Killing Eve – Terza stagione: una spy-story fuori dal comune grazie a dei personaggi e a uno stile ben curato e sorprendente, ricco di ironia e sarcasmo.

Killing eve

RECENSIONE:

Se vi siete persi la recensione della stagione precedente, la potete trovare qui.

Alla fine della seconda stagione di Killing Eve ci eravamo lasciati con un colpo di scena pazzesco (che comunque, nonostante tutto, non credo abbia sconvolto molti di noi a 360 gradi perché era davvero impossibile che una delle due principali protagoniste finisse in quel modo).

La terza stagione inizia quindi con i personaggi principali che cercano di andare avanti, consapevoli di tutto, ma ognuno di loro affronta in modo particolare e decisamente personale quello che è accaduto.

Rispetto alla prima stagione, Killing Eve si è indubbiamente evoluta. Magari il cambiamento non piace a tutti, ma per quanto mi riguarda a volte ci sta, è inevitabile ed è giusto che ci sia, come in questa terza stagione.

La serie ora è più introspettiva. E guardando la prima stagione mai mi sarei immaginata che il cambiamento principale venisse da Villanelle (interpretata da una Jodie Comer sempre eccezionale). La donna, attrice, è una trasformista. Riesce a cambiare non so quanti accenti, che vanno di pari passo con le sue espressioni facciali. Quando Jodie Comer entra in scena non si può che rimanere estremamente affascinati e incantati dalla sua performance.

E in questa stagione ho apprezzato davvero tanto anche Carolyn (interpretata da una Fiona Shaw altrettanto brava). Carolyn è sempre stato un personaggio… particolare. Sembra una sorta di frigorifero umano, priva di qualsiasi emozione. E diciamolo, spesso non si capiva nemmeno da che parte stesse. Certo, resta un personaggio criptico, con comportamenti e battute che sono un mix di tragedia e commedia, ma si capisce che non è poi così fredda e priva di emozioni come pensavamo. Solo che le manifesta a modo suo.

Sempre perfetti gli abiti indossati da Villanelle. Per carità, possono piacere o non piacere. Ma restano fondamentali perché parte integrante della personalità della serial killer.

Per non dimenticare i luoghi e le inquadrature che li risaltano e le colonne sonore e canzoni che sono sempre adatte (per non dire anche in questo caso perfette) per le situazioni e i contesti in cui queste si svolgono.

Ma torniamo al cambiamento a cui accennavo all’inizio. Sicuramente sembra togliere la verve che caratterizzava la prima stagione. Killing Eve dall’inizio si è presentato come un prodotto innovativo, diverso, probabilmente mai visto prima. Il cambiamento radicale della terza stagione, ripeto, a mio avviso necessario, porta a un cambio di rotta. Certo, restano i comportamenti bizzarri e a volte imprevedibili di Villanelle; resta l’evoluzione di Eve che continua a cercare sé stessa; resta la stranezza di Carolyn. Ma non è più un prodotto così innovativo come lo era la prima stagione.

Sta diventando una serie tv brutta? Per ora assolutamente no. Ma diversa sì. E tra quelli che hanno tanto amato la prima stagione, non dubito ci sia qualcuno che ora si trova a storcere il naso; non dubito che ci sia qualcuno che ora si trova a dire: “sì, bella, ma non è come la prima stagione”.

No. Killing Eve 3 non è lo stesso prodotto di Killing Eve 1.

Resta una serie valida e bella da vedere? Assolutamente sì. Almeno per ora.

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