Misery – Stephen King: uno scrittore sequestrato dalla sua fan numero uno, mentalmente disturbata, che lo obbliga a scrivere una nuova storia su Misery.

Misery

miseryTITOLO: Misery

AUTORE: Stephen King

EDITORE: Sperling & Kupfer

PREZZO: € 10.90 cartaceo; € 7.99 e-book

 

RECENSIONE:

Misery è stato pubblicato nel 1987 e vinse il Premio Bram Stoker.

Il protagonista è Paul Sheldon, celebre scrittore, che dopo un incidente in macchina viene ritrovato e sequestrato dalla sua fan numero uno: Annie Wilkes.

La donna, mentalmente disturbata, è profondamente arrabbiata con l’uomo che nel suo ultimo romanzo uccide il suo personaggio preferito: Misery. Annie costringe lo scrittore a scrivere un nuovo romanzo, dove fa resuscitare la sua eroina tanto amata.

La storia dietro a questo romanzo è indubbiamente interessante. L’idea di scrivere Misery venne a Stephen King nel momento in cui si trovava su un aereo diretto a Londra. Giunto a destinazione, l’autore non poté aspettare e si mise a scrivere. Il portiere dell’hotel in cui King alloggiava lo condusse a una scrivania dicendogli che era stata usata anche da Kipling (famoso scrittore e poeta britannico; tra le sue opere più famose non possiamo non citare Il libro della giungla), dove l’uomo vi era pure morto in seguito a un colpo apoplettico. Lì King scrisse a mano sedici pagine di Misery.

Altro aspetto interessante: in quel periodo Stephen King era piuttosto imbottito di droghe e alcol. Nel libro Paul Sheldon diventa dipendente dal Novril, un farmaco che in realtà non esiste, inizialmente necessario per fargli sopportare il dolore alle gambe massacrate dall’incidente e che Annie ha “curato” un po’ alla buona.

Aggiungerei il fatto che col libro precedente, Gli occhi del drago, Stephen King ha subito molte critiche da parte dei fan che si aspettavano da lui, e da quel libro, qualcosa di più horror e più macabro. In Misery il protagonista è uno scrittore costretto da una sua fan a scrivere il libro sulla protagonista da lei scelta, e sarà sempre lei a decidere cosa deve succedere: Misery deve tornare in vita, Misery non deve morire. Non credo proprio sia un caso.

Ho poi notato che nel romanzo King nomina più di una volta Rider Haggard, che nel 1965 era stato elogiato dal biografo e scrittore Roger Lancelyn Green per essere un autore di alto livello, dotato di capacità letterarie e di un’immaginazione sorprendenti, considerandolo uno dei padri della cosiddetta epoca dei narratori. Se ho imparato una cosa leggendo i libri di Stephen King, è che nulla è lasciato al caso; qui dovrei solo capire perché ha citato Haggard: pura stima nei suoi confronti, o c’è dell’altro?

Comunque.

Ero piuttosto spaventata all’idea di leggere Misery perché ci avevo provato a quindici anni, e dopo poche pagine finii per abbandonare il libro. Ora mi chiedo perché lo abbia fatto. Cosa ci avevo trovato all’epoca di così poco convincente? Mah.

Questa volta, fortunatamente, Misery mi ha conquistata fin da subito, tenendomi incollata per quasi tutto il tempo tra le pagine di questo libro. Quasi, sì, perché devo ammettere che ci sono state alcune parti un po’ più lente e monotone. In generale però è stato un thriller psicologico che mi ha davvero intrattenuta, e in alcuni punti anche orripilata.

Al di là della malattia mentale, Annie Wilkes è una vera e propria serial killer, lo si scopre nel corso del libro. Di serial killer ce ne sono di diverso tipo, di sicuro possiamo dire che Annie per un bel periodo di tempo è rientrata nella categoria degli angeli della morte: assassini seriali che agiscono in ambito medico.

Un’altra cosa che mi ha sempre stupita di Annie è la sua intelligenza e la sua furbizia. La donna dice spesso a Paul che non è stupida, ed effettivamente dobbiamo dargliene atto. Sembra stupida; sicuramente le manca qualche rotella per dirla in modo poco carino, potremmo pensare a un basso quoziente intellettivo e a un ritardo mentale e questo ci porta (ci metto dentro Paul e anche noi lettori, o almeno, parlo per me) a sottovalutarla spesso, per non dire sempre, e puntualmente Annie ci stupisce. Perché gli stupidi siamo noi, non lei.

Misery non è horror; direi più, come ho scritto prima, un thriller psicologico, quindi King non è proprio tornato con quello che i fan volevano, ma di certo non mancano gli aspetti macabri (e be’ dai, qualche sfumaturina horror c’è). Non ho dubbi sul fatto che all’epoca il libro sia stato accolto molto bene dai fan dell’autore.

Io comunque non urlerei al capolavoro, ma si tratta indubbiamente di un buon libro, uno di quelli che divori in pochi giorni, che ti tiene col fiato sospeso, che riesce a stupirti e a sorprenderti, fino alla fine.

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A presto lettori,

erigibbi

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