Il sosia – Fëdor Dostoevskij: secondo romanzo dello scrittore russo in cui viene affrontato, in modo oscuro e fantastico, il tema letterario del doppio.

il sosia

il sosiaTITOLO: Il sosia

AUTORE: Fëdor Dostoevskij

EDITORE: Feltrinelli

PREZZO: € 8.50 cartaceo; € 1.05 e-book

 

RECENSIONE:

Il sosia, secondo romanzo di Dostoevksij, è stato pubblicato per la prima volta nel 1846 sulla rivista Annali patri, con il sottotitolo Le avventure del signor Goljàdkin; solo nel 1865-1866 esce l’edizione definitiva a cui Dostoevskij ha apportato diversi tagli, nonché un sottotitolo diverso: Poema pietroburghese.

Il romanzo affronta il tema letterario del doppio, anche se in modo completamente diverso rispetto a Robert Louis Stevenson con Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde.

Il protagonista de Il sosia è il signor Goljàdkin, definito dallo stesso autore “il nostro eroe”, un consigliere titolare che cadrà in rovina, non in termini monetari, ma piuttosto in termini di considerazione e rispettabilità da parte della società.

Il dramma vero e proprio inizia nel momento in cui il nostro eroe – anche se, diciamolo, di eroe ha ben poco – incontra una figura misteriosa su un ponte. Un uomo che gli assomiglia in tutto e per tutto, che ha il suo stesso nome e cognome, e che vive la stessa vita del signor Goljàdkin senior (l’uomo misterioso verrà chiamato Goljàdkin junior, forse per indicare che è un nuovo signor Goljàdkin, più giovane, appena creato).

Nel momento della sua apparizione, il signor Goljàdkin junior diventerà il cattivo di questa storia, l’antagonista, il mostro che non esiterà a mortificare, a denigrare e mettere in ridicolo il nostro eroe di fronte ai colleghi, ottenendo la loro fiducia, a discapito del signor Goljàdkin senior che nel tentativo di salvaguardare la propria dignità e il proprio ruolo, non finirà che aggravare ulteriormente la sua condizione.

È così che Il sosia assume un tono oscuro e anche quasi fantastico, rappresentando una svolta per la letteratura dell’epoca, nonostante il romanzo non abbia ottenuto particolare favore dal pubblico e dai critici.

La parte forse più interessante de Il sosia è che non sappiamo mai con certezza chi sia davvero quest’uomo. È una fantasia del signor Goljàdkin? Oppure è un fenomeno reale, per quanto bizzarro? A fine libro sembra esserci la soluzione al mistero, che comporta una fine tragica per il nostro eroe, ma al tempo stesso non c’è davvero nessuna certezza. Facciamo un esempio: i colleghi del signor Goljàdkin a volte sembrano comportarsi come se davvero ci fosse un’altra persona, dando quindi ragione al nostro eroe, altre volte però sembra che nessuno si accorga di nulla, come se non ci fosse nessun altro individuo uguale in tutto e per tutto al signor Goljàdkin. Non appena il lettore propende per l’una o per l’altra ipotesi, Dostoevskij mischia le carte in tavola e ci fa dubitare delle nostre certezze.

Questo aspetto del romanzo per me rappresenta il suo pregio e allo stesso tempo il suo difetto. Mi rendo conto della bellezza insita nell’incertezza, nel lasciare al lettore la libertà di decidere cosa sia vero e cosa no, ma allo stesso tempo lo trovo un pretesto per lavarsi le mani e non addentrarsi nella complessità della faccenda creata dallo stesso autore.

Devo dire che Il sosia non mi ha particolarmente entusiasmata. Ci sono stati dei punti che mi hanno conquistata, questo lo devo dire, ma allo stesso tempo ci sono stati dei momenti che mi hanno annoiata parecchio. La cosa che più mi è piaciuta sono stati i dialoghi, per quanto frammentari essi siano. Credo comunque che questo sia stato assolutamente voluto da Dostoevskij per farci capire in che situazione – mentale e psicologica – si trovasse il signor Goljàdkin; in sostanza, nonostante la frammentarietà degli stessi, li ho apprezzati proprio per questo motivo.

Secondo me l’idea alla base del romanzo è molto buona, considerando poi quando Dostoevskij ha affrontato la tematica del doppio, rappresentando un’innovazione per l’epoca, non si può che fare un plauso allo scrittore russo. Se la vediamo in quest’ottica, ovvero come un primo tentativo di scrittura su questa tematica, il libro può senz’altro assumere una connotazione positiva. Se però mettiamo da parte questo aspetto creativo, Il sosia per me è stato un romanzo nella media, con pregi e difetti, ma di sicuro non una lettura che mi ha entusiasmata.

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A presto lettori,

erigibbi

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