La ferrovia sotterranea – Colson Whitehead: un romanzo ucronico su una rete di luoghi segreti usati dagli schiavi afroamericani dal XIX secolo.

la ferrovia sotterranea

la ferrovia sotterraneaTITOLO: La ferrovia sotterranea

AUTORE: Colson Whitehead

EDITORE: Sur

PREZZO: € 20.00 cartaceo

 

RECENSIONE:

La ferrovia sotterranea di Colson Whitehead è un romanzo ucronico, la narrazione infatti si basa sulla premessa che la storia abbia seguito un corso alternativo rispetto a quello reale. Nel libro di Whitehead la “ferrovia sotterranea” è letteralmente questo, una ferrovia, fatta da stazioni e di banchine, in un percorso che si snoda sotto terra. Nella realtà era una rete informale di itinerari segreti e luoghi sicuri utilizzati dagli schiavi afroamericani negli Stati Uniti dal XIX secolo, per fuggire negli Stati liberi e in Canada con l’aiuto degli abolizionisti.

Le documentazioni a riguardo però sono state quasi del tutto distrutte, e molte notizie sono più che altro ipotesi elaborate dagli studiosi dell’argomento. Alcuni di questi avvenimenti sono stati descritti anche da Harriet Beecher Stowe nel romanzo La capanna dello zio Tom.

Tornando al romanzo di Whitehead, l’autore racconta la storia di Cora, una schiava del sud-est degli Stati Uniti che cerca di scappare dalla piantagione in Georgia assieme a Caesar, un altro schiavo della piantagione e colui che propone la fuga a Cora.

La narrazione è divisa in capitoli che rappresentano gli vari Stati in cui Cora fa tappa e vive per periodi più o meno lunghi: dalla Georgia alla Carolina del Sud, dalla Carolina del Nord al Tennessee, all’Indiana. I capitoli si susseguono portando anche i nomi di diversi personaggi, più o meno importanti per la storia: ci sarà infatti un capitolo su Mabel, la madre di Cora, scappata dalla stessa piantagione da cui poi scapperà la stessa Cora; prenderà parola anche Caesar, lo schiavo che fuggirà assieme a Cora; Ethel, la moglie di un collaboratore della ferrovia e Stevens, un medico-studente che di notte dissotterra i cadaveri dei neri per ricerche ed esperimenti scientifici.

Il primo capitolo, o i primi due al massimo, sono stati un po’ difficili da seguire: c’erano molti nomi che si susseguivano e a cui non riuscivo a dare né un volto né una personalità. Poi, col procedere della narrazione, la confusione è sparita e sicuramente sono stata trasportata in un’altra epoca e ho seguito con ansia la fuga di Cora.

La donna dovrà affrontare tante ingiustizie, tante violenze e tante privazioni, da questo punto di vista lo stile di Whitehead molto spesso è crudo e fa male. Cora vive in un costante stato di ansia e stress per la paura di essere catturata. Ci sono delle occasioni in cui comincerà a adagiarsi, a adattarsi a una nuova vita, a fidarsi nuovamente degli esseri umani. Ma poi, puntualmente, questa pace di superficie viene stravolta e la donna si ritroverà di nuovo in fuga, di nuovo in balia dei bianchi e del loro odio.

Sulla scena comparirà a un certo punto anche un cacciatore di schiavi, Ridgeway. L’uomo è di sicuro l’antagonista vero del libro, il bianco a cui viene dato un nome oltre che un ruolo di sostanza, ma allo stesso tempo non viene dipinto puramente come un mostro. Quando la sua strada incrocia quella di Cora mi aspettavo il peggio per la donna, invece l’uomo l’ha nutrita e l’ha protetta da uno stupro. Non lo voglio difendere perché un uomo come Ridgeway è indifendibile, ma mi ha dato l’idea di essere un uomo che “semplicemente” svolge il suo lavoro, che segue anche delle regole morali (sebbene non creda che i neri abbiano gli stessi diritti dei bianchi). Non so se riesco a spiegarmi, in ogni caso spero di non venire fraintesa perché di certo Ridgeway non è un personaggio positivo.

Devo poi aggiungere che in alcuni momenti La ferrovia sotterranea mi ha ricordato il film Django di Quentin Tarantino. In realtà le due opere non si somigliano, se non per le tematiche affrontate, però sì, in alcuni punti mi sono apparse davanti agli occhi alcune scene del film.

C’è un momento in cui si legge che due cani erano stati amati da tutti, uomini e negri. Uomini. E negri. Ero andata avanti tranquilla con la lettura, mi ci sono voluti un paio di secondi per elaborare davvero quello che avevo letto e sono tornata indietro, per vedere se mi sbagliavo. Uomini e negri. Era proprio scritto così. I neri non sono nemmeno da considerarsi esseri umani. E sono cose che si sanno, sappiamo che era così, sappiamo che per alcuni è ancora così, eppure leggerlo mi ha sconvolto. È come se mi avesse messa davanti a questa verità, nonostante fosse una verità che già sapevo, come se così ne prendessi davvero atto.

C’è stata poi una frase che diceva:

Nella morte il nero diventava un essere umano. Solo in quel momento era uguale al bianco.

Be’ non lo so. Non credo che questo valga per tutti. Credo che per quelle persone che fanno una distinzione tra uomini e negri, i neri restino bestie anche nella morte.

Poi qualcosa mi ha ricordato terribilmente Hitler e il nazismo:

In seguito a un calo negli arresti dei bianchi, alcune città aumentarono le ricompense per chi denunciava i collaborazionisti. La gente faceva soffiate sui concorrenti in affari, su vecchi nemici e sui propri vicini, riferendo di antiche conversazioni in cui i traditori avevano dichiarato simpatie proibite. I bambini facevano la spia ai genitori, istruiti dalle direttrici delle scuole a riconoscere i segni distintivi della sedizione. Martin raccontò la storia di un suo concittadino che cercava da anni di sbarazzarsi della moglie, invano. L’accusa con cui la fece condannare non reggeva, ma la donna aveva pagato comunque con la vita. E il signore si era risposato tre mesi dopo.

Non era forse questo quello che accadeva nella Germania nazista e nei migliori romanzi distopici che sono stati scritti?

Per me La ferrovia sotterranea, che nel 2017 ha vinto sia il Pulitzer che il National Book Award per la narrativa, non è un capolavoro. Nonostante sia riuscito a farmi soffrire e a farmi pensare c’è qualcosa che non mi convince del tutto, tra cui il capitolo su Stevens, che per quanto mi riguarda poteva anche non esserci, e forse mi aspettavo qualcosa in più. Riconosco però il suo valore, per questo mi sento di consigliarvelo.

Ma siamo tutti stati marchiati, anche se non si vede, dentro se non fuori […]

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