Netočka Nezvanova – Fëdor Dostoevskij: pubblicato nel 1849 e rimasto incompiuto a causa dell’arresto dell’autore per motivi politici.

Netočka Nezvanova

netocka nezvanovaTITOLO: Netočka Nezvanova

AUTORE: Fëdor Dostoevskij

EDITORE: Feltrinelli

PREZZO: € 9.50 cartaceo; € 2.99 e-book

 

RECENSIONE:

Netočka Nezvanova è stata pubblicato nel 1849 e, ahimè, è rimasto incompiuto a causa dell’arresto dell’autore.

La nostra protagonista a inizio libro è una bambina che sfortunatamente è nata in una famiglia molto povera. Netočka avrà alti e bassi, riuscirà a vivere agiatamente per un periodo, lo stesso periodo in cui si legherà a una ragazzina, Katja.

Ed è qui che iniziano i problemi per Dostoevskij. La sua incarcerazione non ha nulla a che vedere con questo risvolto della storia, ma questa parte del romanzo dette scandalo: considerate infatti che a un certo punto l’autore scrive chiaramente che le due passano le nottate nello stesso letto, a parlare, a baciarsi, a dormire insieme. Purtroppo l’autore per questo è stato addirittura accusato in alcuni casi di avere tendenze, in altri casi di avere latenti fantasie, pedofile.

Netočka Nezvanova è stato un libro che mi è piaciuto davvero molto. Si nota già una differenza nello stile e nella narrazione dell’autore rispetto ai due libri precedenti ed è chiaro che anche per questo motivo il romanzo segna il confine tra il Dostoevskij precedente l’arresto e il Dostoevskij successivo all’arresto.

L’uomo, arrestato per motivi politici, ha passato dieci anni in un incubo. Fu processato e condannato a morte. Condanna che evitò all’ultimo momento per la grazia che gli fu concessa. Ma non evitò la deportazione, i lavori forzati e il confino. Dopo dieci anni passati in questo modo, è ovvio pensare che la persona tornata a casa fosse profondamente mutata, così come le sue idee creative, e il suo modo di scrivere.

Tornando a Netočka Nezvanova, nella prima parte riveste un certo ruolo Efimov, il patrigno della bambina. Con Efimov Dostoevskij rivive alcuni temi a lui cari come il destino dell’artista maledetto. Artista maledetto a causa della società ostile in cui vive, ma anche a causa di sé stesso, uomo che si rovina con le sue stesse mani. Il genio che si trasforma, poco alla volta, in pura follia.

Voleva sfuggire al giudizio su di sé, ma non c’era dove correre: l’ultima speranza era scomparsa, l’ultima scusa era svanita. Colei, la cui vita aveva gravato su di lui per tanti anni, colei che non gli permetteva di vivere, costei, la cui morte avrebbe dovuto, secondo la sua cieca credenza, all’improvviso, di colpo farlo risorgere, era morta. Finalmente era solo, non c’era nulla a ostacolarlo: finalmente era libero! Per l’ultima volta, in preda a una convulsa disperazione, voleva giudicarsi da solo, esprimere un giudizio impietoso e severo, come un giudice imparziale, disinteressato; ma il suo archetto indebolito poteva solo vagamente ripetere l’ultima frase musicale del genio… In quell’istante la follia, che gli era stata accanto ormai da dieci anni, l’aveva colpito ineluttabile.

Anche Netočka non è l’eroina femminile a cui potremo pensare in un primo momento, è una figura ambigua. Si dispera per la madre, non vuole sperperare i soldi che la donna le affida, ma non riesce a dire di no al patrigno, che ama di più della donna che l’ha messa al mondo, e lo protegge, mentendo. Ruba la chiave che le dà accesso alla biblioteca, mentendo a tutti. E sostanzialmente queste sono le due caratteristiche che ritornano nella sua storia: è bugiarda e si comporta come una ladra. Non lo fa con cattiveria, il fine non è negativo, ma ciò non cambia il mezzo da lei utilizzato.

Mi è terribilmente dispiaciuto il finale troncato che il libro ha subito, mi sarebbe piaciuto leggere la conclusione di questa storia. Cosa sarebbe successo a Netočka Nezvanova? Si sarebbe rivista con Katja? E tra le due come sarebbe andata? Netočka sarebbe diventata una famosa cantante, a differenza del padre che è stato un violinista fallito? Tutte domande che purtroppo non troveranno risposta.

Resta comunque il piacere di aver letto una storia che mi ha appassionata fin dall’inizio. Ho conosciuto un Dostoevskij diverso, che ho sentito più vicino, che ho amato molto di più; resto quindi con la voglia di proseguire con la lettura delle sue opere, che spero sappiano trasmettermi tanto quanto – se non di più – mi ha trasmesso Netočka Nezvanova con la sua storia travagliata.

“[…] Convincetelo di non essere un artista, e vi assicuro che morirebbe sul posto come se l’avesse colpito un fulmine, perché è spaventoso separarsi da un’idea fissa, alla quale si è data in sacrificio l’intera vita e le cui basi sono comunque profonde e serie, poiché la sua vocazione all’inizio era autentica.”

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A presto lettori,

erigibbi

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