Canto di Natale – Charles Dickens: romanzo sociale, favola commovente, caricaturale e poetica; un’allegoria sulla possibilità di cambiare il proprio destino

canto di natale

canto di nataleTITOLO: Canto di Natale

AUTORE: Charles Dickens

EDITORE: Bur Rizzoli

PREZZO: € 10.00 cartaceo; € 2.99 e-book

 

RECENSIONE:

Il protagonista di Canto di Natale è il vecchio e tirchio finanziere Ebenezer Scrooge che nella notte di Natale viene visitato da tre spettri: il fantasma dei Natali passati, il fantasma del Natale presente e il fantasma dei Natali futuri.

Tutti bene o male conosciamo la storia di Canto di Natale, sicuramente anche per le molte trasposizioni che ne hanno fatto (come dimenticarsi zio Paperone nella perfetta veste di Scrooge?!).

Scrooge è un anziano signore tirchio, avaro e severo che col passare degli anni ha perso qualsiasi interesse nei confronti non solo del Natale ma anche verso le persone che lo circondano.

Duro e acuto come una selce dalla quale non c’era acciaio che riuscisse a far sprizzare una scintilla di generosità; chiuso, controllato e solitario come un’ostrica. Il freddo che aveva dentro gli gelava il viso, gli affilava il naso appuntito, gli raggrinziva le gote, ne induriva l’andatura, gli arrossava gli occhi, gli illividiva le labbra, si rivelava nella voce gracchiante. […] Caldo o freddo esterno avevano ben poca influenza su Scrooge: non calura estiva lo riscaldava, non rigore d’inverno poteva renderlo più freddo.

Canto di Natale è strutturato in cinque strofe. Nella prima strofa Scrooge dovrà affrontare la visita del fantasma Marley, il suo vecchio socio ormai morto. Marley lo avviserà dell’imminente visita di tre diversi fantasmi a cui Scrooge, per il suo bene, non potrà e non dovrà sottrarvisi.

E così, strofa dopo strofa, anche noi lettori, come Scrooge, conosceremo dapprima il fantasma dei Natali passati:

Era una strana figura quella: qualcosa come un bambino, ma che assomigliava più a un vecchio visto attraverso una lente soprannaturale che gli dava l’aspetto di essere distante e ridotto alle dimensioni di un bambino. I capelli che gli pendevano sul collo e giù per la schiena erano bianchi come per vecchiaia, eppure il suo viso non aveva una ruga, e la sua pelle aveva un incarnato di colore tenero. Le braccia erano lunghe e muscolose, e lo stesso poteva dirsi delle mani, la cui presa doveva avere una forza non comune. Le sue gambe e i suoi piedi, di forma squisita, erano, come le membra superiori, nudi. Indossava una tunica di un bianco immacolato, e intorno alla vita recava una cintura scintillante dagli spendidi riflessi. Teneva in mano un ramo di agrifoglio appena tagliato, e per singolare contrasto con questo emblema invernale la sua tunica era ornata di fiori estivi. Ma la cosa che più stupiva in lui era il vivido raggio di luce che si sprigionava dal sommo della sua testa, un raggio di luce che rendeva visibili gli oggetti circostanti.

Poi il fantasma del Natale presente:

Era drappeggiato in una tunica o mantello verde orlato di pelliccia bianca, drappeggiato così negligentemente che il suo capace petto era nudo come se disdegnasse di essere protetto o coperto da qualsiasi arteficio. I suoi piedi, che spuntavano sotto le ampie pieghe dell’indumento, erano pure nudi; sulla testa non aveva altro che una corona d’agrifoglio, ornata qua e là da lucenti ghiaccioli. Sulla sua bruna fronte i riccioli cadevano lunghi e liberi, liberi come il suo viso simpatico, i suoi occhi scintillanti, le sue mani aperte, la sua voce allegra, il suo semplice atteggiamento, le sue maniere cordiali e la sua aria sorridente.

E infine l’ultimo degli spiriti, il fantasma dei Natali futuri:

Lo spettro avanzava lento, grave, silenzioso. Quando gli fu vicino, Scrooge si piegò sulle ginocchia, perché l’aria stessa attraverso cui questo spirito si muoveva sembrava fatta di oscurità e di mistero. Era avvolto in un pesante mantello nero che gli nascondeva la testa, il viso, il corpo, e non lasciava visibile che una mano tesa in avanti. Senza questa mano sarebbe stato difficile discernere la sua figura dalla notte e separarla dall’oscurità dalla quale era circondata.

Questi tre fantasmi saranno fondamentali per la crescita di Scrooge: gli faranno infatti comprendere l’importanza dell’essere buoni e generosi con chi ha meno di noi; gli faranno comprendere l’importanza dei valori reali e l’inutilità degli oggetti e delle cose materiali. La morale trasmessa da Dickens con Canto di Natale non è fondamentale solo per Scrooge ma anche per noi lettori che spesso ci dimentichiamo l’importanza delle piccole cose quali la cura degli affetti, l’amore e la bontà verso di noi e verso gli altri.

Canto di Natale è così conosciuto e amato perché produce sul lettore di qualsiasi età, formazione e provenienza una dose massiccia di commozione e buoni sentimenti.

Questo romanzo breve è molto più di quello che sembra: non è una semplice storiella di Natale. Canto di Natale vuole essere infatti anche una critica sociale, una denuncia alla diseguaglianza, allo sfruttamento dei lavoratori e alla miseria dilagante nella Londra Vittoriana.

Canto di Natale sarà la mia nuova tradizione: ogni anno, prima di Natale lo leggerò con l’intento di non dimenticare i valori reali, importanti e fondanti della vita.

Il Canto di Natale è, insieme, romanzo sociale, racconto gotico, favola commovente, caricaturale e poetica al tempo stesso. Ma la parabola del vecchio Ebenezer Scrooge e della sua conversione è anche, soprattutto, una grande, intatta storia morale – quasi un’allegoria – sulla possibilità di cambiare il proprio destino. (Gianrico Carofiglio)

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erigibbi

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