Il codice – James Dashner: ultimo capitolo della saga fantascientifica The Maze Runner che offre un interessante appronfondimento sulla serie.

Il codice

il codiceTITOLO: Il codice

AUTORE: James Dashner

EDITORE: Fanucci

PREZZO: € 12.90 cartaceo

 

RECENSIONE:

L’ultimo capitolo della saga di The Maze Runner esplora gli anni di Thomas da quando si è separato dalla sua famiglia a quando entrerà poi nel labirinto; anni di cui sappiamo già qualcosa attraverso i flashback dei libri precedenti, ma che apparivano sempre avvolti da molto mistero.

Vediamo Thomas crescere tra le mura della C.A.T.T.I.V.O. sbirciandone i segreti e comprendendo la sua posizione all’interno di essa. La mia più grande domanda quando mi sono approcciata a Il codice riguardava proprio la lealtà di Thomas alla C.A.T.T.I.V.O., tanto decantata dall’istituzione quanto negata dal ragazzo durante l’intera saga. Senza dirvi nulla, posso dire che la risposta mi ha molto soddisfatta e l’ho trovata coerente sia al suo carattere che alla situazione in cui si trovava.

Ancora una volta, infatti, Dashner indaga l’umanità in situazioni estreme. Stavolta siamo nel mezzo del contagio, con adulti che hanno perso tutto ciò che avevano e hanno compensato la perdita come hanno potuto: non spaccati impazziti, ma uomini distrutti. Non c’è passione, non c’è affetto che sia sopravvissuto immutato all’eruzione, e il concetto dominante che ha sostituito tutto è “Il fine giustifica i mezzi”, morale di cui si appropriano anche i protagonisti, ognuno a suo modo.

«Una volta, non ero un tale bastardo, credimi. Il mondo, le persone per cui lavoro» indicò tutt’intorno a sé senza additare un punto preciso, «hanno trasformato il mio cuore in un pezzettino di carbone nero. Mi dispiace per te.»

In questo modo Thomas accetterà di fare quello che la C.A.T.T.I.V.O. gli chiede, scenderà a compromessi e confermerà molte cose che già il lettore poteva intuire dai flashback. Vediamo anche la determinazione di Teresa crescere, come potevamo immaginare. E tutto sotto l’osservazione minuziosa della C.A.T.T.I.V.O. onnipresente come un Grande Fratello orwelliano.

In questo libro la sorpresa non è scoprire gli eventi che devono accadere, ma scoprire come avverranno e come i protagonisti li affronteranno. Il rischio era che la narrazione diventasse prevedibile o noiosa, ma non lo è mai stata. Leggendo, cercavo conferme a quello che già sapevo e mi chiedevo come l’autore avrebbe sciolto i miei dubbi. Conoscere già il futuro dei personaggi ha inoltre reso alcune scene molto più emozionanti di quanto appaiano in realtà, perché il lettore sa come saranno davvero le loro vite, sa che molti loro sogni saranno irrealizzabili e sa quali dei loro saluti saranno gli ultimi.

Thomas sosteneva che stava istruendo Chuck a fare cose importanti ma, in realtà, aveva bisogno di lui. La solitudine gli affollava spesso la mente di ricordi e Chuck era un faro che illuminava l’oscurità.

Poiché la storia occupa molti anni, ogni capitolo specifica il giorno, l’anno e l’ora in cui si svolge l’evento, come se fosse un diario, accorgimento che permette all’autore di fare salti temporali anche notevoli, mantenendo la narrazione snella. È l’unico punto in cui la narrazione si avvicina allo stile diaristico insieme all’e-mail con cui si chiude il libro, come i precedenti. E come in precedenza, l’e-mail finale fa rivalutare un particolare dell’intera serie, tanto che sarei curiosa di sapere se fosse stato pensato fin dall’inizio oppure se si tratti di una revisione a posteriori.

Lo stacco temporale che c’è tra molti capitoli ha fatto sì che James Dashner rispettasse i confini dei capitoli come nuclei narrativi indipendenti, come aveva fatto ne La mutazione, invece di interrompere i capitoli con dei colpi di scena, come invece aveva fatto nella saga principale. Per il resto il suo stile non è cambiato rispetto ai libri precedenti: è molto asciutto e crudo, con descrizioni essenziali, ma che giungono al punto. Lo stile non è variato molto nemmeno quando Thomas era piccolo: ha rispecchiato poco la mentalità infantile dei protagonisti, che mi sono sembrati sempre giovani adulti, indipendentemente dall’età. Non lo considero un difetto, ma è una caratterizzazione mancata che reso difficile capire la loro età solo dal comportamento.

La serie è così terminata in modo più che soddisfacente, rispondendo a tutte le domande che aveva lasciato in sospeso e parlando ancora al lettore di cosa sia l’etica.
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A presto lettori,

Fabiana

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