Racconti di Pietroburgo – Nikolaj Vasil’evič Gogol’: una raccolta di racconti ambientati a Pietroburgo accomunati da satira e un po’ di realismo magico.

Racconti di Pietroburgo

racconti di pietroburgoTITOLO: Racconti di Pietroburgo

AUTORE: Nikolaj Vasil’evič Gogol’

EDITORE: Garzanti

PREZZO: € 9.00 cartaceo; € 2.99 e-book

 

RECENSIONE:

Come si deduce già dal titolo, si tratta di una raccolta di racconti ambientati a Pietroburgo, raggruppati in un unico libro dopo la morte dell’autore (è ancora comune, infatti, trovare edizioni singole dei due racconti più celebri: Il naso e Il cappotto).

Apparentemente molto diversi tra loro, i cinque lunghi racconti sono accumunati da una satira del mondo coevo, condita da un realismo magico presente in modo più o meno prorompente. Pietroburgo non è solo l’ambientazione, ma è anche il fulcro della satira stessa: una città fondata dallo zar Pietro il Grande per essere un centro burocratico dell’impero, ruolo che ha trasformato profondamente gli abitanti.

Pietro il Grande, per favorire l’ascesa sociale dei meritevoli, creò una scala gerarchica dei lavori statali dove chiunque, pur partendo dai ruoli più bassi, potesse per merito ascendere nel lavoro e di conseguenza nella società. Questo assicurava impiegati competenti, fedeli e soddisfatti, ma cambiò il volto della società. Il valore della casa di nascita era ora affiancato all’impiego statale e una nuova nobiltà civile stava prendendo forma.

Gogol’ ci mostra questa società in cinque racconti: una società dove l’impiego diventa fonte di orgoglio o insoddisfazione, dove quello stesso ruolo può aprire o chiudere altre possibilità, dove quel ruolo diventa più importante della persona stessa, come si vede in particolare ne Il cappotto e Le memorie di un pazzo. Con nuovi ruoli che precedono le persone, non sono rari comportamenti di falsità e una sensazione di perdita dei valori di bellezza e virtù, approfonditi ne La prospettiva Nevskij; in contemporanea, ne Il ritratto, la perdita dei valori si mostra anche nel rapporto tra l’artista e denaro. Molte delle riflessioni sono valide anche nella nostra modernità, dove ancora adesso il lavoro e lo stato economico di una persona la precedono nei rapporti con gli altri.

La bellezza fa autentici miracoli. Ogni difetto morale di una bella donna, lungi dal generare repulsione, diventa invece al massimo grado attraente; il vizio stesso spira leggiadria; ma scompaia la bellezza, e una donna dovrà essere venti volte più intelligente di un uomo per attirarsi, non dico amore, ma almeno stima. (La prospettiva Nevskij)

Vi è infine Il naso, il più celebre racconto di questa raccolta, dove l’assurdo prende piede quando all’assessore di collegio Kovalyov si stacca il naso, senza un vero motivo apparente, lasciando al suo posto pelle perfettamente liscia e rimarginata. Davanti a questa piccola e inspiegabile tragedia, l’autore ci mostra una reazione dei personaggi diversa da come ce l’aspetteremmo, reazioni di una società i cui valori sono sbilanciati.

Nonostante Il naso sia alquanto ironico, sono stati altri racconti ad avermi stupita maggiormente, in particolare Il ritratto, dove una presenza demoniaca, tipica del folcklore russo, aleggia su tutto il racconto, lasciando il dubbio se sia reale o semplicemente un caso. Mi ha poi stupito molto la prima parte de La prospettiva Nevskij, in cui al centro della narrazione c’è la via stessa e come essa cambia nelle varie ore del giorno.

Ma è stato Memorie di un pazzo a stupirmi maggiormente con il suo stile quasi novecentesco, un flusso di coscienza di un protagonista che sfiora la follia e peggiora sempre più. Il lettore è nella sua mente e ne segue i ragionamenti sconnessi e pieni di sottointesi.

Da tempo avevo il sospetto che i cani fossero più intelligenti degli uomini; ed ero perfino convinto che potessero parlare, ma che, soltanto, ci fosse in loro una specie di cocciutaggine. Sono dei grandi politiconi: osservano ogni cosa, non perdono una sola mossa di una persona. (Memorie di un pazzo)

Se non siete abituati a leggere libri russi, potreste incontrare qualche difficoltà con Racconti di Pietroburgo per i nomi molto diversi dai nostri o per la gerarchia delle cariche statali; tuttavia, in quasi tutte le edizioni ci sono delle brevi note che danno alcune spiegazioni quando necessario.

È un libro breve ma denso che non mi ha entusiasmata, pur riconoscendone il valore e pur essendo abituata agli autori russi ottocenteschi. A parte nei casi di cui vi ho parlato, lo stile non è particolarmente coinvolgente, né in generale si tratta di un libro emozionante: procede regolare, senza picchi o colpi di scena, uno stile diverso da quello odierno, che rallenta se non si è appassionati e di cui bisogna essere consapevoli prima di iniziare la lettura.

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Fabiana

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