Di fronte alla bandiera – Jules Verne: un Verne diverso dal solito, che affascina i ragazzi, ma guarda negli occhi gli adulti.

Di fronte alla bandiera

TITOLO: Di fronte alla bandiera

AUTORE: Jules Verne

EDITORE: RBA

 

RECENSIONE:

È sempre giusto continuare la ricerca, in nome della Scienza, su una scoperta che potrebbe portare alla distruzione dell’umanità? E, una volta scoperta, chi dovrebbe esserne il possessore?

Queste domande giacciono in sottofondo all’intero libro Di fronte alla bandiera di Jules Verne, domande particolarmente care all’umanità dopo la Seconda Guerra Mondiale, ma sembra che anche nell’Ottocento, anche quando la fiducia nella mente umana era quasi illimitata, ci fosse questa ombra nel pensiero degli scienziati.

L’umanità non ha nulla da guadagnare da certe scoperte la cui applicazione accresce il numero dei mezzi di distruzione, già grande abbastanza.

La storia inizia con la presentazione di Thomas Roch, uno scienziato francese che sostiene di aver realizzato un’arma potentissima, il folgoratore, che alla sua massima potenza potrebbe distruggere l’intera umanità (la nostra mente corre immediatamente alla bomba atomica, ma nel 1896 non era stata ancora concepita, sembra infatti che Verne si sia ispirato ad un’altra arma). Roch cerca uno Stato che sia interessato all’acquisto della sua scoperta, ma diventa sempre più esigente e paranoico, tanto che viene dichiarato pazzo e rinchiuso in una casa di cura per ricchi in America, dove vive inconsapevole del mondo che lo circonda, nonostante dia segni di ricordare ancora la sua invenzione. Gli viene affiancato un tutore, lo scienziato Simon Hart sotto copertura, nella speranza che Roch si lasci scappare qualche informazione sull’arma.

La storia, narrata dal punto di vista di Simon Hart, inizia quando il conte d’Artigas, misterioso e ricco proprietario di una nave, rapisce Thomas Roch e il suo sorvegliante, per cercare di realizzare il folgoratore. Vengono trasportati nel rifugio del conte d’Artigas, dove si svolge la quasi totalità del romanzo.

L’atmosfera è cupa e soffocante, sia per l’oscurità effettiva dei luoghi, sia per la prigionia prolungata del protagonista. Questo permette a Verne di focalizzarsi di più sui personaggi, dando loro una caratterizzazione abbastanza elaborata. Lascia molto spazio anche all’introspezione del protagonista, alle sue riflessioni, alla ricerca di una via di fuga e alle indagini per scoprire la vera identità dei suoi rapitori; elementi spesso solo superficiali nei titoli più famosi di Jules Verne. Non risulta mai un’introspezione pesante, perché viene alternata a mistero, tensione e qualche piccolo colpo di scena, che oggi può sembrare molto semplice, ma che era abbastanza efficacie in quel periodo.

Sono tutti tipi vigorosi, robuste fisionomie di marinai induriti dal clima delle latitudini calde, dal sangue ricco o abbondantemente ossigenato dalle brezze dell’Oceano. Non ci sono né fanciulli, né vecchi, nient’altro che uomini la cui età vai dai trenta ai cinquanta anni. Ma perché mai hanno accettato di sottomettersi a questo genere di vita?

Un elemento che mi ha affascinata fin dall’inizio è la scelta del titolo (tradotto alla lettera dal francese Face au drapeau), che lascia confusi fino alla fine. Ottiene il suo chiaro significato in una scena, forse un po’ troppo romantica, ma decisamente d’effetto, in cui Verne dà la sua risposta alla domanda con cui ho iniziato l’articolo.

In questo romanzo si ritrovano molti tratti tipici dell’autore, che mi hanno ricordato molto Ventimila leghe sotto i mari; ma è un Verne diverso dai suoi romanzi più famosi, un Verne che affascina i ragazzi, ma guarda negli occhi gli adulti.

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Fabiana

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