L’ottava vita (per Brilka) – Nino Haratischwili: la ricetta di una cioccolata calda maledetta, sette donne, una vita da scrivere, un secolo di Storia.

l’ottava vita (per Brilka)

l'ottava vitaTITOLO: L’ottava vita (per Brilka)

AUTRICE: Nino Haratischwili

EDITORE: Marsilio

PREZZO: € 24.00 cartaceo; € 9.99 e-book

 

RECENSIONE:

Un libro con più di mille pagine e io mi ritrovo con il blocco dello scrittore a fissare un foglio bianco.

Non so da dove partire, da chi partire. È un po’ come quando fate un viaggio, tornate a casa e non sapete cosa raccontare: partite dall’inizio e andate con ordine? Vi soffermate sugli imprevisti per riderci su ora che la rabbia è passata? Andate direttamente ai ricordi più belli ed emozionanti? Cosa decidete di raccontare? Da dove partite?

Mi succede spesso quando amo un libro, perché vorrei trovare le parole giuste, le parole perfette per convincere chi mi legge, chi mi ascolta, a leggere a questo libro. Per me diventa di importanza fondamentale trasmettere tutto l’amore possibile per un libro che ho amato, perché è un libro che deve essere amato anche dagli altri, da più persone possibili. E sento questa pressione, questo bisogno di far bene che alla fine poi mi fa fare peggio del solito.

È come se anch’io, come Niza, mi rifiutassi di scrivere questa storia. Certo, tra le due cose non c’è paragone: Niza ha dovuto parlare della Storia del suo Paese e della storia della sua famiglia, ed entrambe le storie sono dolorose, maledettamente dolorose; io devo solo convincervi ad affrontare questo viaggio, anche se doloroso, maledettamente doloroso.

Niza decide di scrivere L’ottava vita per Brilka. Brilka è sua nipote, è la figlia della sorella di Niza, e l’ottava vita è la sua. Ed è una vita ancora tutta da scrivere.

[…] devo queste righe a te, Brilka.

Le devo a te perché tu meriti l’ottava vita. Perché si dice che il numero otto equivalga all’eternità, al fiume che ritorna. Ti dono il mio otto.

Ci lega un secolo. Un secolo rosso. Per sempre e otto. È il tuo turno, Brilka. Io ho adottato il tuo cuore. Il mio l’ho gettato via. Accetta il mio otto.

Niza che per anni ha deciso di ignorare la sua vita, la sua storia, la sua famiglia, si rende conto che non può più scappare dal suo passato, né dal suo presente. Si rende conto che deve abbracciare quello che è stato, quello che è accaduto, e fissarlo, scriverlo, per non dimenticarlo più, per trasmetterlo a Brilka, che ne ha bisogno, e per lei stessa, che ne ha altrettanto bisogno, ma non lo sapeva.

Si inizia con un fabbricante di cioccolato, che fa la cioccolata calda più buona del mondo, a cui nessuno può resistere, come se quella cioccolata esercitasse una malia, una malia che ben presto si trasforma in una maledizione. Basta poco, anche solo un assaggio, e la vita di quella persona sarà rovinata, sarà maledetta, sarà una catastrofe, sarà dolore.

La cioccolata ormai non era che il ricordo di un’altra epoca, e senza cioccolata si dimenticava la dolcezza, e senza dolcezza si dimenticava l’infanzia, e senza infanzia si dimenticava l’inizio, e senza l’inizio non si riconosceva la fine.

Si inizia con Stasia, nata nel 1900. Si finisce quasi un secolo dopo, con Brilka, nata nel 1993.

«Chi ha bisogno di un velo, un oggetto, sia anche di seta, tra sé e il mondo, ha paura della vita. Ha paura di sperimentare cose, di sentirle veramente. E trovo che la vita è troppo breve e troppo meravigliosa per non guardarla davvero, per non coglierla davvero, per non viverla davvero.»

Si inizia con la famiglia Jashi, le cui donne sembrano sempre scegliersi l’uomo sbagliato: l’uomo che dà più importanza alla carriera per uno spirito patriottico che prende il sopravvento su qualsiasi cosa; l’uomo che non si accorge cos’è costretta a fare la propria moglie; l’uomo che verrà considerato un traditore; l’uomo che verrà considerato figlio di un traditore e uno stupratore; l’uomo che della propria vita non sa fare nulla, se non rovinarla, con droghe o gelosia o delinquenza.

Si inizia a Tblisi, capitale della Georgia, si prosegue in giro per il mondo, e si finisce di nuovo a Tbilisi, dove tutto ha avuto inizio. Come un cerchio che si chiude. O forse un otto.

C’è la Georgia e c’è la Russia, un secolo di Storia macchiata da litri di sangue versato, da lotte, manifestazioni, gulag, campi di lavoro che erano campi di morte, uomini e donne uccisi a sangue freddo perché considerati traditori, povertà, freddo e gelo, nelle ossa e nell’animo.

E per la prima volta si chiese se tutto questo potesse magari essere giusto, la vita che si svolgeva normalmente, e se i sogni potessero essere ostacoli che allontanano dalla realtà.

E potreste anche non conoscere la Storia della Georgia, della Russia, dell’Unione Sovietica, del Kgb, perché ci pensa Nino Haratischwili a farvela conoscere. E i nomi dei potenti non vengono nemmeno fatti subito, eppure si capisce a chi si sta riferendo l’autrice, anche se parla del Piccolo Grande Uomo o del Generalissimo, si capisce tutto.

L’ottava vita (per Brilka) è una saga famigliare che mi ha ricordato molto La casa degli spiriti di Isabel Allende. Una saga famigliare intrisa di sofferenza e di morte. Parliamoci chiaro: L’ottava vita (per Brilka) è un libro che fa male. Ogni membro della famiglia Jashi, e moltissime persone che entrano in contatto con quella famiglia, è destinato a soffrire. Per colpa di quella maledetta cioccolata calda, per colpa di un secolo di Storia che è stata segnata da soprusi, violenze, stupri, e sangue, tanto sangue.

E non mi stupisce leggere che l’autrice è nata a Tblisi, perché solo una donna che ha vissuto lì, la cui famiglia ha vissuto lì, poteva dipingere così bene la distruzione subita nella carne e nello spirito di persone comuni che desideravano la libertà e che hanno trovato solo morte.

Nonostante questo dolore, affrontate questo viaggio. Assaporate la cioccolata calda, fatevi inebriare dal suo profumo, fatevi abbracciare da quell’aroma. Perdetevi nelle vie di Tbilisi, nelle stanze della Casa Verde, sedetevi sul balcone senza ringhiera, ammirate il ciliegio, sorridete agli spiriti che se ne stanno lì a giocare a carte, amate e soffrite con la famiglia Jashi, e continuate a vivere come hanno fatto i loro membri, nonostante tutto, per Brilka.

Perché devo queste righe a un secolo che ha ingannato e raggirato tutti, tutto quelli che speravano. Devo queste righe a un tradimento di lunga durata, che ha pesato sulla mia famiglia come una maledizione. Devo queste righe a mia sorella, che non ho mai potuto perdonare per essere volata via quella notte senza ali, a mio nonno, al quale mia sorella ha strappato il cuore, alla mia bisnonna, che ha danzato con me molti pas de deux, a mia madre, che cercava Dio… Devo queste righe a Miro, che mi ha contagiata con l’amore come con un veleno, a mio padre, che non ho mai potuto conoscere veramente, devo queste righe a un fabbricante di cioccolato e a un tenente bianco-rosso, alla cella di una prigione, ma anche a un tavolo operatorio nel mezzo di un’aula di scuola, a un libro che non avrei mai scritto se tu non fossi entrata nella mia vita. Devo queste righe a un’infinità di lacrime versate, devo queste righe a me stessa, quella che lasciò la patria per trovarsi e tuttavia si perse sempre di più; ma soprattutto devo queste righe a te, Brilka.

Le devo a te perché tu meriti l’ottava vita. Perché si dice che il numero otto equivalga all’eternità, al fiume che ritorna. Ti dono il mio otto.

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