L’amore che mi resta – Michela Marzano: la storia di una madre che si è vista crollare il mondo addosso in seguito al suicidio della figlia venticinquenne.

L’amore che mi resta

l'amore che mi restaTITOLO: L’amore che mi resta

AUTORE: Michela Marzano

EDITORE: Einaudi

PREZZO: € 12.50 cartaceo; € 8.99 e-book

 

RECENSIONE:

Daria è una madre che ha perso una figlia. Giada, a soli venticinque anni, ha deciso di togliersi la vita.

Da questo dolore insanabile, Daria comincia a vagare nei ricordi: quando non riusciva ad avere bambini; quando ha adottato Giada; quando credeva che l’amore fosse abbastanza, fosse tutto.

Nessuna madre è perfetta. Nessuna madre è capace. Nessuna madre va bene.

L’importante è accogliere. È questo l’amore. Che non ripara niente, ma accetta. Non basta mai, ma soccorre.

Quella di Daria è la storia di una madre che si è vista il mondo crollare addosso. È la storia di una madre che dalla morte della figlia ha cominciato a mettere in discussione il suo essere madre, perché se un figlio si uccide, significa che quel figlio stava male, maledettamente male, e come si fa a non accorgersene?

Non voglio nemmeno pensare ai sensi di colpa che un genitore sviluppa quando avviene un dramma di questo tipo. Immagino che si finirà sempre per incolparsi, immagino che l’unica cosa che invaderà imperterrita i nostri pensieri sarà proprio la colpa per non avere visto, per non avere capito, per aver sottovalutato. E non ci vuole un genio per capire che pensieri di questo tipo sono terribili, e che si aggiungono a un dolore già di per sé insostenibile.

È sempre la stessa litania, ogni giorno, ogni persona: hai figli? Quanti figli hai? Si dovrebbero vietare certe domande. Oscene. Irricevibili. Indipendentemente dai figli che hai o non hai, che hai perso o hai ancora, che hai amato o hai subito. Li hai, ma non li volevi. Non li hai, ma faresti qualunque cosa pur di averli. Li avevi e ne hai perso uno. Allora, quanti ne hai? Uno? Due? Erano due e ora è uno? Sei madre? Non lo sei più? Chi sei? Fai la spesa per uno, cucini per uno, lavi e stiri per uno, pensi a uno. Cioè. No. Pensi sempre a due. Sebbene per una dei due non cucini e non stiri più. Non puoi più preoccuparti per lei. Lei non c’è. Lei si è ammazzata. Anche se c’è sempre. Il sempre dell’assenza.

L’amore che mi resta è un romanzo che ruota attorno all’abbandono. Giada è stata abbandonata da piccola, rigettata dalla madre biologica. A venticinque anni, quando per legge può farlo, Giada fa richiesta al Tribunale per saperne di più sulle sue origini, ma la sua richiesta viene rigettata. E Giada si sente abbandonata due volte. È stata rigettata due volte, questo il termine usato nel libro. E se pensiamo che rigettare è sinonimo di vomitare, capiamo quanto terribile dev’essere stato provare tutto questo.

Che poi, se non siamo mai stati abbandonati, forse non lo possiamo capire davvero, questo dolore.

Puoi arrabbiarti con Dio e pensare che ce l’abbia con te. Ma la vita non fa altro che accadere. Sta a noi accettarla o no.

Nel libro Michela Marzano parla del fatto che le madri che abbandonano hanno la possibilità di rimanere anonime (il libro è stato scritto nel 2017, non so se in questi tre anni sia cambiato qualcosa). Questo ha sicuramente degli aspetti positivi, ma anche degli aspetti negativi.

Visto che la madre ha la possibilità di rimanere anonima, ci sono maggiori probabilità che non ricorra all’aborto; ci sono maggiori probabilità che non abbandoni il figlio appena nato in un cassonetto, portandolo a morte praticamente certa; con l’anonimato è sicuramente salito il numero di madri che danno alla luce il figlio in un luogo sicuro, come l’ospedale.

Il problema è che questi bambini abbandonati non potranno mai sapere chi è la loro madre biologica, non potranno mai diventare a conoscenza delle loro origini e del motivo dell’abbandono perché se la madre decide di rimanere anonima, il Tribunale non può dare nessuna informazione a riguardo.

Pro e contro insomma. È difficile scegliere quale sia l’opzione migliore. Comprendo benissimo la madre che vuole restare anonima, e comprendo i benefici di questa possibilità, ma se mi metto nei panni del bambino-ragazzo abbandonato, be’, comincio ad avere dei dubbi.

A lui non viene data nessuna scelta. Né al momento della nascita, né una volta raggiunta l’età adulta.

L’amore che mi resta di Michela Marzano è indubbiamente un libro che fa soffrire, e che fa anche riflettere su una questione importante, ma devo dire che mi aspettavo qualcosina in più. È stato un libro che mi è piaciuto, ma che non mi ha convinta del tutto. Credo che il problema derivi dallo stile narrativo dell’autrice che fa risultare Daria piuttosto ripetitiva in alcuni punti.

Immagino che questo sia anche almeno in parte voluto: quando si viene travolti da un dolore così grande si tende a porsi sempre le stesse domande, ad avere sempre gli stessi dubbi, a incolparsi sempre sulle stesse cose. A volte però l’ho trovato troppo ridondante e lento.

Nonostante questo L’amore che mi resta è un libro che vi consiglio perché a mio avviso, nonostante i difetti, è un bel libro, che vi darà sicuramente qualcosa in termini emotivi.

[…] helplessness […] è lo stato in cui ti trovi quando sei senza aiuto, non perché nessuno voglia aiutarti, ma perché nessuno, in fondo, è in grado di farlo. Quand’è così, si può solo restare accanto. Esserci e raccogliere il dolore.

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