Westworld – Seconda stagione: un gioco virtuale che si confonde con la realtà dove anche i robot provano sentimenti e libero arbitrio.

Westworld

Se vi siete persi la recensione della prima stagione la potete trovare qui.

Arrivo dritta al punto: la seconda stagione di Westworld non ha niente a che vedere con la prima.

In linea di massima è stato tutto un po’ deludente a partire dalle puntate troppo lente e a volte pure scontate permettendo allo spettatore di capire dove si sarebbe andati a parare, cosa che nella prima stagione era letteralmente impossibile. Col procedere delle puntate c’è stato sicuramente un miglioramento, ma si è confermata non all’altezza della prima.

Ero preparata. La prima stagione è stata perfetta, davvero. Non c’era stata una puntata che non mi fosse piaciuta, non c’erano stati dei momenti in cui mi fossi annoiata. Mantenere il livello così elevato non era fattibile, ma mi scoccia comunque perché sarebbe potuta essere una seconda stagione migliore di quella che è stata.

Dolores a mio avviso è stato il personaggio più deludente: si trasforma nel cattivo di turno che però non ha personalità, non ha carisma, non ha sentimenti nemmeno nei confronti delle persone che l’hanno sempre amata (ad eccezione del padre). Se nella prima stagione era un robot sempre più umano, qui diventa sempre più robot, mossa solamente dai suoi obiettivi da raggiungere, non ha importanza il mezzo, non hanno importanza i morti, non hanno importanza gli amici o il fidanzato. Una macchina da guerra senza sentimenti, e vista l’evoluzione avvenuta nella prima stagione, questa involuzione non mi è piaciuta per niente, non perché non sia d’accordo con le sue azioni, ma perché quando c’era lei tutto diventava più noioso e piatto.

Nulla da dire invece sulla performance degli attori e soprattutto su Anthony Hopkins: quando entrava in scena lui mi ritrovavo ammutolita per la sua bravura; sa convergere tutta l’attenzione dello spettatore su di sé con la sua semplice capacità narrativa. Con Westworld l’ho sentito recitare per la prima volta in lingua originale e WOW, da mozzare il fiato. Nulla da togliere ai nostri doppiatori italiani, che indubbiamente sono bravi, davvero, ma non c’è paragone a guardare un film in lingua, tanto più con attori del calibro di Hopkins.

Se con la prima stagione ogni volta che terminava una puntata avevo voglia di vedere quella successiva, in questa seconda stagione ogni volta che terminava una puntata calcolavo quante ancora me ne mancavano per poter dire “finalmente l’abbiamo finita”.

Guarderò la terza? Sì, ma se è al livello della seconda non so se la porterò a termine.

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A presto serie tv addicted,

erigibbi

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