Una stanza tutta per sé – Virginia Woolf: un saggio in cui l’autrice espone le sue riflessioni sul mondo femminile e la creatività letteraria.

Una stanza tutta per sé

una stanza tutta per séTITOLO: Una stanza tutta per sé

AUTORE: Virginia Woolf

EDITORE: Feltrinelli

PREZZO: € 9.50 cartaceo; € 1.80 e-book

 

RECENSIONE:

Una stanza tutta per sé è un saggio che Virginia Woolf ha scritto basandosi su due conferenze da lei tenute a Cambridge in due scuole universitarie femminili, nell’ottobre 1928.

L’autrice era stata invitata a parlare sul tema “Le donne e il romanzo” e con questa occasione la Woolf ha esposto le sue riflessioni sul mondo femminile e la creatività letteraria.

Si parte da una domanda: come poteva, una donna, dedicarsi alla letteratura se non possedeva denaro e una stanza tutta per sé?

Le riflessioni della Woolf sono davvero molto interessanti e di sicuro mi hanno fatto riflettere su cose a cui non avevo mai pensato. Per esempio, l’autrice, facendo ricerche per poi tenere le conferenze, ha notato come moltissimi uomini abbiano scritto e scrivano testi sulle donne, e come le donne invece non scrivono opere sugli uomini.

Perché le donne, se dobbiamo giudicare da questo catalogo, sono assai più interessanti per gli uomini di quanto gli uomini possano essere interessanti per le donne?

E verrebbe proprio da chiederselo effettivamente. Siamo così interessanti da dover scrivere libri e libri su di noi? Che poi, se il problema finisse qui sarebbe anche accettabile.

Probabilmente, quando il professore insisteva, piuttosto enfaticamente, sull’inferiorità delle donne, stava pensando non alla loro inferiorità, bensì alla propria superiorità.

Potrebbe anche essere vero, ma cambia qualcosa se anche fosse così? Il risultato finale di questo eventuale pensiero da parte di un uomo è sempre lo stesso: di fatto, siamo considerate inferiori. Non voglio fare di tutta l’erba un fascio. Ci sono uomini che ci considerano loro pari, e si comportano nel modo corretto, ma diciamo che ci dobbiamo ancora lavorare.

Una volta che la femminilità abbia smesso di essere l’occupazione più protetta, chissà che cosa potrà accadere […]

Ma torniamo al fatto che gli uomini scrivono moltissimi testi su di noi, giudicandoci, ovviamente. Se fosse una donna a fare la stessa cosa? Se fosse una di noi a scrivere testi su di loro, giudicandoli? Be’, verremmo (e veniamo) accusate di femminismo.

Perché?

Se dico una cosa poco carina su un uomo, sono per forza di cose da considerare una femminista?

Se prendo con fervore le difese del genere femminile, sono per forza di cose da considerare una femminista?

Essere femministi non significa odiare gli uomini. Se ci sono femministe che la pensano così, be’, scusate donne, ma di femminismo non ci state capendo molto. Essere femministi non è nemmeno da considerare una “cosa da donne”. Dovremmo essere tutti femministi: mi avvalgo della famosa frase di Chimamanda Ngozi Adichie per dire che essere femministi non è una questione di genere, è una questione di universalità. È desiderare, e lavorare per ottenere, la parità dei sessi (e la riassumo così, perché sennò non la finirei più).

La cosa “divertente” è che quando dici la tua opinione, ai danni di un uomo, e viene quindi accusata di essere una femminista, sembra che essere femminista sia la cosa peggiore del mondo. Perché? Cosa comporta per voi se noi siamo femministe? Cosa pensate voglia dire essere femministe? Essere femministe non preclude l’avere una famiglia, sposarsi, avere dei figli. Non significa non desiderare rapporti con il partner. È questo che vi preoccupa?

[…] perché doveva essere la West una sfacciata femminista? Soltanto perché faceva un’affermazione probabilmente vera, benché poco lusinghiera, sull’altro sesso?

Un altro argomento tirato in ballo da Virginia Woolf è inerente la differenza tra la situazione della donna nella letteratura, come viene immaginata, e la situazione della donna nel mondo reale, come vive e viene trattata. E quanto mi sono resa conto della mia stupidità: come ho fatto a non pensarci mai? A non rendermene conto?

[…] se la donna non avesse altra esistenza che quella assegnatele nella letteratura maschile, la si potrebbe supporre una persona di estrema importanza; molto varia; eroica e meschina, splendida e sordida; infinitamente bella ed estremamente odiosa; grande come l’uomo, e certuni dicono assai più grande. Ma questa è la donna della letteratura d’immaginazione. Nella realtà […] veniva rinchiusa, picchiata e maltrattata nella sua stanza. […] Immaginativamente, la sua importanza è estrema: praticamente, la sua insignificanza è totale. Ella pervade la poesia, da una copertina all’altra; invece dalla storia è quasi assente. Ella domina la vita dei re e dei conquistatori nella letteratura d’immaginazione; nella realtà era la schiava di qualunque ragazzo i cui genitori le avessero messo per forza un anello al dito. Dalle sue labbra escono alcune fra le più ispirate parole, alcuni dei più profondi pensieri della letteratura: nella vita reale non sapeva quasi leggere, scriveva molto faticosamente, e si annoverava fra i beni materiali del marito.

Solo su una cosa non mi sono ritrovata d’accordo con Virginia Woolf, ovvero quando dice che la donna ha cominciato a scrivere opere valide nel momento in cui:

La donna incomincia forse a considerare la letteratura come un’arte e non come un metodo di espressione della sua personalità.

Dev’essere per forza così? Perché non considerare la letteratura sia come arte, sia come espressione della propria personalità? Non credo che una cosa escluda l’altra, così come non credo che chi, nella scrittura, esprima la propria personalità non abbia trovato, o non possa trovare, il successo e la realizzazione come scrittrice.

Una stanza tutta per sé di Virginia Woolf ha sicuramente contenuti interessanti, fonti di riflessione su tematiche a cui magari non avevamo mai pensato, ma devo dire che lo stile dell’autrice spesso rende il libro un po’ complicato da seguire. Nonostante questo piccolo difetto, se volete un libro che parli di donne e letteratura, questo saggio farà sicuramente al caso vostro. E non dovete per forza essere donne e/o femministe per leggerlo, e per apprezzarlo.

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