Dragon Haven – Robin Hobb: continua il viaggio dei draghi e dei loro custodi con il secondo volume delle Cronache delle Giungle della Pioggia.

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dragon havenTITOLO: Dragon Haven (Il rifugio del drago)

AUTRICE: Robin Hobb

EDITORE: Harper Voyager (Fanucci)

PREZZO: € 10.49 cartaceo; € 2.90 e-book

 

RECENSIONE:

Il viaggio dei nostri custodi e dei draghi, di Leftrin e della sua ciurma – nave vivente compresa – continua, e continua alla ricerca di Kelsingra, la città che i draghi sembrano ricordare vagamente e che è vuole essere la meta finale.

Ovviamente nel corso del tempo e nel procedere di Dragon Haven (titolo italiano Il rifugio del drago) succedono diverse cose, perché ogni viaggio porta con sé avventure e disavventure, pericoli, dispersi e, ahimè, anche morti.

Le Giungle della Pioggia d’altronde sono un ambiente piuttosto ostile: quando iniziano le stagioni della pioggia l’acqua scende dal cielo senza pietà, inondando qualsiasi briciolo di terra (ma come scopriremo nel corso della lettura, questo non è sempre un male); le temperature scendono; i draghi non sono degli abili nuotatori e hanno bisogno di calore se vogliono continuare a crescere, anzi, non solo a crescere ma addirittura implementare il proprio corpo, migliorando o annullando del tutto quei deficit che li caratterizzano fin da quando sono nati come zampe tozze o ali che non permettono loro di volare da quanto sono deboli e deformate; l’acqua stessa delle correnti a volte è acida e corrosiva, un posto sicuramente non adatto a chi, come gli uomini, ha la pelle debole; il cibo scarseggia, così come l’acqua potabile; e come se questo non bastasse, il territorio è soggetto a terremoti, terremoti che possono finire così, senza troppi danni, o terremoti che possono sfociare in tsunami anche dopo qualche giorno di distanza, quando si pensa che il pericolo sia passato.

I legami che i protagonisti instaurano gli uni con gli altri si solidificano o si modificano in modi che non avevamo previsto, si lacerano, si distruggono e a volte si sistemano, tornando quasi alla forma originale.

Anche i rapporti tra i custodi e i draghi cambiano drasticamente. Se con il primo libro i draghi erano dipendenti dai custodi in tutto e per tutto (queste orgogliose creature non lo ammetterebbero mai, ma così è), in questo secondo volume cominciano a non aver poi così tanto bisogno dei loro custodi, stupidi umani che non sempre si comportano come dovrebbero (sono sempre più convinta che Robin Hobb abbia costruito le personalità dei draghi basandosi sulle personalità dei gatti. La mia gatta è in tutto e per tutto Sintara: sono la sua serva eppure mi odia, mi ritiene stupida e quando mi rivolgo a lei devo farle mille mila complimenti affermando che è più bella di una divinità).

La vicinanza ai draghi comporta dei cambiamenti fisici nei custodi: alcuni più di altri, anche a seconda della volontà dei draghi stessi, sviluppano ulteriori scaglie di drago; alcuni berranno qualche goccia di sangue di drago e i cambiamenti in questi casi saranno immensi. Gli Antichi torneranno, per volere dei draghi, che non li hanno mai dimenticati.

I personaggi stessi hanno già iniziato la loro evoluzione, la loro crescita, e in alcuni rari casi hanno confermato l’impressione iniziale perché gli infami ci sono sempre e tali resteranno. Altri cominceranno a prendere coscienza di sé e a capire cosa possono dare a sé stessi e agli altri; altri ancora cominceranno a capire che alcune persone che avevano attorno erano negative per il loro spirito e se ne libereranno; altri non capiscono cosa vogliono davvero, combattuti tra pensieri manovrati dalla logica e comportamenti manovrati da emozioni intense.

Insomma, Robin Hobb anche in Dragon Haven fa quello che più le riesce meglio: dà forma a personaggi sempre più complessi, che non hanno paura di sbagliare, di sistemare i loro errori, di fare del bene, o di rimanere stronzi fino alla fine.

«It’s what you are that matters, not what you’re not.»

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A presto lettori,

erigibbi

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