Onward: un racconto di formazione in cui si affrontano le proprie paure, si cerca una propria identità e si approfondisce il rapporto tra fratelli.

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RECENSIONE:

Onward è un film d’animazione uscito quest’anno, 2020, realizzato dai Pixar Animation Studios e diretto da Dan Scanlon, lo stesso regista e sceneggiatore di Monsters University.

Ci troviamo in un mondo abitato da creature magiche, nonostante quello che vediamo sia il mondo moderno. Scopriamo subito che la magia negli anni passati era un aspetto assolutamente normale, ma era anche molto difficile da padroneggiare per cui un po’ alla volta ci si è dimenticati della sua esistenza. Anzi, la magia è proprio stata abbandonata a favore della tecnologia.

I due protagonisti principali sono due fratelli elfi, Ian, doppiato da Tom Holland, è un liceale timido, impacciato e con poca fiducia nelle sue capacità, e Barley, doppiato da Chris Pratt, è appassionato di giochi di ruolo e fanatico della storia, compresa quindi quella riguardante il mondo magico, di cui sa letteralmente tutto.

Al sedicesimo compleanno di Ian, questo riceve un bastone magico, una gemma rara e una lettera che spiega come lanciare un incantesimo evocativo che sarebbe in grado di far risorgere il padre, morto in seguito a una malattia, per ventiquattro ore. E qui per quanto riguarda la trama mi fermo.

Forse Onward è passato un po’ in sordina. Considerate infatti che in Italia doveva uscire il 5 marzo, poi è stato posticipato al 16 aprile, poi al 22 luglio e infine al 19 agosto. Ovviamente tutti sappiamo la causa di questi posticipi continui. Ci sono anche state delle censure di diverso tipo, ma sempre riguardanti una poliziotta lesbica in Russia, Egitto e Polonia, mentre in Kuwait, Oman, Qatar e Arabia Saudita il film non si può proprio vedere.

Onward si potrebbe definire, almeno in parte, autobiografico visto che il padre del regista è morto quando lui e il fratello erano molto giovani. Sembra tra l’altro che Scanlon abbia deciso di scrivere la storia dopo aver ascoltato un audio clip lasciatogli proprio dal padre.

Indubbiamente Onward si rivolge a un pubblico giovane, lo stesso protagonista è un liceale, ma di sicuro strizza l’occhio anche ai più grandi essendoci riferimenti agli anni ’80 e agli anni ’90. (Quindi secondo questo ragionamento io non faccio più parte di un pubblico giovane, ma di un pubblico più grande. Ok.)

Nella trama non vi ho parlato della madre di Ian e Barney. La donna interpreta una mamma che, possiamo tranquillamente dirlo, viene stereotipata. È la mamma buona e comprensiva, quasi un’amica per i figli; è la mamma casalinga; è la mamma che si allena davanti alla tv seguendo programma aerobici. Ma non è solo questo. D’altronde le donne mamme possono essere questo, ma non vengono definite solo da questi aspetti. Nel film questa mamma stereotipata è la stessa donna che senza pensarci due volte prende la macchina e va alla ricerca dei suoi figli, mostrandosi coraggiosa, forte e soprattutto indipendente. Quindi la figura della mamma non vuole essere una visione bigotta di come dev’essere la donna-madre, perché il film fa vedere altro, rendendo tra l’altro questa figura un personaggio attivo e per certi versi anche fondamentale per la storia.

Tornando all’aspetto magico del film, in Onward ci sono elementi fantasy moderni ed elementi fantasy più vintage, figli di altri tempi che danno quel tocco di nostalgia. Personalmente ho trovato geniale il fatto che la magia sia troppo difficile da manipolare e controllare e il fatto che, in conseguenza di questo suo aspetto, venga abbandonata a favore della tecnologia che in qualche modo possiamo sempre considerare come una sorta di magia, ma una magia che ci facilita la vita. Si possono muovere delle critiche al contesto e a questo lato magico del film perché non viene approfondito, io però non l’ho visto come un difetto ma come una scelta voluta dal regista che con Onward punta su altro. Poi ci arrivo.

Se ci pensate nel film non c’è nemmeno un vero villain da sconfiggere, come invece di solito avviene in un film fantasy. Magari anche questo per alcuni può essere un difetto, per me invece è quasi un pregio: ma ben venga un film con caratteristiche fantasy che non ha un cattivo da battere, è quasi una novità, una trovata originale! E a ben guardare, forse un villain c’è, ma è diverso da quello a cui siamo abituati perché non è una persona e quindi qualcosa di concreto, ma tutto il contrario: è astratto come può esserlo il tempo. Ecco allora chi devono sconfiggere Ian e Barley: il tempo. Portare a termine la missione entro le ventiquattro ore. Perché questa scelta? Secondo me perché lo scopo del film è concentrarsi sul viaggio interiore e la crescita che esso comporta.

Onward un racconto di formazione in cui si affrontano le proprie paure, in cui si è alla ricerca di una propria identità, in cui si affronta e si cerca di elaborare un lutto importante, in cui viene approfondito il rapporto tra fratelli. A questo proposito, il finale per me è stato totalmente inaspettato e mi è piaciuto tantissimo. È un finale decisamente agrodolce, un finale che fa male, ma questa è la vita. Questo finale rende Onward più reale di tanti altri film d’animazione. La vita spesso e volentieri ci nega proprio quello che più desideriamo, ma capita che ci offra qualcos’altro. Non è lo stesso, perché non è davvero quello che noi vogliamo, ma è altro e quel qualcosa d’altro ci dà la possibilità di stare bene e andare avanti, onward.

Da questo punto di vista il film trasmette molta sofferenza, molto dolore, ma anche accettazione e forse anche per questo l’ho trovato così toccante e delicato.

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