The Alienist Angel of Darkness: serie tv tratta dall’omonimo romanzo di Caleb Carr, porta in scena problematiche sociali dell’epoca, ma sempre attuali.

The alienist angel of darkness

RECENSIONE:

Se vi siete persi la recensione della prima stagione, la potete trovare qui.

Nella seconda stagione di The Alienist, intitolata Angel of Darkness, Sara Howard (interpretata da Dakota Fanning) ha aperto una sua agenzia investigativa privata. Una scelta che potremo definire quasi scandalosa considerando l’epoca in cui si svolge la vicenda. Fin da subito Sara, la vera protagonista di questa stagione, si ritrova a capo di un nuovo caso: la figlia neonata del consolare spagnolo è stata rapita. Una situazione ancora più delicata se si considera che la stagione è ambientata nel 1897: siamo cioè sull’orlo della guerra ispano-americana in merito alla questiona cubana. L’indagine mossa da Sara, affiancata da Laszlo (interpretato da Daniel Brühl), alienista, e John Moore (interpretato da Luke Evans), ora reporter per il New York Times, porterà i tre a scoprire una serie di omicidi e rapimenti che hanno come vittime dei bambini molto piccoli.

Anche questa stagione porta in scena problematiche sociali dell’epoca e argomenti che spesso sono ancora attuali: la corruzione, la disparità tra i ceti sociali, come alcuni giornali siano solo alla ricerca di uno scoop per vendere di più, le minoranze, il ruolo della donna, la misoginia e la discriminazione.

Come dicevo poche righe più su, la protagonista di questa stagione è Sara. La prima era forse più concentrata su Laszlo, e la sua partecipazione alle indagini era più una sorta di scusa per mostrare il lato psicologico, e anche perverso, della mente umana, e quella dei criminali in particolare. La seconda stagione è meno introspettiva da questo punto di vista, anche se di sicuro non mancano momenti in cui si esamina la psiche di una persona, e più poliziesca. Una detective story dove la professione di Sara e gli ostacoli che incontra in quanto donna poliziotta servono per mettere in luce una società maschile, patriarcale, dove sembra inaudito accettare che una donna possa fare quel tipo di lavoro (o un qualsiasi lavoro) e impossibile, anche di fronte alle evidenze, che una donna in quel lavoro possa addirittura essere più competente di un uomo.

La villain di questa stagione è stata fenomenale. Brava l’attrice, Rosy McEwen, davvero molto molto brava nell’impersonare una donna malata, che ha subito una serie di traumi che l’hanno poi portata a diventare quello che è, una donna disturbata che ha bisogno di cure. Non un mostro, no. Gli sceneggiatori sono stati molto bravi in questo. Laszlo cerca sempre di immedesimarsi in chi perpetua il crimine, ed è proprio questo suo immedesimarsi che gli permette di capire chi è l’autore di tale crimine. La stessa cosa fa Sara, la quale sente fin da subito una certa affinità con la donna, anche per delle esperienze traumatiche molto simili vissute da entrambe. C’è empatia, c’è comprensione. Non c’è spazio per l’accusa e per il dito puntato, per i giudizi e le sentenze.

The Alienist Angel of Darkness mette anche in scena dei costumi sempre impeccabili, con una scenografia non da meno. Quello che poi salta all’occhio sono anche i colori freddi e scuri usati durante lo svolgimento dei crimini e nel corso delle indagini, che vengono poi sostituiti da colori caldi e luminosi nel momento in cui la vicenda può dirsi conclusa, a fine stagione. Caratteristiche presenti già nelle puntate precedenti e che aiutano lo spettatore a calarsi ancora di più nel contesto storico-politico-sociale dell’epoca.

Se la prima stagione non mi aveva convinta appieno, con la seconda trovo che siano stati fatti dei passi da giganti. Sono state otto puntate che sono davvero volate, che ho guardato con molta curiosità, e che più di qualche volta mi hanno sorpresa, grazie a degli attori davvero bravi (in particolare meritano dei complimenti in più Dakota Fanning e Rosy McEwen). Una seconda stagione quasi impeccabile che mi ha indubbiamente lasciato con la voglia di vedere la prossima.

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