I due papi: racconta il rapporto tra i due ecclesiastici, approfondito poco prima delle dimissioni di Benedetto XVI e la conseguente elezione di Francesco.

I due papi

RECENSIONE:

I due papi (The Two Popes) è un film Netflix del 2019, diretto da Fernando Meirelles e sceneggiato da Anthony McCarten (lo stesso sceneggiatore de La teoria del tutto, L’ora più buia e Bohemian Rhapsody), basato sull’opera teatrale dello stesso McCarten del 2017 intitolata The Pope.

I due papi racconta del rapporto tra i due ecclesiastici, approfondito poco prima delle dimissioni di Papa Benedetto XVI (interpretato da Anthony Hopkins) e la conseguente elezione di Papa Francesco (interpretato da Jonathan Pryce) nel 2013.

Ratzinger e Bergoglio fin da subito si confrontano (e perché no, si scontrano) su due modi diversi di vedere le cose, in particolare la Chiesa; da un lato troviamo la rigidità di Benedetto XVI, dall’altro l’innovazione di Francesco. Tradizione da un lato, modernità dall’altro, una dicotomia che sembra insanabile.

Se consideriamo però il gesto finale di Ratzinger, le sue dimissioni, un gesto decisamente rivoluzionario, siamo davvero così sicuri che tradizione e modernità non possano coesistere?

Quanto coraggio ci vuole (e quanto è rivoluzionario il coraggio?) per prendere atto che non ce la si può fare a contrastare gli scandali legati agli abusi sui minori all’interno degli ambienti ecclesiastici? Quanto coraggio ci vuole per capire che non si è la persona giusta, che non si ha la forza per vincere su questo? Quanto coraggio ci vuole nel fare un passo indietro?

Lo ammetto, non ho mai apprezzato particolarmente Benedetto XVI, spinta dall’affetto che provavo per Giovanni Paolo II. Dopo la sua morte nessun papa, per me, poteva esserne all’altezza. Partivo prevenuta.

Quando Benedetto XVI ha dato le dimissioni ero sconvolta. Ma non si può fare, dicevo. Deve rimanere fino alla sua morte, dicevo. E invece no. Era già successo. C’era un precedente.

Quando Benedetto XVI ha dato le dimissioni pensavo che si stesse comportando da debole. C’era un grosso problema, non voleva prendersi le sue responsabilità e lasciava una gatta da pelare al suo successore. Un uomo che si comporta così non ha la mia stima.

Quanto mi vergogno se penso a tutto ciò. Come si può giudicare qualcuno che sta vivendo qualcosa di così grosso senza esserci passati? Senza sapere cosa significa realmente. Ho sempre cercato di non giudicare, di non lasciarmi ingannare dalle prime impressioni, eppure sono stata la prima a farlo.

Non credo che Benedetto XVI si sia comportato benissimo, proprio no, ma dopo aver visto I due papi ho capito che non era facile, e che non era facile nemmeno fare quello che ha fatto. Ho capito che un uomo che lascia, può essere un uomo molto coraggioso.

I due papi mi ha fatto cambiare idea sulle mie prime impressioni, e questo è un bene. Se all’inizio del film solo Bergoglio sembrava umano (canta gli Abba, conosce i Beatles, è appassionato di calcio e super tifoso del San Lorenzo), alla fine capiamo che anche Ratzinger lo è. Ed essere umani significa non essere perfetti. Nessuno dei due lo è.

Ritornando al film, un aspetto che mi ha colpito è stata la lingua, o meglio, le lingue. Da un lato ti fa capire quanto devono sapere i vescovi (e l’eventuale papa), quanta conoscenza ci dev’essere visto che nel film si è parlato inglese, italiano, latino, tedesco e spagnolo; dall’altro quanto sono stati bravi i due attori, entrambi gallesi tra l’altro, che si sono destreggiati a meraviglia tra una lingua e l’altra.

Personalmente I due papi mi è piaciuto davvero molto; il film di per sé non approfondisce gli scandali della Chiesa, ma la personalità di due uomini che ne hanno fatto, e ne stanno facendo, la storia. E sicuramente la bravura di Anthony Hopkins e Jonathan Pryce rende un film già bello, ancora più bello.

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