Le creature del buio – Stephen King: un romanzo di fantascienza in cui i cittadini di Haven, in seguito alla scoperta di una navicella, cominciano a mutare.

Le creature del buio

le creature del buioTITOLO: Le creature del buio

AUTORE: Stephen King

EDITORE: Sperling & Kupfer

PREZZO: € 12.90 cartaceo; € 8.99 e-book

 

RECENSIONE:

Ci troviamo a Haven, una cittadina di pura invenzione che si trova nel New England. Camminando nel bosco dietro casa, Roberta Anderson, per gli amici Bobbi, scrittrice di western, inciampa in un oggetto di metallo che spunta dal terreno. La donna inizia a scavare, ignorando gli ammonimenti della sua voce interiore, che a volte corrisponde alla voce del nonno, e anche i guaiti del suo fedele e ormai vecchio cane Peter.

Perché se all’inizio Bobbi scava con cautela, poi lo farà con sempre maggiore accanimento, fino a dimenticarsi di mangiare e di dormire. Quel pezzo di metallo è parte di un’enorme astronave sepolta da milioni di anni, che ancora emana energia. Stiamo parlando di un romanzo di Stephen King, quindi capite anche da voi che l’energia non può che essere negativa.

Ero un po’ preoccupata quando ho iniziato a leggere Le creature del buio sia perché in giro le valutazioni non sono altissime, sia perché ho letto lamentele (da parte di fan immagino) sul fatto che King abbia scritto un romanzo fantascientifico quando dovrebbe limitarsi all’horror. Lasciatemelo dire: che due palle! (Non so cosa mi trattenga dal dire di peggio).

Ormai non ne posso più di leggere queste critiche, che di costruttivo non hanno nulla. Perché questo benedetto autore non può scrivere quello che gli pare? Perché ogni volta che si discosta dall’horror viene attaccato? Sembra tra l’altro che le critiche vengano fatte a prescindere dal prodotto. Mi chiedo se queste persone leggano veramente i libri che criticano o se per partito preso, visto che non si tratta di un horror, si mettono a criticare.

Ora, ci sta che un libro di Stephen King possa non piacere; alcuni suoi libri non sono piaciuti nemmeno a me; i pareri sono soggettivi, per carità. Ma con Le creature del buio non capisco davvero come si possa criticare. Perché, vi starete chiedendo voi. Perché il libro è costruito nel modo tipico in cui King costruisce i suoi libri, soprattutto i suoi mattoni.

Abbiamo innanzitutto un libro suddiviso in parti.

Nella prima parte, La nave nella terra, facciamo la conoscenza di Bobbi e del suo fidato cane, e già ci piace, questa donna, e pure il suo cane, ovviamente. Ecco che Bobbi scopre un pezzo di nave, ecco che le cose cominciano a farsi serie. Ma non finisce qui, perché in questa prima parte incontriamo anche Gard, migliore amico di Bobbi, amante, poeta, quasi sempre ubriaco, accusato di aver sparato alla moglie e che perde molto facilmente la pazienza quando parla con qualcuno che è a favore del nucleare. Un tipo antipatico? No. Proprio no. Diciamo maledettamente imperfetto. Quell’imperfetto che ci piace, nonostante tutto.

Nella seconda parte, Storie di Haven, leggeremo proprio questo: le storie di alcuni abitanti di Haven, alcune più importanti di altre. Tra tutte spicca quella di Ruth, che ameremo, come tutti gli abitanti di Haven, oh sì, e per cui, ovviamente, soffriremo.

Nella terza parte incontriamo i Tommyknockers, questo almeno è il nome che Gard utilizza pensando a queste creature, che poi non sono altro che gli abitanti di Haven sotto l’influenza dell’aria malevola della navicella e che hanno cominciato a mutare, perdendo il loro lato umano. Il nome di queste creature ha origine in realtà da un’antica filastrocca:

Ieri notte a tarda ora,

i Tommyknockers, i Tommyknockers,

hanno bussato e oggi ancora.

Vorrei uscire, ma non so se posso,

per la paura che m’hanno messo addosso!

E infine non può mancare l’epilogo, dove vengo tirate le ultime fila.

Ora, se qualcuno di voi ha letto qualche altro romanzo di King, già così non vi pare la sua classica costruzione? Già solo per questo potremmo dedurre che il romanzo è valido, perché molti dei suoi migliori libri sono stati costruiti proprio in questo modo. E se una cosa funziona una volta, due volte, tre volte, perché non dovrebbe funzionare una quarta volta? Perché abbiamo un libro di fantascienza invece che un libro horror? Suvvia, siamo seri! Capisco se le critiche fossero: “Non ne posso più dei libri di King costruiti in questo modo”, be’ ok, le vostre lamentale ci starebbero tutte in questo caso.

Ma torniamo al libro.

Secondo voi, in un mattoncino di 800 pagine, King poteva tralasciare citazioni varie a libri suoi o libri di altri autori? Ovviamente no. Per quanto concerne libri che lo riguardano, non poteva mancare La Torre Nera: King parla di Ka e poi, non so se sia un caso, ma con questo autore credo che nulla lo sia, per indicare il sole ha usato le parole ‘occhio rosso’.

In un dialogo viene menzionata la storia di John Smith, protagonista de La zona morta.

Si parla dell’Alhambra, l’hotel tutto nero de Il Talismano, e sulla spiaggia Gard incontra un ragazzino gentile di nome Jack (stesso nome del protagonista dell’appena citato libro).

Un ragazzo di Haven ad un certo punto, in preda alle allucinazioni ha l’impressione di:

[…] scorgere un clown che sogghignava facendo capolino da un tombino. Un clown con scintillanti dollari di argento per occhi e un mazzo di palloncini di cui tratteneva i fili nella mano guantata di bianco.

Un altro personaggio, Ev, molto importante nel libro, sentirà degli sghignazzi provenire dalle tubature. E inutile specificare che Derry non è molto lontana da Haven.

Viene citata anche la scena del film di Shining, tratto dall’omonimo libro dell’autore, in cui Jack sfonda a colpi di ascia la porta del bagno.

Sul finale, senza farvi spoiler, si parla di un’installazione governativa della Virginia. Qui ci sono due inesattezze: si dice che una volta era stata rasa al suolo da un bambino, quando in realtà si trattava di una bambina; e che si chiamava lo Shop: è stato mantenuto il nome inglese (proprio la volta in cui dovevano cambiarlo) quando ne L’incendiaria (questo il libro a cui King si riferisce) è sempre stata chiamata La Bottega.

E poi King mette dentro anche sé stesso, e di certo non è la prima volta che succede. Ev, parlando di Bobbi, dice:

[…] scriveva buone storie western in cui c’era da affondare i denti con piacere, buone storie solide senza tutti quei mostri inventati e tutte quelle parolacce dei libri che scriveva per esempio quel tizio di Bangor.

Mi sono poi segnata altre cose. Per la milionesima volta King cita Il mago di Oz e Tom Sawyer. E poi, come vi dicevo all’inizio, con Gard si parla molto di nucleare. In particolare l’uomo è fortemente contrario e già qui si nota come rispecchia le idee dello stesso Stephen King. Pensiamo poi che Le creature del buio è stato pubblicato nel 1987 e proprio l’anno prima c’era stato il disastro a Chernobyl. King si serve spesso dei suoi libri per parlare e affrontare tematiche attuali e scomode, e ancora una volta lo fa con un’altra sua opera.

Veniamo a noi. Cercherò di tirare le somme e essere breve che quando parlo di un libro di Stephen King la stragrande maggioranza delle volte mi comporto proprio come lui: perdo per strada il dono della sintesi.

Le creature del buio mi è piaciuto davvero molto e personalmente lo annovero tra i migliori libri dell’autore. Mi ha tenuta incollata alle pagine dall’inizio alla fine e vi dirò che per come sono andate le cose mi ha pure sorpreso.

Inutile specificare che ancora una volta ho iniziato a fare gli incubi fin dal primo giorno di lettura. Sognavo i Tommyknockers senza immaginarmi il loro volto, era la loro presenza a spaventarmi. Sapevo che c’erano, che erano lì, nelle tenebre, pronti a uscire e a risucchiare il mio lato umano; una luce verde era l’unica cosa che illuminava quegli incubi e le uniche parole che ricordo sono queste: “No, i Tommyknockers, no. No, vi prego”.

Come faccio a non consigliarvi un libro che me l’ha fatta fare addosso in questo modo?

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A presto lettori,

erigibbi

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