Ballata dell’usignolo e del serpente – Suzanne Collins: prequel della trilogia Hunger Games, la storia si svolge sessantaquattro anni prima.

Ballata dell’usignolo e del serpente

ballata dell'usignolo e del serpenteTITOLO: Ballata dell’usignolo e del serpente

AUTORE: Suzanne Collins

EDITORE: Mondadori

PREZZO: € 22.00 cartaceo; € 13.99 e-book

 

RECENSIONE:

Prequel della trilogia di Hunger games, Ballata dell’usignolo e del serpente si svolge sessantaquattro anni prima del primo libro, quando un giovane Coriolanus Snow viene scelto con alcuni compagni di scuola per fare da mentore ai tributi dei decimi hunger games.

La guerra è finita da soli dieci anni e siamo agli albori di questa punizione per i distretti, che è ben lontana da come ce la ricordiamo nella trilogia principale. Come giustamente ci si aspetterebbe da delle persone con sani principi morali, pochissimi apprezzano e guardano gli hunger games, la maggior parte della gente a Capitol City non ne vede la necessità; i mezzi a disposizione sono pochi, i tributi vengono rinchiusi in un luogo di fortuna, e l’arena è totalmente diversa. Gli organizzatori però cercano di promuovere l’evento in vari modi, tra cui coinvolgere dei ragazzi di Capitol City.

Attraverso gli occhi di Snow, che ci abitueremo a chiamare per nome, vediamo una società molto diversa da quella che ricordiamo, una città che porta ancora numerose ferite di bombardamenti, persone che faticano ad avere abbastanza da mangiare, ricordi della guerra che tornano alla memoria anche e soprattutto quando non si vorrebbe, e infine molta paura che situazioni del genere possano ripresentarsi. Questa paura viene incanalata nell’odio verso i distretti, nel razzismo verso le persone che li abitano, e gli hunger games contribuiscono a questa propaganda.

Vediamo chiaramente che la propaganda sta funzionando nelle parole della nonna di Coriolanus e in quelle di alcuni suoi compagni; ci sono diversi momenti in cui i cittadini empatizzano con i tributi, ma poi cala sempre un muro tra loro, una differenza tra “loro” e “noi” che mai viene a mancare, anche se a volte nascono dei dubbi a riguardo.

Basta un solo sguardo per capire che i nostri hanno avuto più cibo, indumenti più belli e cure dentistiche migliori […]. Presumere qualcosa di più, una superiorità fisica, mentale e soprattutto morale, sarebbe un errore. Quel genere di arroganza ci ha quasi distrutti in guerra.

Non è invece sempre chiaro cosa pensi Coriolanus. Ricordando la sua figura nella trilogia originale, sembra inizialmente difficile credere che questo ragazzo sia la stessa persona, sebbene già presenti la spiccata capacità di dire e fare la cosa giusta in pubblico e al momento giusto, anche se ciò significa mentire; tuttavia sembra avere una moralità e dei valori condivisibili dal lettore, è capace di sentimenti quali amicizia, amore e soprattutto paura. Lo vediamo debole davanti a questa emozione e davanti ai suoi sentimenti in generale, empatizziamo facilmente con lui, nonostante non si condividano sempre le sue idee, e non possiamo fare a meno di chiederci: cosa gli è successo?

La risposta viene data. Il cambiamento di Coriolanus durante la lettura è evidente e, anche se il colpo di scena finale sia un po’ troppo veloce, non è irrealistico.

Credo che gli esseri umani abbiano una bontà innata. Sappiamo quando varchiamo la linea tra il bene e il male, ed è la sfida di un’intera esistenza cercare di rimanere dalla parte giusta di quella linea.

La serie originale mi era piaciuta molto e probabilmente avrei letto questo prequel in ogni caso, ma sapere che fosse su Snow mi aveva entusiasmata, perché è uno dei miei cattivi letterari preferiti per la sua strana sincerità nel rapporto con Katniss. Ho trovato quello che mi aspettavo dal punto di vista della storia e, pur sapendo come sarebbe andata a finire, in un certo senso ho sperato fino alla fine che Coriolanus potesse redimersi e vivere più felice.

L’ambientazione è un altro punto che ho trovato molto interessante in questo romanzo, vicina a quella che ricordiamo, ma profondamente diversa. Abbiamo sempre visto una Capitol City ricca e perfetta, qui è debole, impaurita e affamata, non molto diversa dai distretti che tanto odia. Mi è piaciuto tanto vedere la sua cultura e le sue usanze, che prima avevamo visto solo da lontano, come ad esempio il fatto che tutti i personaggi di Capitol City abbiano nomi della tradizione romana e greca. È stato interessante vedere la quotidianità di quelli che prima erano i cattivi, per capire che in realtà sono solo persone, che cercano di vivere felici come tutte le altre.

Alcuni tributi più concilianti, o forse i più affamati, cominciarono ad avvicinarsi alle sbarre. Si sedettero a terra, tesero le mani, abbassarono la testa e aspettarono. Ogni tanto qualcuno, di solito un bambino, correva lì e metteva loro qualcosa in mano, poi si scostava.

Una nota dolente di questo libro è stato lo stile, molto diverso da quello della trilogia, sia dal punto di vista formale (qui abbiamo una terza persona al passato, nella trilogia una prima persona al presente) sia dal punto di vista del coinvolgimento del lettore. La trilogia originale era molto coinvolgente anche in scene apparentemente poco interessanti, come le lamentele dei parrucchieri di Katniss, perché lo sguardo tagliente della protagonista le rendeva tali. Nella Ballata dell’usignolo e del serpente tutto procede più lento, ovattato, accadono molte cose in questo libro, ma aleggia la sensazione che non stia accadendo nulla, e questo mi ha sorpresa molto e in negativo.

Non ritengo che sia una lettura obbligatoria per comprendere la storia. I tre libri di Hunger games sono completi anche senza questo prequel, che rimane solo un approfondimento gradevole per chi dovesse essere interessato. Però è stato bello vedere come Suzanne Collins abbia ammiccato alla serie originale, creando un passato ad alcune piccole cose, che non voglio dirvi per non fare spoiler, ma che assumono così una nuova prospettiva anche nella trilogia originale.

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Fabiana

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