Il gioco della vita – Mazo de la Roche: la storia della famiglia Whiteoak, canadese, ma di origini inglesi. Una saga famigliare che cattura il lettore.

Il gioco della vita

il gioco della vitaTITOLO: Il gioco della vita

AUTORE: Mazo de la Roche

EDITORE: Fazi

PREZZO: € 18.00 cartaceo; € 9.99 e-book

 

RECENSIONE:

Se vi siete persi la recensione del volume precedente, la potete trovare qui.

La saga di Jalna di Mazo de la Roche continua con Il gioco della vita. Da quando abbiamo lasciato i membri della famiglia Whiteoak è trascorso un anno. La famiglia si ritrova tutta riunita ad eccezione di Adeline, la nonna dispotica e carismatica, che ormai passa gran parte delle sue giornate a letto. La donna, ormai molto anziana, non perde brio né la voglia di scombussolare la famiglia e ancora tiene in mano le redini del gioco: a chi andrà la sua eredità? Perché sì, la nonna non vuole fare divisioni: a un solo membro della famiglia Whiteoak spetteranno tutti i suoi soldi.

Nel frattempo staremo in compagnia di Renny ancora innamorato di Alayne e di Finch che senza musica proprio non riesce a stare. Forse sono proprio loro i principali membri Whiteoak su cui si sofferma questo secondo volume della serie.

Il primo libro non mi aveva convinta del tutto, ed era riuscito a coinvolgermi davvero solo verso la fine. Devo dire che Il gioco della vita mi ha piacevolmente sorpreso. Ci sono stati dei momenti un po’ più lenti, e soprattutto dei momenti in cui avevo paura che si stessero per ripetere alcuni meccanismi e alcune dinamiche già vissute col primo libro. Ho dovuto ricredermi.

E ho dovuto ricredermi anche su alcuni personaggi, la nonna Adeline in particolare. È dispotica, è vero, ma se all’inizio può sembrare che lo sia senza un motivo particolare, che sia così di carattere punto e basta, qui ho come avuto l’impressione che abbia sempre avuto una valida motivazione per essere così, soprattutto nei confronti di alcuni membri della famiglia che, possiamo dirlo, questo dispotismo sembrano proprio meritarselo. Non pensavo, ma credo che questa arzilla vecchietta, con la sua furbizia, mi mancherà.

Mi è piaciuto il percorso di Finch. Ancora non è chiaro chi è, proprio in termini di personalità, di identità, ma credo stia facendo un bel percorso di crescita. Si empatizza facilmente con lui considerando come viene bistrattato dagli altri famigliari; si empatizza col suo amore per l’arte, per la musica in particolare, che non viene compreso dagli altri Whiteoak, che hanno uno spirito più pratico. Finch è un ragazzo incompreso, per colpa degli altri, che a capirlo manco ci provano, e un po’ anche per colpa di sé stesso, che non sa esprimersi. Avete presente il mal di vivere? Ecco, Finch, almeno fino a questo momento, lo incarna alla perfezione. Sono davvero curiosa di vedere come si evolverà la sua vita.

«Secondo te mi verrà il panico da palcoscenico?»

«Secondo me ce l’hai già.»

«Che vuoi dire?»

«Dico che hai paura della vita. È la stessa cosa.»

Renny è forse per me il membro più misterioso di questa famiglia canadese. Faccio davvero fatica a capirlo. Ha un animo buono e gentile? O ha un animo burbero e quasi cattivo? Non lo so. Si prende cura di Wake e di tutti gli altri, ma la stessa cura non la dedica a Finch, per dirne una. Forse anche lui ha un animo tormentato, ed è questo che rende difficile capire chi è davvero.

Credo comunque che i Whiteoak non siano personaggi facili da amare, né facili da comprendere. Oltre ai comportamenti poco carini nei confronti di Finch, non mancano nemmeno frasi sessiste e omofobe. Ma forse è questa la particolarità e la bellezza della saga creata da Mazo de la Roche: non ci sono personaggi completamente bianchi o completamente neri, sono tutti un po’ grigi. Tonalità diverse di grigio, c’è chi ha un animo più buono, chi più cattivello, ma non siamo forse anche noi, veri esseri umani, un po’ grigi?

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A presto lettori,

erigibbi

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