The Post: film del 2017 di Spielberg che narra la vicenda della pubblicazione dei Pentagon Papers, documenti top secret sulla guerra in Vietnam.

The Post

The Post è un film del 2017 diretto da Steven Spielberg, con protagonisti principali Meryl Streep e Tom Hanks.

Il film narra la vicenda della pubblicazione dei Pentagon Papers, documenti top secret di 7000 pagine del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti d’America che presentano uno studio sulle strategie e i rapporti del governo con il Vietnam.

Il 13 giugno 1971, il New York Times, dopo aver ricevuto i documenti, ne inizia la pubblicazione, ma riceve l’ingiunzione di sospendere tutto, pena l’oltraggio alla corte.

Saranno poi i giornalisti del Post a ricevere gli stessi documenti per poter essere pubblicati. Katharine Graham (interpretata da Meryl Streep), divenuta proprietaria del Post dopo la morte di suo padre e del marito, nonostante le proteste dei membri del consiglio decide di rischiare il tutto e per tutto e, sostenendo l’idea di Ben Bradlee (interpretato da Tom Hanks), caporedattore del giornale, fa stampare il materiale.

È grazie a questo scandalo che il Post (conosciuto oggi come il Washington Post) ha aumentato di molto la sua popolarità, diventando uno dei grandi giornali americani.

Ci sono due cose che mi sono piaciute di questo film, che poi sono gli argomenti principali su cui si basa. Mi è piaciuto vedere il mondo del giornalismo con il suo senso dell’etica, che non si fa intimorire dalle eventuali pene né dai legami amicali con i politici.

E qui è inevitabile chiedersi se i giornalisti che hanno fatto diventare il Post uno dei più grandi giornali americani, esistono ancora.

Esistono ancora dei giornalisti seri e professionali che non montano le notizie, che non le falsificano, che non usano titoli scandalistici solo per vendere delle copie in più?

Esistono ancora dei giornalisti che amano il loro lavoro e che lo fanno per i cittadini, che esercitano con oggettività senza farsi influenzare dal governo e dagli schieramenti politici?

The Post ti fa capire quanto forti potrebbero essere i giornalisti, e per osmosi anche i cittadini, se i primi fornissero sempre e solo informazioni vere, fondate, studiate, approfondite, indagate.

Un altro aspetto che mi è piaciuto è stato l’accento sul girl power. Katharine è una donna che all’inizio non è facile inquadrare. Quando è da sola, o con un amico fidato, si vede quanto è preparata, quanto è in gamba; si vede che potrebbe esercitare benissimo il suo potere all’interno della testata giornalistica. Allo stesso tempo però vediamo che quando non viene considerata e addirittura zittita in una riunione di lavoro, si inibisce, non riesce a prendere la parola, insomma, sembra un’inetta, stonando completamente con l’immagine che ci aveva fornito su di sé all’inizio.

E lo spettatore si chiede chi sia davvero questa donna.

The Post mostra sostanzialmente cosa potrebbe succedere di fronte a una profezia che si autoadempie: quando ti fanno credere che sei in un certo modo (in questo caso specifico inadeguata a comandare in una testata giornalistica in quanto donna) cominci a credere che sia effettivamente così e di conseguenza ti comporti in quel modo, affermando quello che le altre persone credono di te.

Fortunatamente Katharine è una donna forte, che non ci sta ad essere inquadrata dagli altri, non ci sta a confermare le loro convinzioni su di lei ed è stato davvero bello e d’ispirazione vedere il suo cambiamento.

The Post nel 2018 ha ricevuto sei candidature ai Golden Globe (miglior film drammatico, miglior regista a Steven Spielberg, migliore attrice in un film drammatico a Meryl Streep, miglior attore in un film drammatico a Tom Hanks, miglior sceneggiatura a Liz Hannas e Josh Singer, miglior colonna sonora originale a John Williams) e due candidature al Premio Oscar (miglior film e miglior attrice a Meryl Streep).

Meryl Streep su tutti, ma anche Tom Hanks, mi sono piaciuti davvero molto in questo film e credo che la loro bravura renda il film più bello di quello che è.

Non fraintendetemi, The Post non è un brutto film, anzi, ma è molto lento. Personalmente ho cominciato ad apprezzarlo quando i documenti sono arrivati nelle mani dei giornalisti del Post: fino ad allora mi stavo quasi annoiando. E se tra gli attori ci fossero state delle persone meno brave di Meryl Streep e Tom Hanks (che non occorre dirlo, ma lo diciamo lo stesso, sono dei grandi attori), lo avrei apprezzato sicuramente meno.

Resta comunque un film che vi consiglio perché quando si avvia, è bello, ti tiene anche incollato allo schermo, mostra argomenti interessanti portando lo spettatore anche alla riflessione e le performance dei due protagonisti vanno sicuramente viste.

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