The Irishman: film di Scorsese tratto da un libro basato sulla vita di Frank Sheeran, sindacalista e mafioso statunitense legato alla famiglia Bufalino.

The Irishman

RECENSIONE:

The Irishman è un film del 2019 diretto da Martin Scorsese, conosciuto anche da chi di film e di cinema non ne sa nulla visto che è ritenuto uno dei più importanti registi della storia del cinema. Devo dire che mi è caduto un po’ in basso dopo l’infelice uscita sui film Marvel, ma questo ovviamente non va a pregiudicare i suoi film.

The Irishman in realtà è tratto dal libro I Heard You Paint Houses (frase ripetuta spesso nel film e che nonostante il significato macabro fa sorridere) scritto da Charles Brandt e basato sulla vita di Frank Sheeran (interpretato da Robert De Niro), sindacalista e mafioso statunitense che fece da tramite tra Jimmy Hoffa (interpretato da un bravissimo Al Pacino) e Cosa nostra degli USA.

Il film inizia con un lungo flashback narrato da un ormai anziano Frank che si trova in una casa di cura seduto su una sedia a rotelle. Frank inizierà così a raccontare il suo lavoro da pittore quando faceva il sicario per la mafia italiana degli Stati Uniti (per conto della famiglia Bufalino).

Il capofamiglia dei Bufalino è Russell (interpretato da Joe Pesci) che poco dopo lo presenterà a Jimmy Hoffa (sindacalista statunitense controverso soprattutto per i suoi legami e la sua complicità con la mafia).

The Irishman è sicuramente un film impegnato e impegnativo per chi decide di vederlo. Già la durata (tre ore e quaranta minuti) può mettere in crisi molti spettatori. Non è un film che ti spinge a vederlo fino alla fine per scoprire come va a finire, ha dialoghi importanti, di un certo spessore (che forse sono la parte più bella del film) e richiede una costante attenzione per essere capito e apprezzato appieno.

Il progetto di Scorsese insomma fin da subito si è presentato con un carico importante (e oltre a tutto ciò si aggiunge il budget non da poco richiesto per realizzarlo) e sicuramente anche per questo il film è stato rifiutato da molti case di produzione, ma non da Netflix.

Netflix, che non viene presa sul serio da molti produttori, il cui logo viene fischiato nelle presentazioni dei suoi film, ha dato carta bianca a Scorsese avendo reciproche soddisfazioni: Scorsese ha avuto la possibilità di fare tutto quello che voleva, e Netflix verrà associata al nome di un regista di spessore come Scorsese, nella speranza di non essere più derisa dagli altri produttori.

The Irishman è sicuramente un gran bel film a prescindere dal nome del regista che lo accompagna o dalla tematica trattata, ma mi sento anche di dire che non è per tutti.

Io stessa ho ammesso tra me e me che se lo avessi visto due-tre anni fa, quando ancora non ero così appassionata di cinema e di film d’autore, mi sarei annoiata a morte, cosa che invece non è successa, nonostante in giro, oltre alle lodi, abbia letto molte critiche proprio sulla lentezza di questo film.

È vero, non si può negarlo, The Irishman è un film lento; non dall’inizio alla fine eh, ci sono però delle parti che procedono lentamente e che possono annoiare alcune persone.

Personalmente questa caratteristica è passata in secondo piano di fronte ai dialoghi, che come dicevo prima sono secondo me la parte più bella del film: sono brillanti, racchiudono riferimenti ad altri dialoghi che i protagonisti si scambiano nel corso della pellicola, sono accattivanti e irriverenti.

La lentezza è passata in secondo piano anche grazie alle inquadrature ampie e alla fotografia che mi è piaciuta davvero molto. (Altra cosa che due-tre anni ignoravo).

Ed è passata in secondo piano anche di fronte alla bravura degli attori e in particolare di Al Pacino la cui performance è stata quella che in assoluto mi è piaciuta di più, forse anche merito del personaggio carismatico da lui interpretato.

È stato poi indubbiamente interessante conoscere la storia, o un pezzo almeno, della mafia italiana statunitense e anche la storia prettamente americana (i Kennedy per esempio hanno un loro ruolo nel film).

Quello che fin da subito si nota è il pessimismo. Frank è vecchio, con gli acciacchi che l’età comporta, si trova in una casa di riposo, da solo, non ci sono i membri della sua famiglia con lui né amici. Inoltre, quello che salta all’occhio, è che molti personaggi che compaiono vengono subito accompagnati da un fermo immagine in bianco e nero con la data della loro morte e il modo in cui sono morti.

È come se Scorsese volesse sottolineare il fatto che la mafia è come una guerra da cui difficilmente se ne esce vivi, integri e felici. O almeno questa è la mia interpretazione.

Un ultimo appunto sulla grafica e in particolare sulla tecnica usata per ringiovanire gli attori. Per me è stato un grande ni. A livello facciale sì, De Niro, Al Pacino e Pesci apparivano ringiovaniti (a inizio film), ma personalmente ho trovato difficile dare loro un’età perché secondo me era proprio complicato capirlo. La cosa poi stonava nel momento in cui c’erano delle scene di azione: in quei casi si notava che i movimenti erano lenti e impacciati perché gli attori d’altronde rimangono delle persone anziane. Questo non è stato proprio un bell’effetto, anzi, faceva sorridere, era quasi imbarazzante da vedere e non credo che fosse questo lo scopo di Scorsese.

Per il resto mi ripeto, The Irishman per me è stato davvero un bel film. Non credo sia per tutti, sicuramente lo consiglio agli amanti del cinema. Credo comunque che valga la pena dargli una possibilità. Vi suggerisco di guardarlo magari un sabato o una domenica pomeriggio (guardarlo di sera è un rischio) e di prestargli tutte le attenzioni che merita.

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