Come ordinare una biblioteca – Roberto Calasso: un piccolo libro che tratta diverse tematiche inerenti il mondo dei libri e dell’editoria.

come ordinare una biblioteca

come ordinare una bibliotecaTITOLO: Come ordinare una biblioteca

AUTORE: Roberto Calasso

EDITORE: Adelphi

PREZZO: € 14.00 cartaceo; € 6.99 e-book

 

RECENSIONE:

Come ordinare una biblioteca di Roberto Calasso si divide in quattro capitoli.

Il primo capitolo, quello che più ho amato, ha lo stesso titolo del libro, che comunque è fuorviante. Il libro infatti non vi dice davvero come ordinare una biblioteca, o la vostra libreria, visto e considerando che di ordini ce ne sarebbero davvero tanti e che ognuno è anche libero di fare un po’ come vuole.

Un ordine perfetto è impossibile, semplicemente perché c’è l’entropia. Ma senza ordine non si vive. Con i libri, come per tutto il resto, occorre trovare una via tra queste due frasi.

Calasso in questo capitolo tocca diversi temi: quello dell’ordine, per l’appunto; le collane editoriali:

Si può dire che una collana ha una ragione di essere se chi ha acquistato uno dei suoi titoli è potenzialmente un lettore anche di tutti gli altri. Questo si può applicare a un numero di casi molto ristretto.

Il rapporto che i lettori possono avere con le nuove uscite:

Il lettore vero sta sempre leggendo un libro – o due o tre o dieci –, e la novità arriva come un disturbo – talvolta irritante, talvolta gradito, talvolta anche desiderato – all’interno di quella attività ininterrotta. Dove con qualche fatica dovrà conquistarsi un suo spazio, se non cade prima dalle mani del lettore. Il quale allora tornerà felicemente a quell’altro libro che stava leggendo perché da tempo aveva voglia di farlo.

E qui devo dire che Calasso descrive perfettamente il mio rapporto con le nuove uscite (e a quanto pare, dai messaggi che ho ricevuto, la cosa non riguarda solo me!).

Parla del numero immane di libri che i lettori tendono a comprare per poi lasciare lì, in libreria, e leggerli quando arriverà il momento giusto.

Essenziale è comprare molti libri che non si leggono subito. Poi, a distanza di un anno, o di due anni, o di cinque, dieci, venti, trenta, quaranta, potrà venire il momento in cui si penserà di aver bisogno esattamente di quel libro – e magari lo si troverà in uno scaffale poco frequentato della propria biblioteca.

Anche qua Calasso sfonda una porta aperta, con me e con moltissime altre persone. Puntualmente ci diciamo basta, non posso più acquistare libri. Non tanto perché non sappiamo più dove metterli, quello è un problema secondario, ma più per una questione economica. Sono abbastanza brava in questo, se dico basta è basta. Ma la cosa mi fa stare parecchio male. Mi piace l’idea di avere a casa una mia libreria, di quelle dove i libri sono davvero tanti, sono tutti libri che io ho voluto, e sono libri dove voglio perdermi per qualche minuto (o ora) e scegliere poi quello che voglio leggere in quel momento. Ma se di libri non ne compro più finché non termino quelli che ho in casa, la scelta è piuttosto limitata, non occorre che sia io a dirvelo e il piacere di perdersi tra gli scaffali non è così grande, proprio come non lo è la mia scelta. Ah, la vita di noi poveri (in tutti i sensi) lettori è davvero ardua.

Ovviamente non manca qualche riflessione sulle librerie vere e proprie:

La libreria ideale è quella dove ogni volta si compra almeno un libro – e molto spesso non quello (o non solo quello) che si intendeva comprare quando si è entrati.

Io una libreria così non l’ho mai trovata, mai. Ed è una cosa che mi rende triste quando ci penso. Sogno di avere una mia libreria del cuore, una libreria che quando entro mi fa sentire a casa, con un libraio che ama fare il suo lavoro, che non si mette in mezzo per cercare di venderti dei libri a caso, giusto per racimolare qualcosa, ma che è lì, presente, pronto a dare un consiglio a chi ne ha bisogno. Inutile dirvi che questa è la libreria che vorrei, e la libraia che vorrei essere. E inutile dirvi che Calasso la pensa proprio come me sulla questione librai:

Quanto ai librai, non vengono incontro al cliente. Semplicemente perché hanno già da fare. Spostano libri, li cercano, evadono ordini, stanno davanti a un computer. Ma, se il cliente chiede qualcosa, sono immediatamente a sua disposizione. E si vede subito che sanno dove e come trovare i libri. Hanno la prima virtù del libraio: la capacità di orientarsi (fra i libri, fra gli scaffali, fra i gusti dei clienti, ecc.).

Sì, è proprio così che mi immagino nella mia libreria di fantasia, ed è proprio così che vorrei essere.

Solo su un punto non mi sono trovata d’accordo con l’autore. Una frase, un concetto, un modo di vedere che trovo anche discordante e che mi ha fatto indispettire:

Ho sempre diffidato di quelli che vogliono conservare i libri intatti, senza alcun segno d’uso. Sono cattivi lettori. Ogni lettura lascia tracce, anche se nessun segno rimane sulla carta. Un occhio esercitato sa subito distinguere se una copia è stata letta o non letta.

Quanto ai segni sui libri, tutto è concesso salvo scrivere o sottolineare a penna, perché è una sorta di lesione immedicabile dell’oggetto. Ma anche questa regola ammette – rarissime – eccezioni.

Partiamo dal presupposto che di lettori cattivi per me non ne esistono. La lettura è un’esperienza e ognuno è libero di viverla come gli pare e piace. Se io sottolineo non sono meglio di chi legge un libro e lo mantiene intonso così come questa persona non è peggiore di me. Specificato questo, io ci trovo dell’incoerenza in quello che qui scrive Calasso. I libri non vanno conservati intatti, ci devono essere dei segni, ma guai a lasciarli a penna. Quindi i segni vanno bene solo se si usa la matita? La penna rovinerebbe un libro? Perché mai? Ma aspettate, ci sono delle eccezioni. Davvero? Dovrei dedurre che ci sono dei lettori più importanti di altri? Quelli che possono fare annotazioni a penna nei libri e quelli che non possono? Ma che ragionamento è mai questo?

Andiamo oltre.

Il capitolo successivo riguarda gli anni delle riviste. Interessante, o almeno, me l’aspettavo interessante. In realtà è stato di una noia mortale. Parere soggettivo ovviamente. Il terzo capitolo riguarda la nascita della recensione. Un raccontino di una pagina e mezza, ma curioso. E infine, il capitolo su come ordinare una libreria. Questo è sostanzialmente il discorso pronunciato presso la Fondazione Cini il 25 gennaio 2019, alla Scuola per Librai Umberto e Elisabetta Mauri.

Diciamo che qui Roberto Calasso offre dei consigli su librerie e librai, riprendendo un po’ il discorso del primo capitolo e trovo che dia degli spunti di riflessione per i lettori, sicuramente, ma anche e soprattutto per chi fa quel mestiere o vorrebbe farlo.

Nonostante il capitolo sulle riviste che per me è stato un grande no, Come ordinare una biblioteca è stato un libro che mi è piaciuto molto e che offre molti argomenti su cui riflettere. Soprattutto nel primo capitolo ho percepito l’amore che quest’uomo ha per i libri, per la lettura e la letteratura, l’editoria e tutto quello che ci ruota attorno. E a volte questo amore arrivava a ondate che quasi mi sommergevano, inaspettatamente. Sono stata travolta da queste emozioni che condivido e provo anch’io e non lo nego, la portata è stata così forte che mi sono commossa.

L’importante è che possa trovare facilmente i libri che cercava e scoprire quelli che non sapeva di cercare. […] Così si potrà riconoscere, oggi come ieri, la buona libreria. Se questo non basta, vorrà dire che il libro in sé non basta più. E, se il libro non basta più, vorrà dire che il mondo sta voltando un’altra brutta pagina della sua storia.

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erigibbi

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