Raised by wolves: una serie scifi ambientata in un futuro post-apocalittico in cui la razza umana è quasi estinta e la Terra un pianeta ormai invivibile.

raised by wolves

RECENSIONE:

In Raised by wolves ci troviamo in un futuro post-apocalittico. La Terra, in seguito alla guerra tra Atei e Mitriaci, è invivibile. Così, sul pianeta Kepler-22B vengono inviati due androidi, Mother e Father. La loro missione è far crescere e accudire sei feti per ricostituire la razza umana quasi estinta.

Sebbene la serie abbia diversi aspetti positivi, in linea di massima non mi ha particolarmente entusiasmato.

A livello attoriale nulla da dire. Ho apprezzato particolarmente la performance di Mother, interpretata da Amanda Collin, che qualche premio per questo ruolo se lo meriterebbe. Ma anche Father, interpretato da Abubakar Salim, e Marcus, interpretato da Travis Fimmel, mi sono piaciuti molto. Su Travis Fimmel devo dire che forse la sua performance, la sua mimica facciale e posturale ricorda un po’ troppo il personaggio da lui interpretato in Vikings. A questo proposito ho letto delle critiche, secondo cui Fimmel sa fare solo questo tipo di personaggio perché in realtà non sa recitare. Su questo non sono d’accordo. Per esempio, la sua performance in Warcraft è completamente diversa. Se il personaggio di Marcus e quello di Ragnar in Vikings sono costruiti in modo simile, di certo non è colpa sua.

Mi è piaciuto poi il rapporto tra Mother e Father, che è andato incontro a molti cambiamenti e sviluppi nel corso di questa prima stagione e di sicuro mi è piaciuto vedere da parte di due androidi sentimenti così umani. Un aspetto forse scontato, di sicuro non è la prima volta che viene affrontato, ma che rappresenta per me un lato positivo della serie.

Il contrasto costante tra chi crede in un’entità superiore e chi no è un altro aspetto che di nuovo non ha nulla. Ma trovo sia spesso interessante puntare su un argomento complesso come la religione che fin dall’antichità ha portato con sé guerre e sangue. E in Raised by wolves la parte positiva di questo argomento è data da linee di confine non così marcate come sembrano all’inizio, tanto che si fa fatica a capire dove iniziano i torti e dove iniziano le ragioni, sia di chi crede, sia di chi è ateo.

Il problema principale che ho riscontrato con questa prima stagione di Raised by wolves è stata l’eccessiva lentezza. Ci fossero state due puntate in meno e meno scene dove le persone camminavano e basta, meno scene ripetitive nei loro schemi d’azione, forse mi avrebbe presa molto di più. Ci sono state puntate davvero molto buone, sia per il ritmo che per i contenuti, e altre che mi sembravano eterne da quanto tutto si svolgeva lentamente, da quanto erano pesanti e noiose.

Sull’aspetto grafico e sugli effetti speciali invece non ho nulla da dire: tutto molto curato, con alcune scene straordinarie, davvero affascinanti. Per ora il mio parere sulla prima stagione di Raised by wolves è un ni. Probabilmente guarderò anche la seconda, ma se il ritmo non migliora ci sono buone probabilità che abbandoni la nav(icella).

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