Ship of Destiny – Robin Hobb: continua e si conclude la saga de I Mercanti di Borgomago, in cui tra i protagonisti ci sono delle navi viventi.

Ship of Destiny

ship of destinyTITOLO: Ship of Destiny

AUTORE: Robin Hobb

EDITORE: Harper Voyager

PREZZO: € 12.40 cartaceo

 

RECENSIONE:

Se vi siete persi la recensione del volume precedente la potete trovare qui.

Anche questa volta, essendo Ship of Destiny (tradotto in italiano con La nave del destino per la casa editrice Fanucci) il terzo e ultimo volume di una trilogia (The Liveship Traders in lingua originale, tradotto in italiano come I mercanti di Borgomago), non vi dirò nulla su quanto succede in questo libro perché sicuramente vi farei degli spoiler.

Finché leggevo Ship of Destiny ho sempre provato delle emozioni contrastanti: da un lato non vedevo l’ora di leggere, di continuare a divorare una pagina dopo l’altra, curiosa di vedere come si sarebbe conclusa questa fantastica storia, dall’altro però non volevo porre fine a questa avventura, perché mi sono affezionata così tanto ai protagonisti di questa serie che abbandonarli e lasciarli andare mi faceva davvero stare male.

“[…] Silencing memories does not make them stop existing. Events cannot be undone by forgetting them.”

In realtà so che alcuni di loro li incontrerò ancora, ma so anche che non sarà la stessa cosa, che saranno cambiati, com’è giusto che sia per carità, però davvero, ho fatto molta fatica a staccarmi da loro.

Ormai lo sapete che amo Robin Hobb e il suo modo di scrivere. Credo sia un’autrice coraggiosa per diversi motivi: si prende il suo tempo, non ha fretta, dà spazio alle descrizioni e soprattutto allo sviluppo dei personaggi, senza mandare tutto all’aria in combattimenti veloci in cui si capisce poco e nulla; non ha paura nel farci cambiare totalmente opinione su uno o più protagonisti, non ha nemmeno paura di uccidere qualcuno di loro, se questa per lei è la giusta fine per il personaggio in questione; non ha paura nel cambiare totalmente il percorso, il destino, la vita di una o più persone, sorprendendoci ogni volta; non ha paura nel concentrare una storia fantasy sullo sviluppo e sulla personalità dei personaggi, piuttosto che sull’azione. Robin Hobb non ha paura, Robin Hobb è coraggiosa, così come le donne dei romanzi da lei creati.

“[…] When you fear to fail, you fear something that has not happened yet. You predict your own failure, and by inaction, lock yourself into it.”

L’autrice parla di legami famigliari (dati da legami di sangue o meno); parla di violenza e di resilienza; parla di morte ed elaborazione del lutto; parla di amore e odio; parla di cambiamenti e di lotta; di religione e di accettazione.

“Perhaps. If Sa had but a male aspect. But recall the old, true worship of Sa. Male and female, bird, beast, and plant, earth, fire, air and water, all are honoured in Sa and Sa manifests in all of them. If the divine is also female, and the female also divine, then she understands that woman is more than mother, more than daughter, more than wife. Those are the facets of a full life, but no single facet defines the jewel.”

In quest’ultimo libro verrà rivelata ogni cosa, tutto verrà spiegato nei minimi dettagli, tutte le domande del lettore troveranno risposta. A questo proposito vorrei spendere due parole su Kennit, su cui ho sempre avuto dei dubbi, almeno all’inizio della storia. Non riuscivo a inquadrarlo davvero, a volte sembrava uno stronzo perfido e senza cuore, mosso solo da doppi fini, a volte mi stupiva, sembrava avere dei sentimenti. Nell’ultimo volume si scopre ogni cosa. Non sono rimasta stupita al 100% sulla sua identità, perché avevo cominciato ad avere dei sospetti, ma di sicuro non immaginavo tutta la sua storia.

Il punto è che pensavo poi di aver capito tutto di lui, e su Paragon, perché non possiamo non includere anche Paragon in tutto ciò, eppure arriva il penultimo capitolo del libro (il penultimo!) che mi ha fatto capire quanto ancora non sapevo su di loro, quanto cose non potevo nemmeno immaginare sul loro conto. Ed è stato pazzesco. L’autrice è riuscita a completare un quadro che pensavo fosse già completo, e invece no, mi sbagliavo. C’era dell’altro, e non lo avevo capito. Wow.

Poi l’ultimo capitolo sicuramente conclude tutta la vicenda, ma ti fa allo stesso tempo capire che non è finita qua, dandoti quel senso di conclusione e di appagamento di cui avevi bisogno, ma anche la realizzazione del fatto che leggerai ancora storie di alcuni di questi personaggi, e dei serpenti marini, e dei draghi.

“One does not need the size of a dragon to have the soul of a dragon.”

Un personaggio poi me ne ha ricordato un altro molto importante, appartenente alla trilogia dei Lungavista, uscita prima di questa serie. Addirittura c’è una frase che forse viene ripetuta uguale nei libri di quella serie, di cui vi ho già parlato, o che comunque se uguale non è, di sicuro è molto simile, e il senso di sicuro non cambia:

I have been called a fool as often as I have been called a prophet.

Un richiamo sicuramente interessante, e devo dire che questo personaggio mi ha ricordato un certo ‘fool’ fin dalla sua prima comparsa. E questo è un ulteriore motivo per cui vi consiglio di leggere i libri della Hobb in ordine di pubblicazione: ci sono diversi riferimenti a personaggi o eventi narrati nei libri precedenti.

Leggete la trilogia de I mercanti di Borgomago: i personaggi e le loro storie vi entreranno nel cuore, e non ne usciranno più.

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A presto lettori,

erigibbi

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