Un estraneo al mio fianco – Ann Rule: la vera storia di Ted Bundy, il più feroce serial killer americano, raccontata da chi l’ha conosciuto da vicino.

Un estraneo al mio fianco

un estraneo al mio fiancoTITOLO: Un estraneo al mio fianco

AUTORE: Ann Rule

EDITORE: Tea

PREZZO: € 15.00 cartaceo; € 7.99 e-book

 

RECENSIONE:

Chi era Ted Bundy?

Uno studente modello.

Un promettente avvocato.

Un uomo che ha aiutato molte persone, salvando la loro vita, facendo volontariato a un telefono amico.

Un uomo affascinante, carismatico e sicuro di sé.

Uno dei più feroci serial killer americani.

Un uomo che ha ucciso più di trenta donne, quasi quaranta. Ma potrebbero essere anche 130 o 300. Non si sa con esattezza. E io non mi stupirei se le vittime fossero 300.

Un estraneo al mio fianco racconta la storia di Ted Bundy vista dagli occhi di Ann Rule che è stata la più giovane agente in forza al dipartimento di polizia di Seattle, che era considerata un’esperta nel campo dei serial killer, che è stata consulente della CIA e dell’FBI, che era un’amica di Ted Bundy.

I due si sono conosciuti nel 1971, quando entrambi erano volontari alla Crisis Clinic di Seattle. Da quando si sono conosciuti a quando Ted è stato ucciso nel 1989 (condannato a morte in Florida) ci sono stati anni in cui tra i due non ci sono stati contatti. Ma in linea di massima Ted e Ann si sono sentiti varie volte al telefono e si sono scambiati moltissime lettere.

Per Ann Ted era il fratello minore che ha perso molto giovane, suicidato. E per molti anni ha fatto fatica a credere che fosse davvero lui l’assassino di tutte quelle giovani donne. Ma le somiglianze tra lui e l’identikit fornito da testimoni e vittime scampate all’assassinio prima, e gli indizi poi, ad un certo punto non potevano essere ignorati.

Un estraneo al mio fianco è un libro di true crime. Ci sono date, luoghi, nomi e cognomi di donne uccise e di donne scampate per miracolo alla furia omicida di Ted. Ci sono i dettagli, i dettagli macabri di come Ted ha ucciso le sue vittime e di come queste vittime sono state ritrovate.

E non vi nego che a un certo punto ho iniziato ad avere paura. Ted veniva scambiato per un bravo ragazzo qualsiasi. Usava dei gessi finti sulla gamba o sul braccio per trarre in inganno le sue vittime. Come si fa a non fidarsi di una persona che chiede aiuto perché con quel braccio ingessato non riesce a tenere la valigetta? Come si fa a non fidarsi di un sorriso come il suo? Come si fa a non rimanere incantate di fronte a un uomo dagli occhi azzurri in difficoltà?

Ted era un genio. Sociopatico, antisociale, violento, sadico, ma un genio. Una persona che se solo avesse voluto poteva avere il mondo ai suoi piedi. Poteva diventare un avvocato di successo e avere una splendida famiglia al suo fianco.

Poteva.

Ma ha preferito usare la sua intelligenza per fare del male.

E forse anche questo fa male, perché ci rendiamo conto dello spreco, della fortuna che ha avuto nel nascere bello, intelligente e amato, e di come abbia gettato con estrema facilità tutto ciò.

Lo stile di Ann Rule è molto giornalistico, d’altronde questo era il suo lavoro, e forse questa caratteristica ostacola un po’ il lettore. I toni comunque oscillano tra l’essere distaccati e oggettivi all’emotività e ai sentimenti, contrastanti, che la scrittrice provava nei confronti di Ted.

La storia di Ted Bundy è sicuramente interessante e anche appassionante. È incredibile come Ted sia riuscito a farla franca per molti anni (sicuramente anche a causa dell’epoca, visto che non si disponeva di strumenti moderni di cui può avvalersi oggi la polizia), di come sia riuscito ad evadere due volte, di come sia riuscito a sposarsi in tribunale sotto gli occhi del giudice colto alla sprovvista, di come sia riuscito a mettere incinta sua moglie stando in carcere (complimenti guardie, complimenti), di come abbia scampato la sedia elettrica per ben tre volte (la quarta è stata quella… “buona”), di come si sia difeso in tribunale e abbia licenziato circa quattordici avvocati considerati da lui non all’altezza. E si potrebbe continuare ancora, e ancora.

La storia di Ted Bundy ti fa venire i brividi. Sono laureata in psicologia, per conto mio ho studiato la devianza e il comportamento antisociale, ho visto diverse serie tv su serial killer, sono appassionata all’argomento, ma quello che si legge in Un estraneo al mio fianco a un certo punto mette a dura prova anche i più esperti perché Ted Bundy non ti fa sentire al sicuro nemmeno a casa tua, chiusa dentro a chiave; perché Ted Bundy non ti fa sentire al sicuro nemmeno ora, che è morto da trent’anni.

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