Scendo all’Inferno ma mi fermo in Paradiso – Padre Anonimo: un libro che parla dell’anoressia, raccontata dal punto di vista di un padre.

Scendo all’Inferno ma mi fermo in Paradiso

scendo all'inferno ma mi fermo in paradisoTITOLO: Scendo all’Inferno ma mi fermo in Paradiso

AUTORE: Padre Anonimo

EDITORE: Europa Edizioni

PREZZO: € 12.90 cartaceo

 

RECENSIONE:

Scendo all’Inferno ma mi fermo in Paradiso parla di anoressia, un disturbo del comportamento alimentare (con la nuova classificazione del DSM 5 rientra in particolare nei Disturbi della Nutrizione e dell’Alimentazione, ma il concetto non cambia).

Bene o male sappiamo tutti cosa comporta e quali sono i sintomi di questo disturbo: perdita di peso a causa di una quantità di cibo ingerita non sufficiente, paura di ingrassare, alterazioni nella percezione del proprio corpo, esercizio fisico eccessivo e/o compulsivo, pensiero rigido, bassa autostima…

L’autore del libro non è uno psicologo, uno psichiatra o un medico che parla in modo oggettivo del disturbo in questione. L’autore è un uomo come tanti, un padre, che purtroppo ha dovuto toccare con mano l’anoressia, che si è insinuata nell’animo e nel corpo della figlia allora dodicenne.

Il libro non vuole essere una grande opera letteraria, né un modo per fare soldi in più sfruttando qualcosa di brutto. Scendo all’Inferno ma mi fermo in Paradiso è lo sfogo di un padre che ha sofferto, e che a volte soffre ancora, che si è chiesto dove ha sbagliato, se poteva accorgersene prima, ed è una speranza, la speranza di poter salvare anche una sola vita a un’altra ragazza (o ragazzo, perché i disturbi alimentari sono in aumento anche tra i ragazzini) che sta per entrare in un girone infernale.

Ho visto con i miei occhi, e toccato con mano, il corpo di una persona dapprima sana, in forma e con un gran bel fisico che pian piano è diventata l’ombra di sé stessa. Fortunatamente con gli stessi occhi ho visto quell’ombra riappropriarsi del proprio corpo e ritornare a vivere. È facile studiare questi disturbi, è facile vederli su uno schermo, ma quando colpiscono una persona che conosci non ci vuoi credere.

Com’è possibile? Com’è possibile arrivare a quel punto? Ma io quel corpo lo invidiavo. Era bellissimo. Possibile che lei non lo amasse allo stesso modo? Possibile non vedere la propria bellezza?

Io, che mi sono posta tutte queste domande, sono la stessa persona che quando si fa una doccia, o quando va a letto la sera, si guarda allo specchio e non si piace. Apprezzo la mia pancia piatta, gli addominali che si vedono senza essere eccessivi, ma mi soffermo sul sedere che non vuole salire e su quelle maledette cosce troppo grosse, con la cellulite, con la buccia d’arancia, lo spazio tra le gambe che non c’è e non c’è e non c’è.

E basta poco per andare a letto depressi dall’immagine di sé.

Ma fortunatamente combatto questi pensieri deprimenti pensando che non voglio essere così magra, voglio semplicemente avere un corpo sano e sodo. Non mi alleno per dimagrire, ma per tonificare. E non mangio di meno, perché a me mangiare piace, forse è una delle cose che mi piace di più oltre alla lettura. E lo so che forse sarebbe meglio mangiarsi una mela, ma vuoi mettere fare colazione con una sfogliatella di mele fatta in casa?

So quali sono i miei difetti (e i miei pregi) e mi impegno per migliorarmi, ma non faccio girare tutto attorno a quello, perché la vita è una, e certi piaceri non me li voglio togliere. Magari sbaglio, ma voglio stare bene con me stessa senza privazioni.

Mi sono servita dei miei pensieri e delle mie insicurezze perché credo che molte di noi provino questi sentimenti non sempre positivi, ma l’importante è non diventarne schiave. A volte succede però, così com’è successo alla figlia dell’autore. Ma si può risalire, con fatica, certo, ma si può farlo, si può guarire e si può ritornare a vivere.

Come ho detto prima, il libro non vuole essere un capolavoro: ci sarebbe la punteggiatura di sistemare, dai refusi da correggere, degli aspetti da migliorare, ma in casi come questi chiudo un occhio e apprezzo il coraggio di un uomo che si è messo in gioco, che si è messo a nudo e che ha parlato di un disturbo importante e da non sottovalutare.

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A presto lettori,

erigibbi

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