La sala da ballo – Anna Hope: un romanzo in cui scopriamo che la musica può alleviare la malattia e portare alla scoperta dell’amore.

La sala da ballo

la sala da balloTITOLO: La sala da ballo

AUTORE: Anna Hope

EDITORE: Ponte alle Grazie

PREZZO: € 16.80 cartaceo; € 9.99 e-book

 

RECENSIONE:

Ella Fay è una giovane filandaia internata nel manicomio di Sharston con una diagnosi d’isteria per aver rotto una finestra nel suo posto di lavoro. Jhon Mulligan è un giovane affetto da depressione che si trova nello stesso manicomio nel reparto degli incurabili.

Questo manicomio è molto particolare perché al suo interno ogni venerdì sera si aprono le porte di un grande soggiorno dove i pazienti, donne e uomini, s’incontrano e sono invitati a ballare, in quanto secondo il dottor Fuller la musica può essere curativa.

Credo che ai pazienti piaccia, ho fatto qualche tentativo con vari compositori. Sta quasi diventando un medicina.

De La sala da ballo mi sono piaciute poche cose. Avevo alte aspettative su questo romanzo e non dico che ne sia rimasta delusa ma non sono nemmeno convinta della sua bellezza.

La storia di base parla dell’amore che può essere provato anche in un contesto triste e delicato come un manicomio: molto bello questo punto di vista ma a mio avviso la storia non è stata strutturata nel migliore dei modi. L’autrice, Anna Hope, ripeteva le stesse situazioni quasi come a voler trovare un modo per allungare il romanzo.

Le cose che invecemi sono piaciute molto sono state le descrizioni dell’interno del manicomio, soprattutto della sala da ballo: descrizioni molto minuziose che sono quasi riuscita a farmi raffigurarmi la maestosità della sala (anche se a mio avviso non so quanto questo possa essere reale all’interno di un manicomio):

E poi nel bel mezzo del manicomio, tanto da costituirne per varie ragioni il cuore, qualcosa di assolutamente inaspettato: una magnifica sala da ballo, lunga trenta metri e larga quindici, con un grande palcoscenico all’estremità. Nei sedici finestroni ad arco, bellissime vetrate con uccelli e fasci di rovi colorati. La luce estiva formava una pozza sulla pista da ballo in parquet flottante. In alto, la galleria cingeva la sala per tutta la lunghezza, mentre il soffitto, era rivestito di pannelli dorati.

Un’altra cosa che è mi piaciuta è il fatto che Anna Hope abbia tenuto fede alla crudeltà dei manicomi, a come i pazienti potevano venire facilmente “puniti” e lasciati chiusi al buio per giorni o mesi, legati al letto o con la camicia di forza, a come venivano obbligati a mangiare intubati e come venivano trattati in malo modo perché giudicati pazzi e lontano dalla concezione di persona sana e normale, per quanto la definizione di normalità possa avere un significato oggettivo.

Per concludere, La sala da ballo ha un inizio molto lento e anche per il corso del libro mi sono annoiata in molti punti ma mi sento comunque di consigliarvene la lettura per i punti a suo favore sopra citati.

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A presto lettori,

Micaela

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