Un gioco di troni – George R. R. Martin: primo libro della saga fantasy delle Cronache del Ghiaccio e del Fuoco, conosciuta anche come Il Trono di Spade.

Un gioco di troni

un gioco di troniTITOLO: Un gioco di troni

AUTORE: George R. R. Martin

EDITORE: Mondadori

PREZZO: € 25.00 cartaceo

 

RECENSIONE:

Premessa: non ho la minima idea di cosa scriverò in questo articolo perché parlare delle Cronache del Ghiaccio e del Fuoco è tremendamente difficile, almeno per me.

A Game of Thrones è un fantasy di George R. R. Martin, pubblicato per la prima volta nel 1996, rimasto quasi sconosciuto finché la HBO nel 2011 non ha deciso di farne una trasposizione televisiva di successo.

Nel mondo inventato da Martin ci sono Sette Regni, ogni Regno ha la sua storia, con la sua casata e i suoi personaggi. Ovviamente a regnare su tutti e sette i regni c’è un solo re, all’inizio del libro sarà Robert Baratheon. Ma come in un buon libro che si rispetti il re non è amato da tutti e diverse persone aspirano al potere. Intrighi e sotterfugi saranno all’ordine del giorno e a rischiare la vita o a morire (male) può essere anche il personaggio che davi per scontato sarebbe vissuto fino alla fine perché “dai, è il protagonista, non può morire” (citazione famosa della sottoscritta quando, prima di leggere i libri, ha visto la prima stagione della serie tv).

Il libro si sviluppa grazie al punto di vista di diversi personaggi:

Bran (secondogenito di Lord Eddard Stark) che ama scalare qualsiasi cosa e ha il sogno di diventare cavaliere;

“No, non piangere. Vola!”

«Non so volare! Non posso volare, non posso…» disse Bran.

“Come fai a esserne certo? Hai mai provato?”

Catelyn (per gli amici Cat; è moglie di Eddard, e madre di Bran e di altri figli), una donna forte, pronta a qualsiasi cosa per il bene dei propri pargoli;

Daenerys (per gli amici Dany; una delle ultime discendenti della dinastia dei draghi, i Targaryen, che hanno regnato a lungo prima di Robert Baratheon), da ragazzina debole diventerà una donna forte e tenace;

Eddard (per gli amici Ned; Lord di Grande Inverno, marito di Cat, padre di Bran & co.), uomo d’onore per eccellenza, migliore amico di Robert Baratheon;

«[…] L’uomo che toglie la vita a un altro uomo ha il dovere di guardarlo negli occhi e di ascoltare le sue ultime parole. Se il giustiziere non riesce ad affrontare questo, allora forse il condannato non merita la morte. […] Un sovrano che si nasconde dietro un boia fa in fretta a dimenticare che cos’è la morte.»

Jon (figlio bastardo di Ned; odiato da Cat, amato dai suoi fratelli), si sente sempre fuori posto e deciderà di andarsene con i Guardiani della Notte che si trovano nella Barriera (un’enorme… barriera di ghiaccio che serve a tenere lontani i bruti e gli Estranei, creature di morte dagli occhi di ghiaccio);

«Mai, mai dimenticare chi sei, perché di certo il mondo non lo dimenticherà. Trasforma chi sei nella tua forza, così non potrà mai essere la tua debolezza. Fanne un’armatura, e non potrà mai essere usata contro di te.»

Arya (figlia minore di Ned e Cat), non le interessa cucire e spettegolare, vuole combattere e andare a cavallo;

Tyrion (figlio minore di Lord Tywin, casata dei Lannister), è un nano, per ovvi motivi non sa combattere, quindi preferisce leggere per usare la mente come arma (ma non disdegna il vino né le puttane);

«[…] Ho una visione quanto mai realistica sia delle mie debolezze sia dei miei punti di forza. Come arma, mio fratello ha la spada e re Robert la mazza da combattimento. Io ho la mente, e per continuare a essere un’arma valida, la mente ha bisogno dei libri quanto una spada ha bisogno della pietra per affilarla.»

[…]

«Per questo, Jon Snow, io leggo così tanto.»

Sansa (figlia maggiore di Ned e Cat), non va d’accordo con Arya, ha un’indole romantica e docile, è la tipica lady di un castello.

So che potrebbe non esserci un senso tra l’ordine con cui ho nominato i pov di questo libro ma ho seguito l’ordine di apparizione. Sembra anche facile pensare di fare confusione, ma no, credetemi, è praticamente impossibile.

I personaggi creati da George R. R. Martin sono troppo ben caratterizzati, sono tutti così diversi tra loro e così peculiari che confondersi non è proprio possibile.

I capitoli migliori (vorrei dire in tutti i libri, ma mi limito a questo) sono a mio avviso quelli di Tyrion. Tyrion è una persona odiata dalla propria famiglia (ad esclusione del fratello) perché è un mostro deforme, perché la madre è morta dandolo alla luce, perché non ha peli sulla lingua, perché è intelligente e furbo, buono e giusto. Insomma, Tyrion è un figo.

«Mostra che le loro parole possono ferirti, e non sarai più libero dalla derisione. Se proprio vogliono darti un nome, accettalo, fallo tuo, in modo che poi non possano mai più usarlo per farti del male.»

Nei libri successivi ci saranno anche altri personaggi a prendere voce, ad avere i loro capitoli, e ci saranno personaggi, sebbene importanti, che non avranno mai parola, li conosceremo sempre e solo per mezzo di altri che parlano e che vivono la loro storia.

Il mondo creato da Martin è complesso e articolato, e nel fantasy è stato una ventata d’aria fresca. Non è Il Signore degli Anelli, anche se indubbiamente Martin lo conosce. Non ci sono gruppi di persone che cercano di salvare il mondo, ognuno gioca per sé o al massimo per la famiglia, ma il mondo? I cittadini? Nah, gente inutile. E se per caso per qualcuno il popolo è importante, be’ quel qualcuno avrà vita breve.

Con George R. R. Martin non si è mai al sicuro, i personaggi che amate probabilmente sono i primi a morire e a morire male, ma proprio male. Con George R. R. Martin non c’è limite al peggio, non c’è limite al sangue, chiunque può diventare carne da macello. E si soffre, diavolo se si soffre, e ci si arrabbia pure perché dai, quest’uomo dev’essere un sadico, non ci sono altre spiegazioni.

La scrittura di Martin è magistrale, trovo che sia veramente difficile trovare qualcuno che scriva così bene. Già solo per questo le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco è una serie che andrebbe letta.

L’unico vero problema di quest’uomo è la lentezza. Sono anni che sto (e stiamo) aspettando i nuovi libri (non l’ho detto prima, ma questa per me è una rilettura), ma lui se la ride, diventa sempre più grosso e probabilmente farà un infarto prima di pubblicare i seguiti, prendendosi gioco di noi ancora una volta.

Al gioco del trono o si vince o si muore.

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4 Replies to “Un gioco di troni – George R. R. Martin RECENSIONE LIBRO

  1. Bellissima recensione Erika, come sempre d’altra parte! Lo sto rileggendo anche io proprio adesso e devo dire che non avrei saputo presentarlo meglio di te. Oltretutto non sono mai andato oltre il primo libro, c’era qualcosa, quel tirarla per le lunghe che cozzava con la mia indole. Ora che tante cose sono cambiate credo che andrò ben oltre il primo libro.

    Una cosa soltanto te la critico: quasi sconosciuto fino al 2011 non si può proprio sentire !! 😉
    Era già un cult tra gli appassionati del Fantasy (scritto con la maiuscola non a caso) bem prima della famosissima serie TV.

    Ciao!

    1. Grazie Fabio, non so nemmeno se definirla una recensione in realtà ahahahaha. Però dai, il quasi l’ho messo, se non lo mettevo allora non si poteva proprio sentire. Scherzi a parte, quello che intendevo dire è che rispetto a quando è uscita la serie nessuno parlava delle Cronache, se non nella nicchia ristretta dei super fan del fantasy, dalla serie ha avuto una risonanza di gran lunga maggiore.

      1. Hai certamente ragione, ha centuplicato i lettori e forse più dopo la serie tv. Oltretutto Martin non lo ha mai negato e si è detto più volte felice e onorato del successo della serie, a differenza di Sapkowski (altro autore Fantasy contemporaneo da paura) che si è mostrato molto snob e spocchioso nei riguardi dei videogiochi che lo hanno reso immensamente famoso.

        1. Lui non lo conosco; per me è un grande sbaglio, al giorno d’oggi se un libro (fantasy) ha successo è normale aspettarsi serie tv e videogiochi a riguardo, e se io fossi uno scrittore ne sarei onorato!

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