Alice in Borderland: tratta dal manga di Haro Aso, una Tokyo deserta dove per sopravvivere bisognerà partecipare a dei giochi dall’alto tasso di mortalità.

alice in borderland

RECENSIONE:

Alice in Borderland è una serie televisiva giapponese che potete vedere su Netflix. Al momento è uscita solo la prima stagione, ma è già stato rinnovato il contratto per la seconda. La serie si basa sull’omonimo manga di Haro Aso e ha come protagonista Arisu, interpretato da Kento Yamazaki, un giovane ragazzo appassionato di videogiochi che si ritrova improvvisamente in una Tokyo deserta assieme ai suoi due migliori amici.

Molto presto i tre scoprono di essere intrappolati in una sorta di realtà virtuale o mondo alternativo, ancora non ci è dato saperlo, in cui sono costretti a partecipare a dei giochi che si tengono in diversi edifici adibiti ad arene, dove il tasso di mortalità è parecchio alto. Ad essere protagoniste sono anche le carte da gioco: ogni game cambia modalità a seconda del seme, e ogni numero corrisponde a un livello diverso di difficoltà.

Se notate delle somiglianze con Hunger Games e Battle Royale, per citarne due, sì, le somiglianze non si possono negare. E il titolo fa ovviamente riferimento all’opera di Lewis Carroll: Arisu è Alice, che è finito nella tana del Bianconiglio non si sa come; il leader della Spiaggia è il Cappellaio Matto e via così.

Alice in Borderland, sebbene per alcuni aspetti non sia nulla di nuovo, per altri rappresenta una serie piuttosto nuova: al di là della trama contorta, della presenza di alcuni colpi di scena e il cliffhanger finale, è decisamente molto dark e decisamente molto splatter.

Per tutti l’obiettivo è tornare al mondo vero, presupponendo che ancora esista e che sia possibile tornarci. Secondo il leader della Spiaggia, un luogo utopistico che prende vita in un mondo distopico (interessante no?), dopo aver collezionato tutte le carte, la persona che le possiede può tornare nel mondo reale. Ed ecco che ancora una volta Alice in Borderland stupisce lo spettatore: quando si pensa che il gioco sia finito perché tutte le carte sono state ottenute, la fine rappresenta un nuovo inizio: altri giochi, più letali dei precedenti, cominceranno presto.

Mi sono piaciuti i flashback che ci hanno permesso di conoscere leggermente meglio alcuni dei protagonisti o dei personaggi principali, e dico leggermente perché la personalità dei ragazzi coinvolti è piuttosto abbozzata e poco approfondita; e ci sono stati anche due momenti (per la precisione un’intera puntata e un pezzo dell’ultima) che a livello emotivo sono stati parecchio strazianti.

L’unica grande perplessità che mi ha lasciato Alice in Borderland è a livello recitativo. Ovviamente non ho guardato la serie in lingua originale, ma in inglese. Sebbene io non guardi più film e serie tv doppiate in italiano, riconosco la bravura dei nostri doppiatori. I doppiatori inglesi invece sono degli incompetenti. Davvero. Guardare un film o una serie doppiati in inglese fa venire i brividi e sostanzialmente ho avuto i brividi per tutta la durata di Alice in Borderland per quanto riguarda questo aspetto. Mi chiedo però se sia dovuto solo ed esclusivamente al doppiaggio fatto da cani, o se sia legato anche a un livello strettamente recitativo. Probabilmente non otterrò mai una risposta a questo quesito.

Per il resto, nonostante la tematica non sia una novità, Alice in Borderland è stata una serie tv che mi è piaciuta parecchio, mi ha tenuta incollata allo schermo, mi ha sorpreso, mi ha anche divertito sotto un certo punto di vista, mi ha angosciato, e mi ha lasciato con la voglia di scoprire cos’è successo, chi ha dato il via a questo incubo, qual è lo scopo, e come andrà a finire. Sinceramente, se ci fosse, guarderei subito la seconda stagione.

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