Amleto – William Shakespeare: una delle tragedie shakespeariane più conosciute e più rappresentate al mondo dove il dubbio è il vero protagonista.

amleto

amletoTITOLO: Amleto

AUTORE: William Shakespeare

EDITORE: Feltrinelli

PREZZO: € 9.00 cartaceo

 

RECENSIONE:

Amleto è sicuramente una delle tragedie shakespeariane più conosciute, una delle opere drammaturgiche più famose e una tra le opere più rappresentate.

Siamo alla corte di Danimarca, il re è morto, e ora al trono si trova il fratello Claudio, che ha sposato la regina Gertrude, vedova del defunto re. A non accettare tutto questo è Amleto. Il principe fa fatica a superare la morte del padre, e soprattutto il nuovo matrimonio della madre con lo zio, tanto che la definirà una prostituta.

A peggiorare le cose è lo spettro del defunto re, che avvisa Amleto che ad ucciderlo è stato proprio il fratello, il nuovo re di Danimarca. Amleto comincia quindi ad escogitare la sua vendetta.

La vendetta di Amleto però sembra non giungere mai, sembra che il ragazzo trovi sempre una scusa per aspettare, per procrastinare, perseguitato dal dubbio. Il dubbio in quest’opera è forse il vero protagonista, l’incertezza tra due poli opposti delle cose: essere o apparire, pensare o agire; non è di certo un caso che “amletico” faccia parte ormai del nostro vocabolario quando ci troviamo di fronte a un dubbio, a un’incertezza.

Amleto è finora l’opera più completa di Shakespeare che io abbia letto. Si parla di potere e della sua legittimazione; si parla di incesto; di morte e suicidio oltre che di creature soprannaturali; è permeato da valori quali amicizia, lealtà, onore e allo stesso tempo la mancanza di questi valori come per esempio il tradimento e l’ipocrisia; ci sono sentimenti, emozioni e relazioni.

Gli amici che hai, dopo averli

Messi alla prova, piantali nella tua anima

Con rampini d’acciaio. Ma non intorpidirti

Le palme per salutare ogni gradasso

Implume e appena nato. Guardati

Dalle liti, ma una volta che ci sei dentro

Bada che sia l’altro a guardarsi da te.

Presta orecchio a ogni uomo ma la tua voce

A pochi. Accogli il parere di tutti

Ma riservati il tuo giudizio. Vestiti

Come ti consente la borsa ma non in modo

Stravagante; ricco ma non vistoso –

Perché l’abito spesso rivela l’uomo

E in Francia quelli più in alto per rango

E per censo ci stanno molto attenti.

Non prendere in prestito e non prestare,

Perché il prestito spesso si perde con l’amico

E far debiti rovina il filo dell’economia.

Questo soprattutto: sii fedele a te stesso

E ne deve seguire, come la notte al giorno,

Che non sarai mai falso con nessuno.

Addio. Tutto questo conservi in te

La mia benedizione!

E la presenza di due personaggi femminili come Gertrude e Ofelia (quest’ultima è la figlia del consigliere del Re, di cui Amleto sembra innamorato) e delle loro storie potrebbero aprire dibattiti sulla condizione della donna e su argomenti più o meno femministi.

L’opera è stata scritta tra il 1599 e il 1600, situandosi in un momento cruciale sia per la storia politica inglese sia per un passaggio strettamente culturale e sociale. Se da un lato infatti si avvicina la fine del regno di Elisabetta, che come sempre porta a una lotta per il potere e a conseguenti intrighi e congiure, dall’altro l’Inghilterra deve anche affrontare il passaggio dal Medioevo all’Età moderna. Ecco che il dubbio che caratterizza un’epoca viene travasato in un’opera teatrale dove, come dicevo poco più su, a farla da padrone è proprio lui.

Essere o non essere – questa è la domanda.

[…] Morire, dormire –

Nient’altro – e con un sonno dire che poniamo

Fino al male del cuore e ai mille

Travagli naturali di cui la carne è erede.

[…] Morire, dormire – dormire, forse sognare.

Ah, qui è l’intoppo. Perché in quel sonno

Di morte quali sogni possano

Venire quando ci siamo liberati

Di questo groviglio mortale, è cosa

Che deve farci meditare.

Come scrive Agostino Lombardo nell’introduzione all’Amleto di Shakespeare:

È nell’aver posto l’interrogazione, il dubbio, come condizione permanente, non contingente, della vita, che sta la modernità, e la dolorosa poesia, dell’Amleto.

Questa è stata la prima vera opera di Shakespeare che mi ha conquistata, che mi è piaciuta davvero, dall’inizio alla fine, anche se, lo devo dire, speravo in una gioia che invece non è arrivata, della serie Amleto uno di noi.

[…] noi sappiamo

quello che siamo ma non sappiamo quello che possiamo

essere.

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A presto lettori,

erigibbi

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