Disincanto – Prima stagione, Seconda parte: ritornano la principessa Bean, l’elfo Elfo e il demone Luci con le loro avventure e disavventure a Dreamland.

Disincanto

RECENSIONE:

Se vi siete persi la recensione della prima parte della prima stagione la potete trovare qui.

Come sempre quando si parla di un seguito (che sia di una serie tv, come in questo caso, o di un libro) non mi soffermerò sulla trama per non farvi spoiler nel caso non abbiate visto la prima parte di Disincanto.

Veniamo dunque subito al sodo.

Lo stile di Matt Groening resta immutato e ricorda, per ovvi motivi, i Simpson e Futurama. I suoi personaggi sembrano delle caricature fatte appositamente per prendersi gioco di noi, con satira, ironia e sarcasmo sempre pronte a colpirci. C’è da dire però che sono personaggi che, nonostante tutto, hanno qualcosa da insegnarci. Sembra impossibile, ma in Disincanto non mancano alcuni messaggi degni di nota.

In questa seconda parte si indaga e si denuncia la condizione e la discriminazione delle donne, si parla di medicina e di progressi scientifici, ci vengono fatte vedere le abitudini del popolo retrogrado e bigotto. Insomma, il contesto storico è quello medievale, ma Groening adatta il tutto come se i riferimenti fossero rivolti alla nostra società e al mondo contemporaneo.

Rispetto alla prima parte, la seconda parte di Disincanto era partita molto bene, tanto che pensavo fossimo arrivati a una svolta, ma purtroppo dopo tre episodi ho dovuto ricredermi.

Certo, la storia e la trama di per sé sembrano un po’ più lineari, sembra esserci con maggior frequenza un filo logico e di sicuro anche alcuni personaggi secondari hanno raggiunto una loro tridimensionalità, ma.

Ma la storyline finale con cui si era conclusa la prima parte di questa prima stagione ha subito una brusca frenata nel giro di tre episodi, come dicevo sopra, e poi la serie ha adottato la formula tipica della prima stagione, portando dei racconti autoconclusivi in ogni puntata e dando allo spettatore l’impressione di guardare una serie inconcludente, che non porta da nessuna parte.

Sicuramente con la seconda parte Disincanto ha raggiunto un livello di maturità e di coerenza maggiore, sicuramente Groening sta mettendo sullo schermo la sua follia creativa, sicuramente il livello generale della serie si è alzato, sicuramente è divertente e irriverente, ma c’è del potenziale che non è stato sviluppato come dovrebbe, ma ci sono dei divari qualitativi non da poco tra una puntata e l’altra, ma non soddisfa mai del tutto lo spettatore (se non in quei famosi primi tre episodi) con Bean, Elfo e Luci che almeno rappresentano un fantastico trio (trio, appunto, perché loro tre assieme sono infinitamente meglio di loro tre presi singolarmente).

Insomma, la mia impressione non è super positiva, anzi, è molto simile alla prima parte della prima stagione, ma ci sono stati sicuramente dei punti positivi in questa seconda parte e grazie a questi punti positivi darò alla serie un’altra possibilità (sono stati confermati altri venti episodi, probabilmente una seconda stagione suddivisa in prima e seconda parte come la prima stagione), ma ci sono buone probabilità che la prossima sia l’ultima possibilità che darò a Disincanto.

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