font, impaginazione e via così.

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One Reply to “La palla – Erik Pethersen RECENSIONE LIBRO”

  1. Letto tempo fa.
    Concordo in tutto con la recensione, fino alle parole “…per tirarla per le lunghe, ma una peculiarità del suo stile.”
    Per quanto riguarda invece la vicenda dello yin e yang, io l’ho interpretata in modo del tutto opposto: credo che la metafora sia molto più sottile di quanto possa apparire…
    Circa l’editing, mi pare sia piuttosto curato, quindi sono del tutto in disaccordo con quanto indicato nella recensione.
    Il voto, in ogni caso, può starci: è sempre una valutazione soggettiva. A me è piaciuto molto e darei, senza troppi indugi, almeno 4 stelle. Ma questa è una cosa del tutto soggettiva.

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