Le ombre del nostro passato – Sarah Blake: la storia dei Milton che si alterna tra il 1935 e il presente, ambientata a New York e in un’isola del Maine.

Le ombre del nostro passato

le ombre del nostro passatoTITOLO: Le ombre del nostro passato

AUTORE: Sarah Blake

EDITORE: Tre60

PREZZO: € 18.00 cartaceo; € 9.99 e-book

 

RECENSIONE:

Le ombre del nostro passato di Sarah Blake è una saga famigliare composta da un unico libro.

Ci sono sostanzialmente due archi temporali: il primo appartiene al 1935, l’altro ai giorni nostri; il luogo è sempre lo stesso: New York. Anche se la storia si concentrerà attorno a un’isola al largo delle coste del Maine.

La famiglia di cui l’autrice parla è quella dei Milton. Ogden e Kitty sono felicemente sposati, si amano e hanno tre bambini. Kitty è la tipica donna borghese di quegli anni: la sua vita si divide tra la gestione della casa, della famiglia e la vita sociale; Ogden porta avanti l’attività di famiglia, che da diverse generazioni appartiene al mondo dei banchieri, e per lavoro si trova spesso costretto a viaggiare in Germania.

A portare scompiglio nelle vite dei Milton saranno due fatti: uno legato all’ascesa dei nazisti, l’altro legato a una vera e propria tragedia famigliare. Ed è per quest’ultimo motivo che Ogden acquista un’isola, un’intera isola: per riportare la vita nel corpo e nello spirito di Kitty, che sembra essersi spenta all’improvviso.

Ai giorni nostri ritroviamo i Milton ancora in possesso della loro isola, anche se dopo due generazioni il patrimonio di famiglia sembra essersi dilapidato e per tenere in piedi quella casa immersa in un vero e proprio paradiso terrestre ci vogliono troppi soldi.

I soldi mancano, ma di segreti la famiglia Milton ne è davvero piena. E Evie, nipote di Kitty, farà di tutto per trovare quelle risposte che non riesce a darsi, e per risolvere quei dubbi che continuano a tormentarla.

Le ombre del nostro passato si divide in tre maxi capitoli. Nel primo la vera protagonista è Kitty; nel secondo è Joan, figli di Kitty e madre di Evie. In entrambi i maxi capitoli, ambientati quindi nel passato, ci sono delle interruzioni date dalla narrazione di Evie, che ci sposta quindi al tempo presente. Il terzo maxi capitolo ha come protagonista l’isola, con tutti i segreti che sembrano rimanere incollati lì, per non intaccare la vita vera, che si svolge al di fuori di quel paradiso acquistato per, quelli che per noi, sono pochissimi soldi.

Il più grande ostacolo riscontrato con questo libro è dato dallo stile dell’autrice. I dialoghi sono davvero troppo metaforici. Certo, si capisce che il succo del discorso è il razzismo, riguardante in particolare gli ebrei e i neri, ma ci sono alcune frasi che per me non hanno alcun senso, davvero incomprensibili.

È stato come se Sarah Blake volesse strafare, far vedere quanto è poetico il suo stile, quanto riesce a stare nell’astratto per parlare del concreto e be’ sinceramente il più delle volte mi sembrava di leggere delle supercazzole. Costa così tanto dire le cose come stanno? Essere più immediati, usare uno stile più concreto, meno ostico, meno ricercato, non toglie valore a un libro. Mi sembra che alcuni scrittori però cerchino sempre di complicare le cose per renderle più belle, e in realtà non fanno che peggiorare la situazione.

Sarà per questo motivo, sarà che forse di fondo ci sono dei problemi anche nella storia in sé, non saprei dirlo con certezza, fatto sta che non ero per niente incuriosita dai misteri e i segreti di questa famiglia. Anzi, ho sempre trovato piuttosto fastidioso questi atteggiamenti del non dire, stare attenti a come si parla, a quello che si dice, nascondere le cose, fare finta di essere migliori di quello che si è. Mi sembrano atteggiamenti infantili e basta.

E Evie, che potremo considerare la protagonista principale, non mi è proprio piaciuta. Qui entra in gioco sicuramente il discorso fatto prima, i dialoghi troppo metaforici che alla fine hanno poco senso.

Credo di non aver abbandonato il libro solo per rispetto nei confronti della casa editrice che mi ha omaggiato di una copia, ma se potessi tornare indietro farei quello che volevo fare fin da pagina venti: chiuderei il libro, lo accantonerei, e non lo prenderei in mano mai più. Sarebbe stata una scelta saggia e avrei occupato il mio tempo con qualcosa di migliore.

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A presto lettori,

erigibbi

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