Moonlight: vincitore del premio Oscar 2017, parla di droga, spaccio, bullismo, violenza e omosessualità, ma lo fa in modo nuovo, diverso, corretto.

Moonlight

RECENSIONE:

Moonlight è un film del 2016 scritto e diretto da Barry Jenkins.

Il film ha vinto il premio come miglior film per la National Society of Film Critics (che è la più prestigiosa associazione di critici americani); ha ricevuto sei candidature per il Golden Globe, vincendo come miglior film drammatico; ha ricevuto otto candidature agli Oscar vincendone tre: miglior film, miglior attore non protagonista a Mahershala Ali e miglior sceneggiatura non originale.

Moonlight si suddivide in tre capitoli, che rappresentano le tre parti principali della vita del protagonista Chiron: quand’è ancora un bambino e viene chiamato Little; quand’è un adolescente e viene chiamato col suo nome, Chiron; quand’è adulto e viene chiamato Black.

E su questo si concentra il film, sulla vita di Chiron che è un bambino timido, senza un padre, e la cui madre è dipendente dal crac. Chiron, da bambino, sfuggendo a dei compagni di scuola, si imbatte in Juan (interpretato da Mahershala Ali), che un po’ alla volta diventerà per lui un padre.

Moonlight parla di droga, di spaccio, di bullismo, di violenza e di omosessualità.

Ma la cosa bella è che non ne parla per stereotipi. Juan per esempio è lo spacciatore, ma l’immagine che ci viene data di lui è completamente diversa dall’immagine dello spacciatore che solitamente i film ci offrono, è completamente diversa da quello che siamo abituati a vedere.

Non ci sono stereotipi nemmeno quando si parla di omosessualità. Fin da piccolo Chiron viene preso in giro perché tutti gli dicono che è gay. Be’ io non l’avevo mica capito, perché è un bambino normale, come tutti gli altri. Non è effeminato, non cammina ancheggiando, non ha una voce femminile, non strilla come un’oca. Purtroppo spesso è questa l’immagine che ci danno i film quando si parla di un uomo omosessuale. Una scena molto bella del film e anche toccante è quando il piccolo Chiron chiede a Juan cosa significa essere gay, e come si fa a sapere se si è così. La spiegazione di Juan è dolce, è sincera, è paterna e per quanto mi riguarda, avevo paura che, essendo uno spacciatore (che quindi solitamente coincide con la figura di uomo duro) Juan potesse cadere nello stereotipo. E invece no, ancora una volta il film mi ha sorpreso.

Interessante anche il fatto che in Moonlight si ponga l’accento sulla paternità, cosa che non avviene molto spesso. Di solito viene rappresentata la maternità, il legame che una madre instaura con il figlio o, nel caso non ci sia un legame di sangue, il rapporto che una donna instaura con un bambino. In questo caso invece ci si concentra sul legame che un uomo instaura con un bambino, diventando per quest’ultimo una sorta di padre, una figura maschile paterna a cui fare riferimento.

Un’altra scena molto bella del film, proprio per com’è stata girata, e qui i complimenti vanno alla regia, è quando Juan insegna al piccolo Chiron a nuotare. Ora, io ho paura dell’acqua, quindi non è stato proprio piacevole vedermi circondata da essa, ma al di là di questa mia fobia, è stata una scena emozionante: dà l’impressione di essere lì, in mezzo al mare, di essere cullato dalle onde. Bello bello.

Mi verrebbe da dire che Moonlight è basato più sulle immagini che sulla comunicazione, visto che tutti i personaggi, e in particolare il protagonista Chiron, parlano molto poco. C’è proprio una difficoltà nel comunicare i propri pensieri, e anche le proprie emozioni, i propri sentimenti.

Questa difficoltà potrebbe essere collegata anche ai riferimenti che vengono fatti su Cuba. C’è infatti una piccola parentesi sulle origini di Juan, che è cubano, e alla fine del film un personaggio cucinerà per Chiron un piatto cubano. Di sicuro non sono elementi buttati lì a caso. Una relazione si basa sulla comunicazione e sul saper comunicare, che sia un rapporto tra due persone o tra due Stati. Considerando quello che c’è stato tra Cuba e America, forse potremmo dire che di base ci sono state difficoltà comunicative.

In conclusione direi che Moonlight è davvero un bel film, ma non credo sia per tutti. Il fatto che i dialoghi siano scarni, non aiuta; molti potrebbero annoiarsi. Io l’ho trovato un bel film per le tematiche trattate, tutte collegate tra loro, ma soprattutto per come sono state trattate: in modo nuovo, diverso, corretto.

Sicuramente da vedere.

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