La ragazza con l’orecchino di perla – Tracy Chevalier: romanzo storico che ruota attorno alla creazione di un famoso quadro del pittore Jan Vermeer.

La ragazza con l’orecchino di perla

la ragazza con l'orecchino di perlaTITOLO: La ragazza con l’orecchino di perla

AUTORE: Tracy Chevalier

EDITORE: BEAT (Neri Pozza)

PREZZO: € 9.90 cartaceo; € 7.99 e-book

 

RECENSIONE:

La ragazza con l’orecchino di perla di Tracy Chevalier è un romanzo storico da cui è stato tratto anche l’omonimo film diretto da Peter Webber, candidato a tre premi Oscar: miglior scenografia, miglior fotografia e migliori costumi.

Il libro ruota attorno alla vita del pittore Johannes Vermeer, noto come Jan Vermeer, e in particolare al suo quadro Ragazza col turbante, conosciuto anche come Ragazza con l’orecchino di perla.

La “ragazza” in questione, nel romanzo della Chevalier, è Griet, una sedicenne che abita a Delft nel quartiere protestante nel XVII secolo. Griet si trova costretta ad andare a servizio nella casa di Jan Vermeer e della moglie Catharina, nel quartiere dove risiedono i cattolici, perché il padre non può più lavorare a causa di una ferita agli occhi subita finché lavorava su piastrelle di ceramica.

Oltre alle normali incombenze, Griet si ritroverà a pulire l’atelier del noto pittore e da qui si svilupperà l’intera vicenda che porterà poi alla creazione del famoso quadro.

«Non è il quadro che è cattolico o protestante», spiegò, «ma chi lo guarda, e quello che lui si aspetta di vedere. Un quadro in una chiesa è come una candela in una stanza buia: serve a vedere meglio. È il ponte tra noi e Dio. Ma non è una candela protestante o cattolica. È una candela e basta».

Ovviamente l’opera della Chevalier non è di pura invenzione; quello che non possiamo sapere con certezza è l’esistenza di Griet, la musa ispiratrice del quadro. Ci sono però delle leggende, se così le vogliamo chiamare, che ruotano attorno all’origine di quest’opera d’arte dando un tocco di sentimentalismo. Considerate infatti che Tracy Chevalier non è stata la prima a scrivere un romanzo su Ragazza col turbante. Nel 1986 Marta Morazzoni scrisse La ragazza col turbante, che è stato tradotto in ben nove lingue.

Quando sono andata a scovare informazioni sul pittore, sono stata subito catturata da un altro nome: Carel Fabritius. Sembra infatti che l’apprendistato di Vermeer iniziò nel 1647, forse presso Fabritius. Se mi seguite (o se siete appassionati e grandi conoscitori dell’arte) questo nome non vi è di certo nuovo. Il cardellino (quadro) e Il cardellino (libro di Donna Tartt) vi dice nulla? Trovo pazzesco che da due artisti, che sembrano collegati, siano nati due libri ispirati a due loro quadri. Una bella coincidenza.

È indiscutibile che ne La ragazza con l’orecchino di perla ci sia stato molto studio da parte dell’autrice, che riporta nel libro non solo diversi quadri citati indirettamente appartenenti allo stesso pittore come La lattaia, Il bicchiere di vino oppure Due gentiluomini e una fanciulla con bicchiere di vino e Concerto a tre, ma anche le tecniche usate da Jan Vermeer, come l’uso dei lapislazzuli per ricavare il blu, o l’uso della camera oscura per definire l’esatta fisionomia, i dettagli dei personaggi raffigurati e la posizione degli oggetti.

Ho deciso di leggere La ragazza con l’orecchino di perla in un periodo in cui avevo bisogno di qualcosa di leggero, e l’unico libro che avevo in casa che poteva essere adatto per la situazione era proprio questo.

E ci ho visto giusto. Non è che sia un romanzo divertente eh, però è scorrevole, è delicato, è raffinato. Forse può essere definito lento. Forse per alcuni in questo libro non succede nulla. Ma a mio avviso succedeno molte cose. Al di là dei personaggi, del loro sviluppo, la loro crescita anche in termini di maturità, c’è storia e c’è arte. C’è un processo creativo descritto nei minimi particolari e questi dettagli, queste descrizioni, mi hanno trasmesso calma, tranquillità, quasi pace interiore.

Siamo così abituati ad una vita frenetica che quando leggiamo un libro che si prende il suo tempo per portare il lettore dal punto A, l’inizio, al punto B, la fine, ci sembra noioso, ci sembra lento, ci sembra che non dica nulla. Non è così. Almeno questo è il mio punto di vista e queste sono le sensazioni che ho provato leggendo La ragazza con l’orecchino di perla di Tracy Chevalier.

È vero, il libro è osannato un po’ da tutti, molti hanno gridato (e gridano) al capolavoro. Per me non è così, ma è stato sicuramente un libro che ho letto molto volentieri, che è riuscito a trasmettermi le sensazioni e le emozioni di cui avevo bisogno in quel dato momento, che è riuscito ad affascinarmi, a farmi amare il processo creativo di un artista e volare con la fantasia.

Chissà che storia nascondono i quadri che ci circondano.

Chissà.

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