La stanza delle meraviglie – Brian Selznick: un libro silenzioso, le cui immagini raccontano quanto le parole, se non di più.

La stanza delle meraviglie

la stanza delle meraviglieTITOLO: La stanza delle meraviglie

AUTORE: Brian Selznick

EDITORE: Mondadori

PREZZO: € 19.00 cartaceo

 

RECENSIONE:

Ben e Rose sono lontani nel tempo di ben cinquant’anni, eppure sono molto vicini.

Conosciamo Ben nel 1977 quando ha appena perso la madre, l’unico genitore che abbia mai avuto, e vive nella casa dei suoi cugini. Trova tra i vecchi oggetti della madre un nome e alcune indicazioni che potrebbero condurlo da suo padre, e decide di scappare per cercarlo.

Rose vive nel 1927 quasi sempre chiusa in una casa, perché la sua famiglia ha paura che la sua sordità non le permetta di affrontare il mondo, ma un giorno Rose deciderà di provare a uscire e vedere cosa succederà.

Gli sembrava di essere in viaggio da mesi, ma non poteva essere passato più di un giorno o due. Strinse la valigia che teneva per terra tra le gambe. Le fibbie erano rotte, ma restava chiusa lo stesso.

Ben e Rose si ritroveranno a camminare sulle stesse strade, a vedere e a cercare le stesse cose senza saperlo, e noi li seguiamo in parallelo negli stessi luoghi, leggendoli con Ben e vedendoli con Rose.

Nel particolare stile di questo autore, infatti, vediamo i due protagonisti raccontati in modo diverso: Ben attraverso le parole, come qualunque altro libro, e Rose attraverso le immagini, senza parole, tranne qualche scritta che incontra lungo il suo percorso, sempre parole scritte e mai pronunciate. Con disegni molto espressivi e movimenti simili a una ripresa cinematografica, Selznick riesce a farci capire cosa provano i personaggi, cosa desiderano e su quali particolari dobbiamo concentrarci. Sembra dimostrarci che le parole non servono per rendere chiara una storia.

Il silenzio che troviamo nella storia di Rose c’è anche con Ben, perché è sordo da poco, deve destreggiarsi in questo nuovo mondo senza suono e improvvisare mezzi per comunicare. Ho trovato molto interessante il punto di vista di due non udenti visto che c’è sempre poca informazione a riguardo e la cui integrazione a volte viene trascurata.

Il ragazzo provò ad immaginare la colonna sonora di clacson, urla e stridore di freni, ma davanti a lui tutto si svolgeva nel silenzio, come un film dell’orrore senza il volume.

Anche se le due storie sono molto simili e percorrono gli stessi luoghi negli stessi momenti, la trama non appare mai ripetitiva. Al contrario, i due punti di vista aiutano a formare un quadro completo dei luoghi descritti. Brian Selznick è molto preciso nelle descrizioni, ha visitato personalmente i luoghi in cui è ambientata la storia e in appendice allega i nomi dei documenti che ha consultato per la stesura. La sua precisione non appesantisce in alcun modo il libro, il cui tono risulta adatto anche a un giovane lettore e senza essere banale per un adulto.

Una particolare attenzione è dedicata ai musei, alla loro nascita storica e a cosa rappresentano per le persone comuni e per chi ci lavora, o a come ognuno di noi abbia il proprio museo personale. Buona parte di questa storia è ambientata proprio in un museo, che diventa vivo, diventa un parco giochi per i bambini e luogo di conforto per anziani e appassionati. È come se fosse il terzo protagonista de La stanza delle meraviglie.

In un certo senso, chiunque raccolga oggetti nell’intimità delle mura domestiche è un curatore. Il semplice fatto di scegliere in che modo esporre le vostre cose, decidere quali quadri mettere in mostra e dove, e che ordine dare ai libri, vi pone nella stessa medesima categoria di un curatore di museo.

Creando suspense in ugual modo nella parte scritta e nella parte disegnata, Selznick riesce ad appassionare il lettore in entrambe le storie, spingendolo a cercare di indovinare se e come i due protagonisti siano collegati tra loro. La soluzione finale non è forse molto originale, ma rimane emozionante.

La stanza delle meraviglie è un libro silenzioso con la dolcezza di una fiaba, che racconta due storie uniche, quotidiane eppure molto speciali e sempre molto umane.

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A presto lettori,

Fabiana

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