Westworld – Terza stagione: quando i robot in un parco virtuale sono controllati dagli umani, e gli umani nella realtà sono controllati dai robot.

Westworld

Se vi siete persi la recensione della stagione precedente, la potete trovare qui.

Vi dirò qualcosa sulla trama di questa terza stagione, senza rivelarmi troppo per ovvie ragioni.

Dolores (interpretata da Evan Rachel Wood) ha formato il suo esercito, abbastanza piccolo, nel mondo reale. Questo però si rivela controllato da Rehoboam, una sorta di progetto tecnologico che controlla la vita di tutti, condizionandone anche gli eventi. Dolores quindi se all’inizio ha come piano quello di distruggere il mondo e gli esseri umani, poi, rendendosi conto che anche loro sono degli schiavi, proprio come lei, decide di cambiare direzione.

Il suo intreccio narrativo si incontra con nuovi personaggi, tra tutti Caleb (interpretato da Aaron Paul), e nostre vecchie conoscenze come Maeve (interpretata da Thandie Newton), Bernard (interpretato da Jeffrey Wright), Charlotte (interpretata da Tessa Thompson) e William (interpretato da Ed Harris).

Se con la seconda stagione Westworld stava cambiando, nella terza il cambiamento è ufficiale. D’altronde era impossibile e impensabile ambientare tutte le stagioni nel parco. Credo che l’evoluzione di questa serie tv sia necessaria, anche per evitare una costante ripetizione di trama.

Sicuramente interessante notare come nel parco fossero gli esseri umani a porre il controllo sugli host, i robot creati a nostra immagine, mentre nella vita reale avvenga il contrario: le vite degli esseri umani sono controllate dalla tecnologia.

A dispetto della prima stagione, in questa prende il sopravvento l’azione collettiva, gli eventi, a discapito della singola storyline di ogni individuo, portando a mio avviso una sorta di appiattimento generale sulla loro personalità. L’unica eccezione è rappresentata da Caleb, anche se forse con lui potevano fare di più.

Fin dalla prima stagione di Westworld, in ogni puntata, mi chiedevo: “Ma Erika, ci hai capito qualcosa?” E la risposta era inevitabilmente no. Poi si arrivava all’ultima puntata e tutto risultava chiaro, e assolutamente geniale.

In questa stagione, il mio senso di incomprensione generale, c’è sempre stato. Nell’ultima puntata tutti i nodi vengono al pettine, tutto è di nuovo chiaro, ma non nello stesso modo delle stagioni precedenti.

In queste otto puntate sembra costante un senso di smarrimento e confusione da parte dei personaggi: Dolores vuole distruggere ogni cosa, ma poi vuole salvare tutti. Quindi è buona? Maeve vuole salvare tutti, ma poi non ascolta Dolores e si schiera dalla parte del cattivo per fini egoistici (anche se comprensibili). Quindi è cattiva? Caleb non possiamo di certo capirlo, visto che manco lui sa chi è e cos’ha fatto. Sembra che stia costantemente aspettando di essere imboccato da Dolores. Il cattivone Serac, interpretato da Vincent Cassel, sembra super tosto, riesce a prevedere ogni mossa, stratega ai massimi livelli, e poi si scopre che di testa sua non ha fatto nulla. Quindi è un cazzone? Bernard, vogliamo parlare di Bernard? No, perché manco lui sa chi è e cosa deve fare, come possiamo saperlo noi?

Insomma, sembra che ogni personaggio abbia un’identità completamente nuova, non ben definita, quando all’inizio i ruoli sembravano ben chiari. E questo mi ha spaesato non poco, lasciandomi poi perplessa anche una volta finita la stagione.

Ora, io credo che questa terza stagione se la sia cavata decisamente meglio di quella precedente, ma ci sono dei problemi. L’innovazione della serie ci sta tutta e ha la mia approvazione, credo stia andando di nuovo nella giusta direzione, ma manca ancora qualcosa per essere all’altezza della prima stagione.

Westworld resta comunque una serie fantascientifica-western piuttosto valida, nonostante alcuni difetti. E sono sicuramente curiosa di vedere dove si andrà a parare con la prossima stagione.

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