Vita su un pianeta nervoso – Matt Haig: l’autore si mette a nudo su argomenti per lui (e per molti di noi) fonti di ansia, depressione e malessere.

Vita su un pianeta nervoso

vita su un pianeta nervosoTITOLO: Vita su un pianeta nervoso

AUTORE: Matt Haig

EDITORE: E/O

PREZZO: € 15.00 cartaceo; € 10.99 e-book

 

RECENSIONE:

Non so bene come definire Vita su un pianeta nervoso di Matt Haig, perché se dico che è un saggio le persone sono portate a pensare a qualcosa di particolarmente serio, importante, scritto magari da un’autorità nel campo.

In realtà Matt Haig è “semplicemente” un autore versatile, che scrive un po’ di tutto, e in questo suo libro ha riflettuto su diversi argomenti, per lui fonti di ansia, di depressione, di malessere psicofisico. Argomenti che sono convinta sono anche per molti di noi fonti di ansia, depressione e malessere.

Matt Haig parla, per esempio, del fatto che siamo alla costante ricerca di qualcosa, sicuramente tra questo qualcosa risiede anche la felicità.

Forse la felicità non dipende da quello che possiamo avere. Forse riguarda quello che abbiamo già. […] Forse non esiste un modo sicuro per essere felici.

Giusto qualche giorno fa, prima di leggere il libro, mi sono chiesta se potrò mai essere felice. Non in quanto io, ma in quanto essere umano. L’uomo potrà mai essere davvero soddisfatto di quello che ha o ci sarà sempre qualcosa che gli mancherà per cui in realtà non potrà mai essere realmente felice? (Si escludono i saggi e personaggi più mitici che reali che sono felici anche con un tozzo di pane).

[…] abbiamo alzato la soglia di quello che ci serve, o che pensiamo ci serva, per essere felici. […] E col tempo ci abituiamo ad avere sempre di più. E questo si applica a tutto. L’utente di Instagram che si diverte a ottenere un sacco di like per i suoi selfie ben presto ne vorrà ancora di più, e resterà deluso se il loro numero rimarrà lo stesso. Lo studente da dieci e lode si sentirà un fallito se una volta gli capiterà di prendere nove. […] A ogni nuovo traguardo, conseguimento o acquisto l’asticella si alza. […] E proprio come tanti altri, sono stato felice per poco ogni volta che raggiungevo un nuovo scopo, ma ben presto la mia mente si abituava a quel trionfo e si prefiggeva un altro obiettivo. Perciò, più ottenevo e più avevo bisogno di ottenere, solo per restare allo stesso livello. Più “successo” raggiungiamo, più è facile restare delusi quando non otteniamo qualcosa.

Un altro aspetto su cui mi soffermo spesso a pensare è il tempo. A volte ci penso così tanto che quasi mi deprimo e mi arrabbio per il fatto che il corpo umano, che di per sé è fantastico ed è pazzesco pensare a come tutto funziona perfettamente, non è però così perfetto come avrebbe potuto essere. Quante cose potremmo fare se non avessimo bisogno di dormire? Ventiquattro ore ci basterebbero eccome per poter fare tutto quello che desideriamo, oltre a quello che dobbiamo fare per forza di cose, come lavorare.

Nell’ultimo periodo però ho anche pensato che forse l’uomo comunque non sarebbe contento. Se anche non ci fosse il bisogno di dormire, probabilmente l’uomo si lamenterebbe comunque perché il tempo non gli basta. Perché siamo tendenzialmente fatti così, ci lamentiamo, di ogni cosa, per ogni cosa.

Non possiamo guardare ogni film o leggere ogni libro o visitare ogni luogo di questa bellissima terra. Invece di lasciarci bloccare da questa evidenza, dobbiamo rivedere le scelte che abbiamo davanti.

In realtà, il tempo che abbiamo non è poco. Però a volte non lo usiamo bene. Provate solo a pensare al tempo perso usando il cellulare, magari per stare sui social o per scattare una foto da mettere sui social.

E il desiderio di raccontare al mondo quanto siete felici non è quanto siete felici.

Altro argomento che mi porta spesso a pensare, e immancabilmente a essere infelice, è il lavoro.

Siamo spinti a credere che il successo sia il risultato del nostro lavoro, che dipenda dal singolo individuo. Perciò, non c’è da sorprendersi che quando abbiamo la sensazione di fallire (il che avviene quasi di continuo in una cultura dell’ambizione che basa il proprio successo su un continuo innalzamento dell’asticella della felicità) lo interpretiamo come un fatto personale. E pensiamo che dipenda da noi.

Ah, e il fallimento ad esso collegato, come dimenticarmi di lui. Ho cambiato in toto questo aspetto della mia vita, reinventandomi e facendo qualcosa che gli altri, in particolare la mia famiglia, non si aspettavano da me. Non è stato facile, né per me né per loro.

Non fate il lavoro che gli altri si aspettano da voi. Fate il lavoro che voi volete fare. Avete una vita sola. È sempre meglio viverla restando fedeli a se stessi.

E dopo un primo momento di particolare euforia da parte mia, ora mi sto addentrando nuovamente nel baratro dell’infelicità. Non perché quello che faccio non mi piace, anzi – anche se non è il vero lavoro che vorrei fare – ma perché non è abbastanza per vivere, per sentirmi soddisfatta del mio percorso e delle mie scelte. Se non avessi un marito che mi copre le spalle, non lo potrei fare questo lavoro. Perché non è abbastanza, e mi sembra normale in questo caso sentirmi un fallimento. È sbagliato, lo so, ma mi sembra del tutto normale, e lecito, pensarla così.

Guardo la vita delle altre persone, sui social, ovvio, e mi sento un fallimento all’ennesima potenza. Cos’ho raggiunto nella vita? Sono sposata, certo, e non posso che essere felice di questo. Ma.

Ma non abito in una casa mia. Non sono nemmeno libera di appendere un quadro dove voglio. E non è la casa definitiva. Dove abito non è nemmeno il luogo definitivo. E non sapere se avrò una casa mia e dove sarò tra qualche anno mi spaventa.

Ma non ho dei figli. E sento l’orologio biologico che scorre. È una cosa che i maschi, per quanto comprensibili, non possono davvero capire. Quindi non venitemi a dire che c’è tempo. Il tempo per voi c’è. Il tempo per noi è limitato. Siamo come il latte. Prima o poi scadiamo.

E in tutto ciò non ho nemmeno un lavoro stabile, non sono del tutto indipendente, come faccio a non sentirmi un fallimento? Tanto più se guardo la vita delle altre persone, che hanno la mia stessa età e lavorano già da anni con un contratto a tempo indeterminato; hanno una casa loro; hanno già due figli.

Cos’ho fatto io in questi anni? Cos’ho raggiunto in tutto questo tempo? Cos’ho realizzato?

Accettare il punto in cui si è arrivati nella vita rende molto più facile essere felici per gli altri senza sentirsi orribilmente infelici di se stessi.

Grazie Matt Haig, lo so. Puoi però insegnarmi ad accettare il punto in cui sono arrivata?

Leggere Vita su un pianeta nervoso può essere d’aiuto per chi, come me, è terribilmente stressato, nervoso, in ansia per ogni cosa, in balia dei sensi di colpa, dell’infelicità e dell’insoddisfazione. Quello che Matt Haig scrive è un po’ come la scoperta dell’acqua calda, niente di nuovo. Ma personalmente mi ha fatto bene leggere questo libro perché è stato come sentir parlare un amico che, almeno per qualche ora, mi ha aperto gli occhi, facendomi vedere dove i miei pensieri e le mie convinzioni sbagliano.

Ed è un libro che non ti fa sentire solo; le parole dell’autore, che è probabilmente stato peggio di me, ti fanno capire che ci sono milioni di persone che hanno i tuoi stessi problemi, le tue stesse paure, le tue stesse paranoie, le tue stesse incertezze, le tue stesse insicurezze, i tuoi stessi pensieri negativi… e sbagliati.

È un libro che almeno per qualche ora vi farà cambiare il vostro stato mentale, e il vostro modo di vedere le cose. E questo per me è stato abbastanza.

Sentire di non avere tempo non significa non averne.

Sentire di essere brutti non significa esserlo davvero.

Sentirsi ansiosi non significa che ce ne sia motivo.

Sentire di non aver realizzato abbastanza non significa non aver realizzato abbastanza.

Sentire che ci manca qualcosa non ci rende meno completi.

vita su un pianeta nervosovita su un pianeta nervosovita su un pianeta nervosovita su un pianeta nervoso

Link Amazon: Vita su un pianeta nervoso

Link Ibs: Vita su un pianeta nervoso

Ti piacciono i miei contenuti? Sostienimi con un caffè!

Potrebbe interessarti anche:

L’Agnese va a morire – Renata Viganò

L’amore che mi resta – Michela Marzano

Gli occhi del drago – Stephen King

A presto lettori,

erigibbi

©

[ATTENZIONE! Sono affiliata ad Amazon e IBS dunque cliccando sui miei link e acquistando qualunque cosa percepirò una piccola commissione che utilizzerò per comprare libri, alimentando così il blog e il canale YouTube.
Se vuoi sostenermi puoi acquistare dai link sovrastanti o attraverso questo link generico: http://amzn.to/2oDpsz8]

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.