Il mare senza stelle – Erin Morgenstern: un libro che parla di libri, porte che si aprono e porte che resteranno chiuse, dove il mare non conosce stelle.

il mare senza stelle

il mare senza stelleTITOLO: Il mare senza stelle

AUTRICE: Erin Morgenstern

EDITORE: Fazi

PREZZO: € 18.50 cartaceo; € 12.99 e-book

 

RECENSIONE:

Zachary è uno studente del Vermont, appassionato di libri e videogiochi, che un giorno nella biblioteca della scuola trova un libro che sembra parlare di lui o perlomeno di un episodio della sua infanzia. Inizierà così la sua storia, quella vera, che tra enigmi, indizi, pezzi di altre storie lo porteranno dritto in un posto sconosciuto ai più, dove non mancano libri, corridoi senza fine, porte che si aprono e porte che sono destinate a rimanere chiuse, storie che si intrecciano, storie che si possono cambiare, storie finite e storie che non finiranno mai, dove il mare non conosce stelle.

Tutto molto bello, tutto molto poetico, tutto molto magico e affascinante. Per le prime duecento pagine (di seicento).

“Grazie per avermi vista quando gli altri mi guardavano attraverso […]”

Il mare senza stelle era partito alla grande, facendomi sospirare tra una pagina e l’altra, sognando di poter conoscere un giorno un mondo come questo, dove i libri sono la parte essenziale. E i gatti, non dimentichiamoci dei gatti.

Però poi è stato tutto troppo esagerato, esagerato lo stile che ho trovato eccessivamente lirico, descrittivo e poetico (e molto simile a quello di Laini Taylor, che però mi piace; quando ho letto Il sognatore mi sono commossa per la bellezza della scrittura, ma trovo che Erin Morgenstern sia Laini Taylor al quadrato e quindi eccessiva). E per chi partirà con dissertazioni su come siano diversi i due stili, be’ sarà, ma quante autrici o autori scrivono mettendo negazioni ovunque davanti ai nomi comuni? (Vedi ragazza il cui nome non è Eleonor, vedi i non pirati e così via; di libri ne ho letti tanti, e la prima autrice – e l’unica fino all’altro ieri – che ho letto che utilizza in questo modo la negazione è stata Laini Taylor).

Il problema principale che ho riscontrato ne Il mare senza stelle è dato dalla trama, che non è pervenuta. Seicento pagine e non c’è una trama. Non c’è un finale (e quella specie di fine che c’è è pure aperta, sia mai che scriviamo un seguito). Io ho chiuso il libro e ho pure guardato sul retro di copertina se ci fosse scritto qualcosa in più, del tipo: “Ma davvero? È finito? Ed è finito così? Ma che roba è questa?” Mi sono sentita presa in giro, diciamolo.

I personaggi li ho trovati piuttosto abbozzati, sembrano tutti un po’ delle amebe: persone che non decidono davvero, ma che si lasciano trascinare dagli eventi perché così dev’essere, senza porsi troppe domande, senza effettuare delle vere scelte.

Non poteva mancare la storia d’amore e questo non lo critico per partito preso, perché sebbene i romance non siano i libri che preferisco, non è che a prescindere detesto una love story in qualsiasi romanzo. Il problema è che mi dà fastidio quando questa storia d’amore sembra inserita giusto perché di solito piace, giusto per cercare di arrivare a un pubblico più ampio. Il mare senza stelle, così com’è stato scritto (quindi tralasciamo il problema della trama inesistente) poteva stare benissimo in piedi senza questa benedetta storiella tra due che manco si conoscono. E qui il problema assume una grandezza abissale. Non c’è caratterizzazione dei personaggi presi singolarmente e nemmeno messi assieme troviamo qualcosa che ci permetta di avere delle basi per l’amore. Che poi la cosa non vale solo per Zachary e Dorian. Nel loro caso trovo che la scelta faccia più sorridere che altro, del tipo: “eh vabbè, era ovvio ci fosse la storiella, possiamo soprassedere”. Ma quando viene fuori quella tra Mirabel e il Custode io ero sconvolta. Ma su quali basi? Non c’è un background. È come se Il mare senza stelle fosse pieno di storie, ma in realtà le storie che dovrebbero importare davvero, quelle dei protagonisti, non ci sono perché non sono approfonditi, non hanno colonna vertebrale.

E se all’inizio tutti questi libri, tutte queste citazioni ad altre opere letterarie, tutti questi gatti mi piacevano, mi trasmettevano calore e mi facevano sognare, arrivata alla fine, dopo aver constatato tutto quello che per me non andava, questi aspetti della storia mi hanno fatto arrabbiare ancora di più perché siamo sinceri, noi lettori, in linea di massima almeno, adoriamo quando un libro parla di libri e cita altri libri (Harry Potter tra tutti poi, figuriamoci) e adoriamo pure l’associazione libri e gatti, pure quando siamo più tipi da cani probabilmente. Quindi ora della fine io questa scelta di inserire tutte queste belle cosine luccicose (mancavano gli unicorni arcobaleno) l’ho trovata di una paraculaggine assurda. Mi immagino Erin Morgenstern che pensa al nuovo libro, si chiede cosa inserirci affinché le persone facciano gli occhi a cuore e tac, libri, Harry Potter e gatti. Il gioco è fatto. Il libro sarà un successo.

Ah, comunque anche questa cosa delle porte che ti permettono di viaggiare da un luogo all’altro con annessi problemi, non è qualcosa di così originale, ve lo dico. Stephen King ci ha scritto una saga (il cui primo libro è stato pubblicato nel 1982 e l’ultimo nel 2004; o al massimo 2012 se vogliamo essere pignoli) e, poffarbacco, pure Laini Taylor, sì, ancora lei, ha scritto una saga con delle porte che erano piuttosto importanti per la storia. Quindi insomma, nulla di nuovo.

Sono stata un po’ cattiva, lo ammetto, ma quando mi sento presa in giro da chi scrive, e scrive per noi che leggiamo, mi parte questa frustrazione che sfogo così. Però vi ripeto, le prime duecento pagine mi erano piaciute davvero tanto. E capisco quelle persone che amano questo libro, da un lato è comprensibile, perché ha proprio quelle caratteristiche che vengono sfruttate per conquistare i nostri cuori da lettori incalliti.

Forse la sua è una storia di opportunità perdute e non più recuperabili.

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A presto lettori,

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