Via col vento è stato pubblicato nel 1936 riscontrando fin da subito moltissimo successo fino a vincere il Premio Pulitzer l’anno successivo. E come i libri che ho letto finora vincitori del Pulitzer, anche in Via col vento emerge l’amore per la terra che “è la sola cosa al mondo che valga qualcosa, […] perché è la sola cosa al mondo che rimane”. Forse non è un caso che nel corso del libro si possa riscontrare anche la presenza della fallacia patetica, quando la natura riflette gli stati d’animo del personaggio (come per esempio avviene anche in Jane Eyre e in Tess dei D’Uberville).

Purtroppo Via col vento è anche l’unico romanzo scritto da Margaret Mitchell che, sentendosi sopraffatta dalla fama improvvisa, decise di non scrivere nulla per altri dieci anni. E quando, nel 1949, comincia a pensare nuovamente alla scrittura, muore improvvisamente in un incidente d’auto. Non posso non pensare a quante altre storie potevano sgorgare dalla sua penna.

Il romanzo inizia in un pomeriggio di aprile del 1861 a Tara, una piantagione di cotone vicino ad Atlanta, e fin da subito conosciamo la protagonista del libro: Rossella O’Hara, sedicenne piuttosto viziata e rubacuori.

Già dalla prima pagina capiamo qual è e quale sarà il contesto: la guerra di secessione. La guerra inizia infatti il 12 aprile del 1861. Nel 1860 infatti, nelle elezioni presidenziali, i repubblicani guidati da Lincoln sostennero la proibizione della schiavitù in tutti i territori degli USA, proposta che gli Stati del Sud accolsero come una violazione dei loro diritti costituzionali.

Insomma, Via col vento rischia di essere considerato un romanzo rosa, una storia d’amore – penso che anche chi non ha mai letto il libro sappia della storia travagliata tra Rossella e Rhett Butler – ma in realtà fin da pagina 1 capiamo che c’è molto altro. C’è un pezzo di storia americana vista e raccontata dal punto di vista sudista. Ci sono interi capitoli dedicati alla guerra, ai morti, alle sofferenze, alle difficoltà nel ricominciare, ai cambiamenti sociali che tutto questo ha comportato. Il tutto raccontato dal punto di vista femminile, cosa che non succede molto spesso.

Illuminazioni e vini pregiati, violini e danze, broccati e velluti nelle grandi case; e, a pochi metri di distanza, appena voltato l’angolo, morti lente per inedia e freddo. Arroganza e impudenza nei conquistatori, amara sopportazione e odio represso negli sconfitti.

Se già questo è un punto di vista diverso e originale, immaginatevi quando la viziata Rossella diventa una donna che lotta e che non ha nessuna intenzione di arrendersi; una donna che se ne frega di quello che gli altri – uomini e donne – possano pensare di lei, lei che decide di lavorare in un settore maschile.

«Non avete fatto altro che essere diversa da tutte le altre donne, e questo – come vi ho detto altre volte – è un peccato imperdonabile in qualsiasi società.»

Rossella non è quel personaggio femminile che ami a prescindere. Rossella ti fa alzare gli occhi al cielo, Rossella ti fa venire voglia di strozzarla, Rossella ti fa chiedere come sia possibile essere così egocentrici ed egoistici, eppure ora della fine Rossella la ammiri pure. Si può non condividere tutto quello che fa, i motivi per cui fa certe cose o i mezzi che usa per realizzare alcune cose, ma si riesce a comprendere cosa spinge Rossella a comportarsi in un certo modo.

E vi dirò, per quanto a volte non l’abbia proprio sopportata, mi ha fatto male vedere il suo cambiamento. Vederla indurirsi, vedere quanto è difficile per lei tornare a ridere, vedere quanta fatica fa a lasciarsi amare e amare, vedere il suo risentimento e la sua rabbia, i suoi rimpianti e la sua invidia.

«Essere affamati non è piacevole. […] Lo so, perché ho avuto fame anch’io, ma questo non mi spaventa. Ho paura solo di guardare la vita senza bellezza.»

Rossella è tutto quello che un personaggio femminile di solito non è: Rossella è spietata, è egoista, è testarda, è oscura. Eppure, nonostante i sentimenti contrastanti che può scatenare nel lettore, vi entra nel cuore proprio per com’è.

In realtà tutti i personaggi di Via col vento sono tridimensionali e maledettamente complicati. Hanno tutti così tante sfaccettature, una personalità così complessa e affascinante; anche Melania, il personaggio più buono e generoso che ci sia, può stupire quando si tratta di proteggere chi ama.

E pensare a quanto ero spaventata da questo romanzo. Non per la mole, anzi, più il libro è lungo più ne sono felice. Avevo semplicemente paura che fosse una noia mortale, che lo stile di Margaret Mitchell fosse pesante e invece mi sono bastate le prime righe per ricredermi perché sì, bastano poche righe e il lettore si ritrova a Tara, nel 1861, trasportato in un’altra epoca, un altro tempo, un altro luogo, in un’altra vita.

Che romanzo. Che romanzo! Uno dei libri più belli letti quest’anno. Un viaggio a Tara davvero indimenticabile. Così come non dimenticherò la sofferenza provata nel corso delle pagine, ma ne è valsa davvero la pena.

«È sempre così. La vita non è obbligata a darci quello che desideriamo. Dobbiamo prendere quello che ci capita e ringraziare che non sia peggio.»

via col ventovia col ventovia col ventovia col ventovia col vento

Link Amazon: Via col vento

Ti piacciono i miei contenuti? Sostienimi con un caffè!

Potrebbe interessarti anche:

Ricordi dal sottosuolo – Fëdor Dostoevskij

Nuvole al tramonto – Domenico Corna

Ragazza, donna, altro – Bernardine Evaristo

A presto lettori,

erigibbi

©

[ATTENZIONE! Sono affiliata ad Amazon e IBS dunque cliccando sui miei link e acquistando qualunque cosa percepirò una piccola commissione che utilizzerò per comprare libri, alimentando così il blog e il canale YouTube.
Se vuoi sostenermi puoi acquistare dai link sovrastanti o attraverso questo link generico: http://amzn.to/2oDpsz8]

One Reply to “Via col vento – Margaret Mitchell RECENSIONE LIBRO”

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.