Manchester by the Sea: un film che funziona per sottrazione, dicendo e mostrando poco, ma che riesce comunque a far soffrire terribilmente lo spettatore.

Manchester by the Sea

Manchester by the Sea è un film del 2016 scritto e diretto da Kenneth Lonergan che nel 2017 ha vinto il Golden Globe per il miglior attore in un film drammatico a Casey Affleck e il Premio Oscar per il miglior attore protagonista e miglior sceneggiatura originale.

Lee Chandler (interpretato appunto da Casey Affleck) conduce una vita riservata e solitaria a Boston, dove lavora come tuttofare. Un giorno però riceve una chiamata dall’amico George che lo avvisa che il fratello Joe ha avuto un attacco cardiaco. Lee è quindi costretto a tornare nella città natale: Manchester-by-the-Sea. Nel frattempo però Joe muore, e a Lee non rimane che organizzare il funerale e rimanere accanto al nipote di sedici anni, Patrick (interpretato da Lucas Hedges), del quale scopre di essere stato nominato tutore legale.

Non voglio rivelarvi altro perché Manchester by the Sea è un film che si basa sui silenzi, su cose non dette, probabilmente anche perché la comunicazione non è il punto forte di Lee, quindi continuo su questa strada, dicendovi poco e nulla della trama e lasciandovi scoprire da voi come si evolve la faccenda.

Il non detto riguarda anche la storia del protagonista: cosa gli è successo? Perché tutti lo conoscono in paese? Perché non sono proprio ben disposti su di lui (se non qualche raro amico)?

E tutto questo non sapere ci rende impossibile comprendere e capire il suo comportamento. Perché Lee non vuole ritornare e rimanere a Manchester-by-the-Sea? Perché non vuole avere rapporti con nessuno? Perché non vuole nessun tipo di responsabilità?

Ovviamente si scoprirà, ovviamente lo spettatore riceverà tutte le risposte e quando tutto sarà chiaro, si comprenderà senza difficoltà anche il comportamento di Lee.

Manchester by the Sea è in tutto e pur tutto un dramma, ma la drammaticità di quello che è successo e del dolore che alcune persone ancora stanno provando non viene portato all’esasperazione. Non ci sono scene dove la gente urla per il dolore, dove si piange disperatamente, dove della sofferenza si fa pubblicità. È un film dignitoso. Le persone, il protagonista in particolare, soffre con dignità, da solo, non chiede l’aiuto di nessuno e forse anche per questo ho amato così tanto il film. Nel dolore Lee non compie un cammino spirituale, non diventa un saggio eremita né tantomeno l’uomo più buono del mondo. Nel dolore si isola, vive solo con sé stesso, limitandosi a sopravvivere.

Manchester by the Sea è un film davvero doloroso, nonostante ci siano alcune scene che alleggeriscono la situazione, non si può non provare un peso costante sul petto, così come a un certo punto non si possono fermare le lacrime.

Come dicevo all’inizio, è un film che non dice e che non mostra, ma che allo stesso tempo dice e mostra così tanto da far scoppiare il cuore allo spettatore, anche grazie a un Casey Affleck davvero sublime.

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