Caccia all’omo – Simone Alliva: un’inchiesta che indaga la violenza omotransfobica in Italia, da Nord a Sud, con testimonianze dolorose.

Caccia all’omo

TITOLO: Caccia all’omo

AUTORE: Simone Alliva

EDITORE: Fandango Libri

PREZZO: € 16.00 cartaceo; € 9.99 e-book

 

RECENSIONE:

In Italia casi di omotransfobia registrati soltanto nel 2019 sono 212 e due morti. In tutto il 2018 sono stati 211. Nel 2017 si contano 144 casi. Mentre nel 2016 la stima è di 109. C’è qualcosa che pulsa nell’anima di questo paese e fa paura.

Questa è stata la prima cosa che ho sottolineato leggendo Caccia all’omo di Simone Alliva, un’inchiesta con numeri alla mano, analisi delle ragioni e delle conseguenze di dibattiti sul tema, di pensieri e comportamenti, da Nord a Sud. Un’inchiesta che indaga la violenza omotransfobica in Italia.

Io ci provo a capire cosa ci sia dietro tutto quest’odio, le motivazioni, le cause, i ragionamenti. Ci provo a dire che abbiamo tutti gli stessi diritti, che tutti abbiamo il diritto di amare chi vogliamo.

[…] amare una persona del proprio sesso e creare legami insieme è un diritto umano.

Ma non c’è verso. Anzi, a volte il verso c’è, a volte va bene, è accettato, anche se malincuore, che queste persone stiano con altre dello stesso sesso, ma l’adozione no, quella no, perché la famiglia è data da un uomo e una donna.

Come se le persone Lgbt fossero nemici del popolo. “Non si tratta più di essere contrati al matrimonio per esempio, ma è l’individuazione della persona come bersaglio anche con intento diffamatorio. Il bersaglio non è più l’istanza che porti ma la persona, indebolire te per indebolire la causa.”

Ma chi dice che la famiglia è data da un uomo e da una donna?

È così e basta.

Ah be’, se è così e basta tutto ha più senso.

Come se i maltrattamenti non esistessero all’interno di famiglie etero; come se le famiglie omo non fossero in grado di amare come si deve un bambino; come se crescere in una famiglia etero faccia sì che tu sia etero e sano, mentre crescere in una famiglia omo faccia sì che tu sia (anzi, diventi, diventare è in questo caso il termine che si usa) omo, con qualche disturbo, con qualcosa che non funziona.

Cosa vogliamo dire di quelle famiglie etero che picchiano a sangue i propri figli perché gay? O che una volta raggiunta la maggiore età cambiano la serratura di casa e non li fanno più trovare? Quella è una vera famiglia?

Il dolore di venire rifiutati da chi ti ha messo al mondo non è catalogabile.

I giornali, i media, i social hanno un grande potere, lo sappiamo tutti. Ma spesso, c’è questa ipocrisia malcelata. Si afferma una cosa, che vuole essere positiva, a favore, almeno teoricamente, ma nella pratica il più delle volte vengono usati termini inappropriati, che rinforzano certe idee sbagliate, stereotipate, pregiudizievoli.

La violenza omofobica, fatta di aggressioni fisiche o verbali, va distinta dalla cultura omofobica, che è disseminata nei linguaggi, negli atteggiamenti, negli sguardi, nelle barriere invisibili buone a separare i “diversi” dai “normali”: se sei “così”, non sei uno di noi, devi restare solo o con quelli come te.

Per non parlare ovviamente di quando i giornali, i media, i social vengono usati come mero strumento per esacerbare l’odio nei confronti di omosessuali o transessuali o qualsiasi altra persona considerata sbagliata. E qui, tra i tanti problemi, c’è il fatto che i social (o i giornali o qualsiasi altro media) sono lo specchio della società. Chi scrive frasi d’odio tramite questi mezzi, nella vita reale non sarà da meno, anzi, forse nella vita reale sarà una persona che a questo odio darà concretezza.

La vita reale e la vita virtuale. Non sono due mondi, al massimo uno specchio.

[…]

L’odio non cambia forma rispetto a dieci o venti anni fa. Ciò che cambia è il mezzo tecnologico che amplifica il messaggio di disprezzo e lo rende più visibile. Spesso persistente, difficile da rimuovere.

In tutto questo, probabilmente in una situazione di ulteriore svantaggio si trovano le donne, le donne lesbiche. Perché se una donna è lesbica è “perché non ha trovato l’uomo giusto”. “Dammela qua quella lì che le insegno io come diventare etero.” “Ci vuole un vero uomo per sistemare quella.”

“Non si concepisce l’esistenza di una sessualità femminile sconnessa da quella maschile, quindi le lesbiche non possono esistere davvero, sono considerate donne che non hanno ancora incontrato l’uomo ‘giusto’”. Insomma, le donne lesbiche vengono colpite dalla svalutazione sociale che, ancora, ha pesanti ricadute sul genere femminile. “È come se le lesbiche soffrissero di due forme di ‘minorità’: la prima è quella di essere omosessuali, l’altra di essere donne.”

A volte mi chiedo se i libri come Caccia all’omo servano davvero a qualcosa. Chi legge libri come questo? Chi sta soffrendo, chi sa quello che sta accadendo, chi vorrebbe che le cose cambiassero, in meglio. Ma gli omofobi, i transfobici, leggeranno mai un libro come questo? Nel 99% dei casi no. E se davvero esiste l’1% la lettura si concluderà con frasi tipo: “tanto quello che l’ha scritto è un gay comunista”, “vedi che ci sono i gay che votano destra, abbiamo ragione noi”. Non credo che quell’1% comincerà a ragionare, a cambiare idea, a mettere da parte l’odio. Non ci credo. Mi dispiace.

Quello che non riusciamo a capire, è che questa gente è anche la nostra gente. Loro siamo noi. Nessuno è al riparo quando una parte politica brutalizza e l’altra balbetta, nessuno potrà mai escludere di trovarsi un giorno, a sua volta, vittima.

Ma tanto all’umanità i moniti e la Storia non hanno mai insegnato nulla.

Significa che perdo la disperanza? Diciamo che con i tempi che corrono la mia speranza, speranza in un mondo migliore e speranza nel genere umano, vacilla molto spesso. Ma resiste. È lì. Sempre. Forse è la speranza il motore delle cose. Forse è la speranza che ci dà la forza di combattere per dei sani principi, valori in cui crediamo, come, banalmente per me, il diritto di amare chi si vuole, il diritto alla famiglia, a prescindere dall’orientamento sessuale, dal partito politico, dalla nazionalità, dal colore della pelle, a prescindere da tutto.

“Lo so che non si può vivere di sola speranza”, diceva Milk, “ma senza speranza non vale la pena vivere. E tu, e tu, e tu avete il dovere di dare la speranza alle persone.”

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erigibbi

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