Vita di paese – Maria Caterina Basile: un romanzo breve che riesce a trasmettere l’angoscia interiore del protagonista e ci fa entrare in empatia con lui.

Vita di paese

vita di paeseTITOLO: Vita di paese

AUTORE: Maria Caterina Basile

EDITORE: Nulla Die

PREZZO: € 10.00 cartaceo

 

RECENSIONE:

Damiano Pellegrino, trentacinquenne simbolo di una generazione in viaggio, fa ritorno nella sua terra, dalla quale era fuggito 17 anni prima, rimasta nell’attesa di un futuro che pare non compiersi mai, per provare a trovare finalmente se stesso e affrontare il passato che da anni lo tormenta.

Damiano è un uomo irrequieto, dall’anima tormentata, un uomo che sembra non trovare pace in nessun luogo e con nessuno al proprio fianco. Un uomo insoddisfatto della propria vita che torna alle origini alla ricerca di se stesso.

Chi si era separato dalla moglie, chi non si parlava più con il fratello, chi si era ridotto sul lastrico, chi aveva perduto il lavoro, chi aveva i figli lontani, chi viveva da solo, abbandonato da tutti, chi era rimasto vedovo, chi si era ammalato: e, in mezzo a loro, c’ero io. Tra l’avaro e il maldicente, tra l’alcolizzato e il donnaiolo, il superbo e l’altruista, il presuntuoso e il modesto, l’ottantenne e il ventenne, c’ero io, proprio io! Non ero diverso da nessuno e, così pensando, il mio dolore si alleviava, perché mi convincevo di non essere il solo a portarsi dentro un rimorso che gli rodeva l’anima.

Sarò proprio in questo paese, in cui tutto ha avuto inizio e fine, che Damiano pian piano ricomincerà a vivere e ad apprezzare la vita.

E mi viene in mente che tutti soffriamo, in un modo o nell’altro, le stesse paure, angosce, dolori: ciò che cambia è il modo in cui li esprimiamo. C’è chi si chiude in un silenzio tombale di routine quotidiana, chi trova sollievo nella compagnia di un cane o di un gatto, chi si confida con i preti, i più fortunati con gli amici, i mariti o le mogli, chi si affida all’ironia, chi si rifugia nell’arte o nella letteratura, chi si lascia narcotizzare da tv e giornali e chi mette il broncio per una vita. Eppure siamo tutti accomunati dall’essere… vivi, appunto. E dall’inquietudine di non esserlo più da un giorno all’altro, di non essere più… visibili, appunto.

Vita di paese è un romanzo breve e di solito i romanzi brevi non mi conquistano mai a dovere perché non ho il tempo per affezionarmi al protagonista e/o perché trovo che l’autore potesse scrivere e comunicare qualcosa in più. Non è questo il caso di Vita di paese di Maria Caterina Basile.

Si tratta infatti di un romanzo che è riuscito a farmi immaginare molto vividamente Damiano e la sua angoscia interiore ma anche la sua crescita personale. Sono quindi riuscita, con sole 70 pagine, ad empatizzare con il protagonista: ho provato le sue stesse pene e la sua stessa sofferenza e inquietudine ma allo stesso tempo ho provato la sua soddisfazione e realizzazione finale, gioendo con lui.

Una lettura che vi consiglio!

Non si può amare qualcuno che non ama se stesso.

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erigibbi

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