L’incolore Tazaki Tsukuru e i suoi anni di pellegrinaggio – Haruki Murakami: romanzo che affronta la tematica dell’amicizia, del ghosting e del dolore.

l’incolore tazaki tsukuru e i suoi anni di pellegrinaggio

l'incolore tazaki tsukuru e i suoi anni di pellegrinaggioTITOLO: L’incolore Tazaki Tsukuru e i suoi anni di pellegrinaggio

AUTORE: Haruki Murakami

EDITORE: Einaudi

PREZZO: € 12.50 cartaceo; € 7.99 e-book

 

RECENSIONE:

Tazaki Tsukuru fa parte di un gruppo di cinque amici molto legati e affiatati. Questo almeno finché i quattro non si rendono più disponibili né per parlare con lui né tantomeno per vederlo. Tazaki riceverà una telefonata da parte di uno di loro che gli dirà chiaro e tondo che non deve più cercarli, perché loro non vogliono avere più nessun contatto con lui. E Tazaki non riceverà nessuna spiegazione in merito.

Comincerà per lui un periodo che lo porterà a morire per poi rinascere completamente cambiato, dentro e fuori. Ma quella spiegazione mancata e quell’improvviso legame spezzato rimarrà per sempre dentro Tazaki come una voragine di ghiaccio che gli impedirà di aprirsi agli altri.

Si sforzò di pensare che se soffriva, andava ancora bene. La cosa peggiore è quando non si prova più nulla.

Il fatto che Tsukuru sia incolore deriva principalmente dal nome. I suoi quattro amici hanno nel nome il nome di un colore: rosso, blu, bianco e nero. Il nome di Tsukuru invece significa costruire, significato che gli si addice perfettamente visto che nella vita costruisce stazioni, o perlomeno le sistema, apportando modifiche per migliorarle. Però il fatto che il suo nome non racchiuda un colore è sempre stato per lui un problema e quasi un fattore di autoesclusione dal gruppo.

Gli anni di pellegrinaggio” invece fa riferimento a una canzone, anzi a una raccolta. Torna spesso nel romanzo il pezzo Le mal du pays di Franz Liszt (che vi consiglio di ascoltare; oltre ad essere davvero bello e comunicativo, vi calerà ancora di più nell’atmosfera emotiva del romanzo). Il pezzo fa parte della raccolta Anni di pellegrinaggio.

L’incolore Tazaki Tsukuru e i suoi anni di pellegrinaggio è un romanzo in cui Haruki Murakami affronta la tematica dell’amicizia, del ghosting, del dolore derivante dal termine di una relazione amicale, il conseguente adattamento al mondo e alle altre persone, adattamento che ci porta ad essere sicuramente diversi rispetto all’inizio, quando ancora non conoscevamo la portata di questa sofferenza proprio perché non l’avevamo mai provata prima.

[…] il dolore […] ormai assomigliava ai flussi e reflussi della marea, che a volte sale fino a bagnare i piedi, a volte si ritira lontano.

È sicuramente un libro che tocca determinate corde nelle persone che hanno vissuto un’esperienza simile a quella di Tazaki Tsukuru. Alcune frasi mi sono sembrate così personali che durante il periodo della lettura di questo romanzo ho fatto dei sogni su persone che sono state delle amiche, da cui poi sono stata esclusa.

Continua a cucirti addosso […] le cose che valgono la pena di essere vissute.

Non è mai piacevole essere buttati fuori da un gruppo, tanto più non ricevendo nessuna spiegazione in merito. Non fai che chiederti cos’hai detto di male, cos’hai fatto di sbagliato, cos’hai che non va, perché non piaci, perché è capitato a te e non a un altro membro del gruppo. Insomma, quella che si mette in discussione e che mette in discussione tutto il suo essere è la persona che è stata esclusa. Aggravando di gran lunga la situazione.

[…] devi trovare il coraggio che serve per vivere.

Mi aspettavo di piangere disperatamente durante la lettura di questo romanzo, ma non è andata così. Non so esserne felice o meno. Ho sicuramente empatizzato col dolore di Tsukuru, e nella mia testa continuavo a dirgli: “dai, vedrai che ce la farai, supererai la cosa”.

Il dolore si supera, ma è anche vero che resta sempre qualcosa di rotto e incrinato dentro di te. E non avrai più quella fiducia che prima ti caratterizzava. Farai fatica a lasciarti andare con le persone. Tirerai il freno perché non vuoi affezionarti troppo. Alla prima occasione, quando percepisci qualcosa di strano nell’altro, il problema ti sembrerà più grande di quello che in realtà è, alzerai le barriere, ti richiuderai nel tuo bozzolo, pronto a curare l’ennesima ferita. A volte la perdita non si manifesta, allora abbasserai le barriere, ma farai comunque fatica a uscire dal tuo bozzolo, perché hai ancora quella paura addosso che ti impedisce di ritornare normale, perché hai percepito quel piccolo problema come una minaccia, o come un monito: “ehi, attento, vedi cos’è successo? Questo significa che tu ti stai affezionando di nuovo, e che questa persona ha dimostrato di poterti ferire, fai qualche passo indietro e vacci piano”.

Insomma, puoi fare un passo in avanti, ma poi se succede qualcosa, la minima cosa, ne fai dieci indietro, e poi puoi rifare un passo in avanti, ma è un passo che non ti riporta dov’eri prima. Ecco cosa significa perdere un amico una volta, due volte, tre volte. Cambia te, e cambia ogni tua prossima relazione. Ecco cos’è successo a Tsukuru, ecco cos’è successo a me.

È stato come venire scaraventato in mare dal ponte di una nave, in piena notte. […] Se sia stato qualcuno a buttarmi giù o se sia caduto da solo, questo non lo so. In ogni caso la nave continuava ad avanzare, e io, nelle acque gelide, vedevo le sue luci allontanarsi nelle tenebre. Nessuno, fra tutti quelli a bordo, si era accorto della mia caduta… e intorno a me non c’era nulla a cui potessi aggrapparmi. Il terrore che ho provato quella volta, continuo a portarmelo dentro. Continuo a portarmi dentro l’angoscia che ho provato nel vedere la mia esistenza negata all’improvviso, nel sentirmi gettato nel mare buio, solo e senza sapere perché. Forse per questa ragione non sono mai stato in grado di stringere delle relazioni profonde con le persone. Ho sempre mantenuto fra me e gli altri una certa distanza.

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