Tess dei d’Uberville – Thomas Hardy: romanzo dato da una serie di catastrofici eventi che racchiude una critica sociale e religiosa da parte dell’autore.

Tess dei d’uberville

tess dei d'ubervilleTITOLO: Tess dei d’Uberville

AUTORE: Thomas Hardy

EDITORE: Einaudi

PREZZO: € 14.50 cartaceo

 

RECENSIONE:

Nel 1891 viene pubblicato Tess di Thomas Hardy (che prenderà poi il titolo di Tess dei d’Uberville con sottotitolo Una donna pura fedelmente presentata da Thomas Hardy). In un primo momento il romanzo verrà pubblicato a puntate sul National Graphic e successivamente in un unico volume.

Inutile dire che il libro nell’edizione su rivista è stato censurato, ripulito di quelle frasi che avrebbero potuto offendere la sensibilità della società vittoriana. Quando fu pubblicato nella sua versione integrale suscitò il plauso dei lettori, ma non mancarono nemmeno le polemiche e le critiche.

Lo stesso Hardy ha ammesso che un gran numero di donne gli hanno comunicato di aver fatto leggere Tess alle loro figlie per salvaguardarle da un eventuale futuro funesto. Critici e commentatori invece si sono scagliati soprattutto contro tematiche sconvenienti da lui trattate e in particolare contro la critica religiosa e sociale mossa dallo stesso Hardy nel suo romanzo.

Tess dei d’Uberville è un romanzo in cui ogni evento racchiude una sfortuna o, peggio ancora, una catastrofe. Quando pensiamo di aver avuto una giornata no o quando pensiamo di essere sfigati, ecco, rivolgiamo un pensiero alla vita di Tess e tutto ci sembrerà più bello.

Basti dire che, tanto nel caso presente quanto in un milione d’altri, non erano due metà di un perfetto intero quelle che stavano di fronte in un momento perfetto; una parte corrispondente, e che mancava, vagava libera sulla terra aspettando in crassa ottusità l’arrivo di un’ora troppo tarda. E da codesto goffo ritardo nacquero ansietà, disappunti, urti, catastrofi e destini superlativamente strani.

Ve la faccio breve. Questa povera ragazza a inizio libro è una fanciulla ingenua; nonostante la sua ingenuità e la sua conseguente fiducia nel genere umano, non fa nulla per accomodare le insistenze del giovane Alec d’Uberville da cui si ritrova a lavorare, e quest’ultimo – proprio perché la bella ragazza non cede alle sue avances – decide bene di stuprarla.

Tess torna a casa. Ben presto si scopre incinta. Ben presto partorisce e ben presto il bambino muore.

Decide di cambiare aria, e anche per dare una mano alla famiglia, sempre economicamente in difficoltà, va a lavorare come mungitrice. Qui conoscerà Angel Clare; i due si innamoreranno, si sposeranno, e le cose andranno a finire male ancora una volta.

Tutto è nato dai genitori. Il vero cognome di Tess è Durbeyfield e non si può non notare l’assonanza con d’Uberville. Sembra infatti che il padre discenda da una nobile famiglia decaduta, i d’Uberville appunto. Nel momento in cui viene fatta questa scoperta, i genitori di Tess decidono di voler cambiare classe sociale, insomma sfidano il Fato, spezzano l’equilibrio. È proprio da qui che iniziano le catastrofi di Tess.

Avrebbe potuto vedere che quanto le aveva fatto piegare il capo così profondamente, il pensiero dell’interessamento del mondo alla sua situazione, era fondato su un’illusione. Ella non era un’esistenza, un’esperienza, una passione, una struttura di sensazioni per alcun altro che per se stessa. Per tutto il resto dell’umanità, Tess non era che un fugace pensiero; persino per gli amici era solo un pensiero frequente. Se ella si disperava tutta la notte e il giorno, per loro ciò si riassumeva in queste parole: «Ah, si rende infelice!» E se tentava di essere allegra, di allontanare ogni preoccupazione, di gioire della luce del sole, dei fiori, del bimbo, per loro ella poteva soltanto rappresentare quest’idea: «Ah, sopporta molto bene!» Ma se fosse stata sola in un’isola deserta avrebbe sentito la disgrazia di quanto le era accaduto? Non molto. Se avesse potuto essere creata allora scoprendo di essere una madre senza sposo, con nessun’altra esperienza di vita se non come genitrice di un figlio senza nome, tale situazione l’avrebbe fatta disperare? No, l’avrebbe accolta con tranquillità e ne avrebbe tratto dei piaceri. La maggior parte della sofferenza era stata generata dal riguardo alle convenzioni sociali e non dalle sue sensazioni innate.

Le opere di Thomas Hardy si caratterizzano per una mescolanza di dettagli tipici del periodo vittoriano e del modernismo novecentesco: Hardy con le sue opere anticipa temi pessimisti e Tess dei d’Uberville è un romanzo decisamente pessimista.

Possiamo notare una sorta di contrasto tra la vita ideale a cui si aspira e la vita reale, decisamente squallida, fatta di sacrifici e sofferenze. Il destino diventa quasi un altro protagonista ed è un Fato ostile, maligno, che punta ad annientare la felicità e la speranza dei nostri protagonisti, di Tess in particolare.

La Natura è un altro coprotagonista del romanzo e Thomas Hardy fa quello che Charlotte Brontë ha fatto in Jane Eyre: l’autore fa sì che la natura rifletta il carattere e soprattutto gli stati d’animo di Tess. Quando alla natura si attribuiscono emozioni e comportamenti umani si parla di fallacia patetica.

Thomas Hardy sembra servirsi di Tess dei d’Uberville per criticare la società vittoriana (e infatti, come dicevo all’inizio, il romanzo è stato all’epoca criticato proprio per questo). Di fatto Tess dei d’Uberville è una critica sociale e religiosa: Hardy descrive le difficili condizioni delle classi umili e di conseguenza la difficoltà del vivere quotidiano; parla delle limitazioni del singolo individuo, limitazioni nella libertà e il controllo esercitato dalla società in generale e dalla famiglia in particolare; come se non bastasse parla di violenza, violenza sessuale ma anche psicologica e lo fa soffermandosi sulla condizione della donna.

Forse quello che dirò adesso è azzardato ma non ho intenzione di tirarmi indietro. Se Alec d’Uberville stupra Tess da un punto di vista fisico, Angel non è da meno perché lo fa da un punto di vista morale e psicologico. In un momento di confessione Angel afferma di aver passato 48 ore in un’orgia. Tess lo perdona senza battere ciglio. Lui non perdona lei. Lei che è stata stuprata. Lei che è vittima. Ed è questa la vera rovina di Tess. Ora della fine è Angel che ha rovinato la vita di Tess, nel momento in cui non la perdona, le volta le spalle e l’abbandona. Ritorna, è vero, ma ormai è troppo tardi.

Nel considerare quel che Tess non era, dimenticò quel che era e dimenticò che l’incompleto può valer più dell’intero.

Per citare il saggio di D.H. Lawrence a fine libro: [Tess] Rispetta il diritto degli altri a essere come sono. Ma gli altri non rispettano il suo diritto a essere com’è.

Ho impiegato diversi giorni nella lettura di questo romanzo. Le difficoltà riscontrate sono state sostanzialmente due. Prima difficoltà: ho odiato tutti. Il mio odio per Alec e Angel mi sembra chiaro e spiegato da quello che ho scritto poche righe più su; ma ho odiato per un lungo periodo, quasi fino alla fine, anche Tess. L’ho odiata per il suo carattere remissivo, per il suo chiedere scusa anche quando non ha fatto nulla di male, per il suo sacrificarsi con chi non l’ha meritata, per il suo annullarsi in favore dell’uomo che ama o della famiglia che adora, famiglia che non c’è mai stata davvero per la figlia.

Seconda difficoltà: lo stile di Thomas Hardy. Il linguaggio ricercato e dettagliato non è stato un peso di per sé, ma lo diventava nel momento in cui Hardy si perde a descrivere ogni cosa. Probabilmente dovuto agli studi di architettura intrapresi prima di dedicarsi alla carriera letteraria, Hardy è molto descrittivo: descrive paesaggi, descrive le tradizioni rurali e campestri, offre molti dettagli accurati. Ho amato i dialoghi di questo romanzo, ma sono di gran lunga inferiori alle descrizioni che mi hanno rallentato parecchio.

Non posso però negare che la storia mi sia piaciuta, nonostante la rabbia che ho provato dall’inizio alla fine. L’ultimo capitolo in cui Tess e Angel stanno insieme rappresenta una sorta di gioia bucolica, una gioia che sa di amarezza, di malinconia, ma anche di accettazione per il proprio destino. Quasi quasi mi ha fatto stare più male questo capitolo che tutto il libro perché si capisce che il destino è compiuto, la sorte di Tess decisa, e lei – ancora una volta – accetta con assoluta dignità quello che la vita le offre. Vi dirò, per me Tess dei d’Uberville poteva benissimo finire quando Tess si sveglia e dice di essere pronta. Il breve capitolo successivo e finale dove vediamo Angel con la sorella di Tess, mantenendo la promessa fatta alla moglie, finché si allontanano dal luogo del patibolo poteva anche non esserci. Non vuole essere una critica al finale, sia chiaro. Sono delle ultime pagine che ci stanno benissimo, ma altrettanto benissimo ci poteva stare il finale chiuso due pagine prima.

La vita è Due in Uno, Maschile e Femminile. E nessuna delle due parti è superiore all’altra.

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